Prologo Tarentilla di Nevio

Gneo Nevio, commediografo e tragediografo latino, è l'autore della “Tarentilla”, commedia dal fine comico caratterizzata dall'italicum acetum e lo spirito polemico contro i nobili. Nevio, considerato uno dei massimi esponenti del periodo arcaico, nasce intorno al 275 a.C. in Campania. Dal carattere superbo e forte, Nevio partecipa alla prima Guerra Punica (264-241 a.C.) e dotato di un forte atteggiamento di cittadino impegnato usa le sue opere per occuparsi della realtà storico-politica della Roma arcaica. L'autore vive in un periodo di fioritura culturale dovuto dall'arrivo a Roma della cultura greca, dalla presenza nell'Urbe di intellettuali greci e dall'esaltazione dei mos maiorum che proponevano rigore ed austerità della vita. Muore ad Utica, in Nord Africa, nel 200 a.C.
La “Tarantilla”, che narra la storia di due giovani che essendosi recati a Taranto sperperano il patrimonio dei loro padri organizzando banchetti e frequentando una ragazza di facili costumi, si apre con un prologo a carattere polemico.
Analisi del testo

Il prologo della “Tarentilla”, tratto da un frammento dell'opera di Nevio, può essere raggruppato in un'unica sequenza. Tale sequenza, dal titolo “I mores greci prevedono maggiori libertà”, è recitata da uno schiavo che parla a nome dell'autore. Nevio vuole sottolineare come uno schiavo potesse in Grecia criticare una tragedia o una commedia, mentre a Roma non era ammesso che lo facesse un uomo libero. Perciò l'autore sostiene che uno schiavo in Grecia godeva di una libertà maggiore di quella di un cittadino libero romano.
Quindi il fine dell'autore, racchiuso nello stile polemico del frammento, è quello di dimostrare la differenza che corre tra i mores romani e i mores greci riguardo la critica di un'opera teatrale.
Il prologo della “Tarentilla” di Nevio è composto da tre versi nei quali è usato il senario giambico. L'autore si avvale anche di una figura retorica di costruzione quale il chiasmo, usato nei primi due versi con il fine di comunicare un forte effetto descrittivo e di sottolineare simmetrie di significato.
Particolare è la proposizione esclamativa usata da Nevio al termine del prologo; infatti l'autore vuole sottolineare la mancanza di libertà nel poter criticare le opere latine.


Interpretazione e approfondimenti

La commedia a cui appartiene il frammento è una “fabula togata”. Si tratta di un genere, inventato dallo stesso Nevio, ispirato dalla vita e dall'ambiente latino, caratterizzato da una comicità grossolana e con la finalità di dimostrare la distanza tra i costumi italici e quelli greci. La fabula togata (da toga, ovvero l'abito romano per eccellenza) si contrappone alla fabula palliata (dal pallium, il tipico mantello greco indossato dagli attori).
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