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Contesto storico (Origini, periodo preletterario)


Anche se abbiamo ritrovamenti del 2000 a.C., non sapendo se questi fossero villaggi stabili, la nascita di
Roma si colloca tra storicità e leggenda. Nella metà dell'VIII secolo a.C. su alcuni colli c'erano le popolazioni
latine. Tra questi villaggi c'era una grande via di comunicazione, di scambi e di traffici. Pertanto inizialmente
i villaggi erano separati da terre paludose e gli uomini erano agricoltori e pastori. La leggenda ricorre,
invece, ai discendenti di Enea (Romolo e Remo) che fondarono Roma.
La città inizia ad espandersi durante gli ultimi anni monarchici. I cittadini romani diventano anche mercanti
e artigiani, ma il settore schiavistico era ben poco sviluppato. Fino al III secolo a.C., negli anni della
repubblica, Roma è caratterizzata dalla grande lotta della plebe che ribadiva i propri diritti contro i patrizi.
Dall’esterno arrivano le minacce dal nord da parte degli Etruschi, Volsci, Equi, Galli e nel sud Roma ha
contatti con la Magna Grecia.
La repubblica si configura in un’oligarchia che garantisce i diritti alle classi deboli e la partecipazione alle
assemblee considerando appunto l’espressione SPQR ‘’Senatus PopulusQue Romanus’’ cioè un dualismo tra
i poteri: il senatus e il populus. Questo dualismo è piuttosto squilibrato in quanto Roma diviene una vera e
propria democrazia militare poiché il potere decisionale apparteneva sempre ai comizi centuriati. Poiché i
ricchi costituivano ben 98 centurie, superavano, nelle votazioni, le 95 restanti classi.
Il latino preletterario: oralita’
Prima dell’alfabeto, la cultura latina era sicuramente orale. I carmen erano cantati con accompagnamento
musicale e descrivevano emozioni e sentimenti scritti in versi antichi (saturnio). Erano espressione
collettiva e abbiamo notizie di carmina:
- Religiosi: senza dubbio erano espressione aristocratica e tramandati nelle confraternite religiose e
nelle tradizioni famigliari. Il ruolo del carmen era anche quello profetico e augurale.
- conviviali: erano ‘narrazioni di gesta’ relative agli eroi e alle loro imprese con ampia
improvvisazione. Secondo una testimonianza, questi erano affidati ai pueri, paragonabili agli aedi
omerici, con accompagnamento della tibia (flauto etrusco). Altra affinità al mondo greco solo le
corrispondenti muse: le Camene.
- Popolari-trionfali: si tratta di carmina brevi, cantilene, proverbi, detti nati nel popolo e che
avevano quasi un ruolo magico-popolare. Celebravano anche i trionfi e le vittorie dei comandanti
nell’ambito carnevalesco.

Il latino preletterario: scrittura


Tanti sono i ritrovamenti preletterari scritti in greco (VIII sec a.C.), ma il primo documento che attesta
l’esistenza della lingua latina e dell’alfabeto è il Lapis Niger datato VI sec a.C. Il latino è considerata una
lingua indoeuropea, una lingua con tratti fonetici e morfologici del greco e dell’osco, ma che allo stesso
tempo importò importanti termini dal mondo etrusco. La nascita della scrittura la si fa risalire alla prima
testimonianza scritta ritrovata nel mondo religioso: i Libri Sibillini consultati solo dai sacerdoti. Questi libri
furono bruciati e poi riscritti. Nel V secolo furono messe per iscritto le XII Tavole, le leggi di Roma prima di
cultura orale che prevedevano la trasmissione delle abitudini, l’autorità del pater familias, il ruolo della
donna. Ci è arrivato un testo frammentario richiamato in tante opere fra cui quelle di Cicerone. Furono
distrutte e ricostruire senza rifacimenti. In esse c’è l’uso costante dell’imperativo futuro proprio per
indicare il modo in cui le azioni scritte dovevano continuare nel tempo.
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