Ennio, Quinto - Biografia e opere


“Q. Ennius tria cordia habere sese dicebat.”
Quinto Ennio diceva di avere tre cuori.”

“Semigraecus” => natura trilingue
- Latina: lingua usata dai letterati;
- Greca: lingua della sua formazione culturale;
- Osca: lingua diffusa nella sua terra d’origine.

Nacque a Rudiae nel 239 a.C. e morì nel 169 a.C.
Ennio nutriva una profonda attenzione verso il mondo greco ed è per questo che egli fu un esponente dell’orientamento fillellenico e un precursore del progetto scipionico di fondere valori tradizionali e cultura greca. Ennio, infatti, entrò in contatto con gli Scipioni, il cui obiettivo era avvicinare la cultura latina a quella greca.
Ennio, dapprima, era un soldato, poi, intrapreso il cammino da letterato, divenne maestro di grammatica e autore teatrale, facendosi apprezzare da alcune famiglie nobili della città. Nel 184 a.C. gli venne data la cittadinanza romana e la gratitudine che egli provò per questo evento è resa nota nella sua frase:

“Nos sumus Romani, qui fuimus ante Rudini.”
“Noi che un tempo fummo cittadini di Rudiae, siamo ora cittadini di Roma.”

Ennio scrisse numerose opere, qui di seguito la lista:

Le Saturae:
Suddivise in quattro o sei libri, sono delle opere miste di scrittura in prosa e in poesia varie nella metrica e nei temi.
Le opere didascaliche
Opere con le quali Ennio intendeva insegnare qualcosa al popolo, alcune delle quali sono di carattere filosofico
“Euhèmerus” (traduzione di un’opera nella quale erano contenute le teorie razionalistiche di Evemero da Messina, secondo cui gli0 dèi erano degli eroi divinizzati);
“Epicharmus” (prende il nome da un poeta comico siciliano cultore del Pitagorismo e tratta la natura del mondo, composto dai quattro elementi empedoclei);
“Hedyphagètica” (opera di argomento gastronomico);
“Protrèpticus” (raccolta di saggi consigli e massime morali);
“Sota” (opere di carattere parodico e osceno scritte in versi sotadei - Sotade di Maronea fu il loro inventore).

Gli Epigrammi:
Opere che mirano al ricordo di una persona o di un gesto, i suoi sono i primi della letteratura latina: due di autocelebrazione e due in onore di Scipione Africano, tra cui l’elogium Scipio.

L’attività teatrale:
In Ennio è presente l’interesse per l’approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto quelli femminili, che si lega alla sua voglia di indgare razionalmente e filosoficamente sull’esistenza umana.

Fu l’ultimo autore sia di tragedie sia di commedie:

Le tragedie:
Coturnate (= tragedie d’argomento greco)
Pervengono i titoli di circa venti opere. Suo modello fu Euripide (introspezione psicologica, situazioni passionarie, personaggi femminili). Ciò che notiamo subito dalle tragedie di Ennio è la propensione al tragico e al patetico e la preferenza al ciclo troiano, legata al gusto del pubblico romano che amava la rappresentazione delle proprie origini.
Preteste (= tragedie d’argomento romano) “Sabinae”, “Ambracia”
Ennio cercò di produrre delle traduzioni artistiche, interpretando aristocraticamente i fatti storici in opposizione a Nevio che ne diede, invece, un’interpretazione democratica. Stilisticamente troviamo allitterazioni, antitesi, parallelismi, polisindeti e asindeti, paronomasie e isosillabismi.

Le commedie:
“Caupuncula” (l’ostessa), “Pancratiastes” (l’atleta del pancrazio)
Pervengono pochi versi di due commedie di Ennio, i cui titoli sembrano, però essere incerti. In esse è particolare l’attenzione che si dà all’uomo, anche in relazione con il destino a ciascuno assegnato e la presenza dei principi dell’humanitas che stavano ormai penetrando nella società romana.

Gli Annales:
È il titolo del poema più importante di Ennio, nonché il poema epico romano più famoso sino all’età di Augusto; esso è di argomento celebrativo, perché per Ennio la poesia è la celebrazione delle gesta degli eroi. In esso è narrata in 18 la storia di Roma dalle origini secondo lo stile delgi Annales Maximi dei pontefici, cioè secondo uno schema annuale. In esso abbiamo la fusione di caratteristiche poetiche romane e caratteristiche poetiche greche:

Struttura greca: divisione in libri, esametro come metro (che è il verso più importante della letteratura latina), classica invocazione alle Muse;
Struttura romana: celebrazione della società a cui era fiero di appartenere, uso di espedienti stilistici romani.

Libri I-III: leggenda di Enea – periodo dei sette re;
Libri IV-VI: conquista dell’Italia – guerra contro Pirro;
Libri VII-XII: guerre puniche (la seconda era messa maggiormente in risalto);
Libri XIII-XVIII: guerra contro il re Antioco – argomenti contemporanei all’autore.

In esso notiamo la presenza di due proemi, uno all’inizio del componimento e uno all’inizio del VII libro:
• Primo proemio: il sogno immaginario di Omero, la reincarnazione in lui, essere per Roma ciò che Omero era stato per i Greci, il risalto al valor dell’individuo (appropriazione culturale) fusione di culture diverse (greca quella di Omero e latina quella di Ennio);
• Secondo proemio: si dichiara “dicti studiosus” (traduzione del greco philòlogos), cioè il poeta enciclopedico, quell’artista che unisce le doti di poeta, filosofo, scienziato, studioso della realtà umana e naturalistica, aperto agli interessi più vari; Ennio riconosce di essere diverso dagli altri autori latini e intende evidenziare tale distanza interpretandola come segno di superiorità.

I proemi costituivano un momento molto importante dell’opera perché era in essi che l’autore poteva interloquire con i lettori e affrontare problemi filologi o di altra natura.
Con gli Annales abbiamo un nuovo epos perché Ennio coniugò la dimensione celebrativa romana con la sensibilità greca, e, inoltre, dando maggiore risalto alle gesta del singolo individuo, permette l’attuazione della riforma dell’humanitas, che prevede la parità tra il negotium (civile politico e militare) e l’otium (letterario e filosofico).

Ennio, come Nevio, cerca di fissare nel testo epico non solo imprese, ma anche valori, esempi di comportamento, modelli culturali. Ennio vuole celebrare il trionfo dell’ideologia aristocratica: la sua opera celebrava la storia di Roma come somma di imprese eroiche dettate dalla virtus di individui eccellenti, cioè i grandi nobili e magistrati che hanno guidato disciplinati eserciti alla vittoria.
I letterati dell’età di Augusto lo chiamarono pater come se solo con lui iniziasse la letteratura latina, e moderno per l’opera di rottura nei riguardi della tradizione romana.
Stilisticamente e linguisticamente citiamo l’adozione dell’esametro come metro; l’adattazione della lingua latina agli esametri e viceversa (motivo per cui crea numerosi neologismi facendo riferimento al repertorio greco); l’uso di arcaismi morfologici, lessicali e stilistici; il ricorso ad allitterazioni e metafore che corrispondessero alla sfera della narrazione; il variare del tono parallelo al variare delle situazioni che venivano raccontate.

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