Catullo: Odio e amo


Gaio Valerio Catullo (85 a.C. – 54 a.C.) nato a Verona e morto a Roma, è considerato il più grande poeta lirico della letteratura latina. Il suo Liber (116 carmi di lunghezza diversa e di argomento vario) propone una poesia molto personale e con forti elementi autobiografici.

Fra i numerosi temi presenti nel libro, nel quale si trovano anche poesie scherzose e vivacemente polemiche e versi legati al mondo degli affetti familiari e dell’amicizia, prevale il tema dell’amore. Esso è presentato attraverso una vera e propria storia: il poeta canta una donna bella, libera e intelligente che nasconde sotto lo pseudonimo di Lesbia.

La storia d’amore passa attraverso le fasi di un innamoramento appassionato e quasi ingenuo, della passione, della delusione per l’infedeltà della donna amata, fino ad arrivare a un’amara preghiera agli dèi perché liberino il poeta da un amore sentito ormai come distruttivo.

Odio e amo

La brevissima poesia di Catullo che ho letto esprime in versi estremamente concentrati quello che spesso avviene in un rapporto d’amore difficile, e che è tanto complicato da dire anche usando moltissime parole: a volte si ama e si odia nello stesso tempo, e questo sentimento conflittuale fa soffrire.

L’immagine chiave è una metafora, la figura retorica centrale della poesia. Vengono sovrapposti due concetti: sofferenza psichica dell’innamorato e sofferenza fisica di un torturato. Per comprendere e gustare la metafora – “excrucior” significa letteralmente “sono in croce”- è necessario sapere che, nella cultura latina, la crocifissione era il tipo di supplizio a cui erano sottoposti gli schiavi condannati a morte.

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