Suzy90 di Suzy90
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Amleto. Essere o non essere


Essere o non essere, questo è il dilemma, se sia più nobile soffrire nella mente le frecce e i dardi di un’avversa fortuna, o armarsi contro questo mare di problemi e quindi opponendosi a essi porre loro fine.
Morire – dormire non più; e con il sonno noi mettiamo fine al dolore e a tutti i mali umani che sono impliciti nella vita umana (letteralmente: “che la nostra carne ne è erede”): è una fine da desiderarsi ardentemente. Morire, dormire, dormire magari anche sognare: ecco qui l’ostacolo: poiché nel sonno della morte quali sogni possono arrivare, quando ci siamo liberati da queste nostre spoglie mortali, questo deve darci pace – questa è la considerazione che fa durare così a lungo la sofferenza. Perché chi sopporterebbe le frustrate del tempo, i torti dell’oppressore, l’offesa dell’uomo orgoglioso, il dolore di un amore non corrisposto, gli indugi della legge, l’insolenza di chi ha una carica e il disprezzo verso il merito, paziente, che non viene riconosciuto, quando lui stesso potrebbe chiedere un riconoscimento con una semplice arma.

Chi sopporterebbe il peso della vita, di faticare e sudare sotto una pesante vita, se non fosse per la paura di quello dopo la morte, del luogo inesplorato, dal quale nessun viaggiatore è mai tornato, se (la paura) non ci confondesse, e ci facesse piuttosto sopportare i mali che abbiamo e volare verso altri ignoti?
Ed è così che la coscienza (o anche “razionalità”) ci rende tutti codardi, e così quella che era un’azione risolutrice viene risucchiata (o “resa malata”) dal più pallido dei ragionamenti, e imprese elevate facendo queste considerazioni deviano il loro corso e perdono il nome di azione.

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