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Mimnermo - "Siamo come le foglie"

Paragonando la natura dell’uomo alle foglie, che crescono forti ma rapidamente cadono, il poeta avvia una dolorosa riflessione sulla condizione umana. La giovinezza, età felice e inconsapevole, dura un attimo: un duplice destino di vecchiaia e di morte attende l’uomo. Appena varcata la soglia della vecchiaia, è meglio per l’uomo morire piuttosto che vivere: la vecchiaia è solo foriera di mali. In un famoso passo dell’Iliade, il troiano Glauco e il greco Diomede rinunciano al combattimento, non appena scoprono di essere legati da vincoli di ospitalità. Nel dialogo fra i due compare la similitudine che costituisce l’intertesto di Mimnermo. La visione omerica è ben diversa da quella di Mimnermo. Il debito nei confronti dell’epos si intravede anche nel seguito del componimento; la menzione delle Chere, detentrici di un duplice destino di vecchiaia e di morte, richiama il passo dell’Iliade in cui Achille parla delle due sorti che lo conducono alla morte. Anche in questo caso l’ottimismo omerico è ribaltato: la gloria e la lunga vita si mutano in morte ed ancor peggio in vecchiaia. Dunque, le reminiscenze omeriche costituiscono solo lo spunto per affrontare i temi che più stanno a cuore al poeta di Colofone: la fugacità della giovinezza, durante la quale l’uomo vive in una dimensione di gioia e di incoscienza, e l’incombere della vecchiaia, che costringe l’uomo ad una vita desolata e squallida.

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