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Medea (Seconda rèsis)

Rappresenta la prima volta che Giasone e Medea si scontrano direttamente senza interruzioni per più di 200 versi, attraverso due rosei, che riprendono il sistema dello scontro giudiziario.
Così come Giasone - che nell’intervento immediatamente precedente si rivolge a Medea “ex abrupto”, senza alcun saluto - anche Medea cerca il modo più violento di rivolgersi a Giasone. L’argomento su cui fa più leva è quello del giuramento, che in questo passo rappresenta un tema-chiave insieme a quello del tradimento.
- Il tema del tradimento
Il tradimento di Giasone nei confronti di Medea viene presentato in maniera speculare a quello perpetrato da Medea nei confronti della sua famiglia, nel momento in cui ha abbandonato la sua casa per seguire il suo amore - giungendo addirittura ad uccidere il fratello Absirto. Il tradimento di Giasone viene visto quindi come una sorta di punizione divina nei confronti di Medea, la quale però non si abbandona ad un sentimento di rassegnazione, ma già medita un piano di vendetta - come si è potuto vedere nel dialogo tenuto nel primo episodio con il coro (formato dalle donne di Corinto). Inoltre il tema del tradimento poteva suscitare un certo fascino sul pubblico nonostante Medea fosse donna, maga e barbara. Il tema del tradimento e dei giuramenti viene enfatizzato ancora di più nella parte finale della resis, quando Medea si rivolge direttamente a Zeus, il quale (oltre ad essere il padre degli dei) era anche il protettore dei giuramenti. Per quanto riguarda il rispetto dei giuramenti, Medea segue un’ideologia, un rispetto di sé e dei giuramenti, che può essere accostato a quello tipico degli eroi omerici della cultura della vergogna, per i quali un torto deve sempre essere punito: l’arma attraverso cui Medea agisce è la σoφία (“più appassionata che saggia”).
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