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Commedia Attica

Aristotele ci parla dell’origine della commedia nella Poetica, dicendo che questo termine presenta due etimologie principali:
Odè + komos = canto + banchetto, si rifà alla conclusione della commedia, che appunto termina con un banchetto gioioso che richiama a sua volta la gioia dionisiaca.
Odè + kome = canto + villaggio, quindi “canto del villaggio”; Aristotele dice che i Dori attribuivano a sé il merito di averla creata, perché gli ateniesi non usavano il termine kome per definire il villaggio, ma il termine demos. Secondo questa etimologia, dunque, la commedia prende il nome dal passare degli attori di villaggio in villaggio, visto che non erano tenuti in gran conto nelle città.

Per quanto riguarda la struttura, all’inizio c’erano solo due parti, la parabasi e il komos; poi si passò ad uno schema che ricalca la tragedia, ovvero l’alternanza tra parti recitate e cantate con l’aggiunta di forme mimiche più antiche di quelle della tragedia.

Struttura della commedia

Prologo - è il primo atto articolato in più scene, recitato, contiene l’esposizione dello status della situazione da cui prende le mosse la vicenda.
Parodo - canto d’entrata del coro; è diverso da quella della tragedia dal punto di vista contenutistico e registico perché legata al prologo e presenta una grande varietà di forme e versi recitativi.
Agone - è a volte preceduto da un proagone; è costituito da un contrasto tra uno o più personaggi e il coro. Spesso all’interno compariva un personaggio chiamata bomolochos, un buffone che faceva il verso alle parole dei personaggi distorcendole. L’agone aveva uno schema definito epirrematico, ovvero c’era l’alternanza di parti cantate e recitate ed era fisso: all’inizio c’era il canto del coro (odè), poi l’esortazione del corifeo al personaggio A (katakeleusmòs), poi il discorso del personaggio A con repliche del personaggio B e del corifeo (epirrema), poi la fine del discorso (pnigòs), poi il secondo canto del coro (antodè), poi l’esortazione del corifeo al personaggio B (antikatakeleusmòs), poi il discorso di B ad A ed al corifeo (antepirrema), poi la conclusione concitata del discorso (antipnigòs), infine la proclamazione del vincitore dell’agone tra A e B da parte del coro (sfragìs).

Parabasi - deriva dal termina parabaino, quindi indica il movimento del coro verso gli spettatori. Aveva uno schema epirrematico e si trattava di una sorta di sfilata dei coreuti e degli attori che si toglievano le maschere ecc. C’è quindi la sospensione della funzione drammatica per cui gli attori lasciano la scena e il coro e il corifeo discutono con il pubblico di problemi attuali. Il kommation è la parte introduttiva, poi c’era la parabasis, il pnigos, l’odè, l’epirrema cioè il discorso del corifeo agli spettatori, l’antodè e infine l’antepirrema cioè il secondo discorso del corifeo agli spettatori. Non tutte le commedie avevano una parabasi completa.
Episodi - erano brevi; il protagonista affronta i suoi antagonisti.
Chorikà - parti corali (stasimi) presenti tra un episodio e l’altro.
Esodo e Komos - festosa processione in cui il coro celebra il successo del protagonista.

Attori

Per quanto riguarda gli attori, Cratino ne adoperava tre, mentre in Aristofane a volte se ne possono trovare di più. Indossavano una maschera, che era la caricatura del personaggio; anche gli abiti erano caricaturali.
I coreuti erano in 24 più il corifeo, la danza tipica era chiamata kordax.
Le parti recitate sono in attico e si trovano forme auliche usate con finalità parodistica. Le parti corali sono in dialetto dorico non frequente. Il metro è il trimetro giambico.
Le prime notizie degli agoni si hanno dal 486 a.C, durante le Grandi Dionisie e si svolgevano negli ultimi due giorni; ogni giorno si rappresentavano cinque commedie. Dal 42 a.C. le Lenee diventano le feste degli agoni comici, presiedute dall’arconte basileus.

Periodi

La commedia si divide in:
Archaia (V secolo – 388 a.C) con Eupoli, Cratino ed Aristofane.
Mese (380 – 330 a.C.) con Antifone, Alessi e Anassandrida.
Nea (300 – III secolo a.C.) con Filemone, Difilo e Menandro.

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