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Archiloco di Paro

Archiloco di Paro è considerato il padre del giambo e dell’elegia arcaica in quanto è la più antica testimonianza di questa nuova poetica sia ispirata all’epica omerica sia rinnovata anche con espressioni tratte dal linguaggio comune. Per datarlo dobbiamo far riferimento ad un suo scritto che parla di un’eclissi solare databile al 648 a.C.. Pertanto il poeta è vissuto nel pieno VII sec. a.C..

Nato nell’isola di Paro seguì il padre nella spedizione a Taso, isola povera e inospitale a sud della Tracia. Per difendere questa nuova colonia, l’autore intraprese la carriera di soldato. Una tradizione ci parla di una storia d’amore con una ragazza prima consentita, poi vietata dal padre che, accusato con versi spietati, si suicidò. Si pensa che il poeta morì nell’isola di Nasso.

La sua personalità, attraverso i vari frammenti, risulta individualista e litigiosa, tanto che si dice sia figlio della schiava Enipò che richiama il sostantivo enipè = ingiuria. Di egli ci sono pervenuti componimenti in distici elegiaci e si pensa sia stato l’inventore della ‘paracataloghè’ cioè la recitazione di un verso con accompagnamento musicale. L’autore si definisce ‘servo del signore Enialio’ facendo emergere la propria personalità individuale (ειμι δ'εγω) usata come espediente poetico (T1). Scende in campo con la propria mentalità, separandosi dalla realtà che lo circondava; introduce affermazioni contro l’etica del tempo, contro il valore del comandante, contro l’onore in battaglia. Tutto sembra perso, ma in realtà, con egli, abbiamo un cambiamento: introduce elementi veri e reali contro gli stereotipi della poesia epica (T4-Elemento che sarà ripreso da Orazio).

I temi trattati sono anche disagi e sofferenze del cuore e considerazioni sull’esistenza umana, proprio perché è una convinzione della mentalità arcaica ritenere gli organi umani come sede di affetto e volontà. Invita infatti il cuore ad accettare la vera e propria esistenza. Una componente importante è anche la manifestazione del desiderio erotico e la descrizione dell’atto amoroso nell’epodo di Colonia dove rinfaccia all’amata il tradimento e descrive sé mentre sta seducendo una fanciulla. (non sappiamo se la relazione con la fanciulla sia reale)

Un’importanza notevole è data al papiro di Ossirinco nel quale c’è, per la prima volta, un’elegia narrativa di contenuto mitico, rappresentando un vero e proprio esempio di come grazie alle divinità, in una situazione bellica, ogni resistenza sarebbe vana. Un aspetto notevole per questo autore è quello che ho trovato in un testo: la parola ἐν δορὶ (sul legno) ripetuta (anafora) e soggetta ad una probabile metonimia (sostituzione della materia per l’oggetto = nave).

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