Quando Voltaire scrive Candide ou l’optimisme, è probabilmente impressionato dal terremoto che ha distrutto Lisbona. Nonostante accadano controversie, nonostante la presenza del male, Candido deve riuscire a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo.
L’estratto chiude l’opera di Voltaire ed è intitolato “Il faut cultiver notre jardin”. Troviamo dunque i protagonisti della vicenda, e questi sono Candido, Pangloss e Martin, che decidono di chiedere al derviscio, uno dei migliori filosofi della Turchia, per quale ragione l’uomo, animale così stravagante, sia stato formato. Ma il derviscio, con disinteresse e freddezza, suggerisce di tacere, poiché non importa ragionare, come vorrebbe invece fare Pangloss del migliore dei mondi possibili, dell’origine del male, della natura dell’anima e dell’armonia perfetta.
I protagonisti, in seguito, incontrano un buon vecchio, che si stava rilassando immerso nella pace naturale. Questo si dimostra allo stesso modo disinteressato e disinformato su ciò che si fa a Costantinopoli. Ma, con cortesia, invita gli estranei a entrare in casa. Qui, il buon vecchio espone la sua concezione del lavoro come necessaria per allontanare i tre mali: la noia, il vizio e il bisogno.

Al ritorno, Candido comincia a riflettervi e chiede un parere agli altri. Pangloss afferma che le grandezze sono molto pericolose, d’accordo con le affermazioni di tutti i filosofi. Lo stesso Pangloss ha una concezione dell’uomo come individuo nato per il lavoro e non per il riposo. Allo stesso modo, Martino, afferma che l’unico modo per rendere la vita sopportabile è quello di lavorare senza ragionare.
Candido, a questo punto della narrazione, ripete la frase del buon vecchio: “il faut cultiver notre jardin”, ma con un senso diverso, non più solo letterale e quasi bucolico, ma filosofico. Infatti, segue l’enumerazione per asindeto di tutte le qualità delle donne e degli uomini che rendono la loro esistenza dignitosa nel momento in cui cominciano a coltivare se stessi, le proprie passioni, le idee, i sentimenti, le qualità: questo presuppone infatti una pre-conoscenza di se stessi, ed è necessaria. Per coltivare il proprio giardino bisogna dunque conoscerlo, scoprire quali sono i suoi pregi e quali sono i suoi punti deboli, mai per nasconderli, mai per truccarli, ma per esporli, per migliorarli, per perfezionarli. Solo in questo modo i giardini diventeranno verdi e rigogliosi, pieni di salute e di vita.

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