Camus, dall’assurdo all’umanesimo(1913 - 1960)

Morto in un incidente d’auto, aveva rinunciato all’ultimo minuto a prendere il treno e aveva preso l’auto per tornare a Parigi. Anche la sua morte è in sintonia con il suo pensiero esistenzialista, che ha maturato sin dall’età di diciassette anni (scopre di essere malato di tubercolosi). Allora capisce che “noi siamo tutti condannati a morte”, come avrebbe detto l’eroe de Lo straniero prima di essere ghigliottinato. Questa conclusione può provocare turbamento e voglia di suicidarsi. All’inizio giustamente analizza il tema dell’assurdo e del suicidio in Le Mythe de Sisyphe. Vivere non è facile, ma bisogna fare le azioni di sempre per abitudine. Quindi siccome la vita non ha senso, anche pensare di mettere fine a questa non ha senso. L’uomo si sente uno straniero della sua stessa vita. Questo è il sentimento dell’assurdità.

Camus rifiuta il suicidio e ogni trascendenza. L’uomo deve accettare la sua condizione e vivere con lucidità (Nietzsche). Il sentimento dell’assurdo non porta alla rassegnazione, ma alla rivolta.

••• La vita
•• Nasce in una famiglia povera. Ha un’infanzia difficile (tubercolosi, morte del padre, povertà). Comincia a sistemare le sue intenzioni sull’assurdità della vita e sulla solitudine dell’uomo studiando filosofia. È uno spirito diviso tra sentimento dell’assurdo e rivolta attiva. Con la Peste diventa il profeta della rivolta. La peste è la metafora del nazismo. Camus è agnostico, ma al di là della rivolta ha fede nell’uomo. Lancia un appello alla pace in Algeria nel 1956, invano. Nel 1957 riceve il Premio Nobel. È morto di un “assurdo” incidente stradale. Alla fine della sua vita ha un umanesimo profondo, tradotto in filantropia.

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