
AI Trainer, Machine Learning Engineer, AI Strategist: non è roba da nerd, ma solo alcune delle nuove figure lavorative del prossimo futuro. Sì, perché secondo il World Economic Forum 2025, entro 10 anni assisteremo alla creazione di circa 170 milioni nuovi posti di lavoro, molti dei quali legati direttamente all’intelligenza artificiale.
Già oggi le aziende fanno la fila per chi “parla” il linguaggio dei dati: basti pensare che, come riporta l’ultima indagine di Gi Group Holding, dal titolo ‘Nuovi modi di lavorare con l’Intelligenza Artificiale generativa’, tra il 2023 al 2024 gli annunci di lavoro per ruoli legati all’IA sono aumentati del 146%.
È il mercato del lavoro che cambia, e in fretta. Le nuove frontiere nel campo dell’intelligenza Artificiale aprono a nuove possibilità lavorative, facendo impennare la richiesta di figure già adesso molto ricercate. Parliamo ad esempio di Big Data Analyst, Data Scientist, Cyber Security Expert: professionisti in grado di “dialogare” con le IA.
Ma non serviranno solo cervelli STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Nel prossimo futuro, saranno necessarie anche menti umanistiche capaci di mediare tra persone e algoritmi, istruendo l’IA affinché sia priva di bias e pregiudizi tipici degli esseri umani.
Senza contare che sta nascendo una vera e propria figura professionale legata a questo settore: l’IA Trainer, uno specialista in linguistica o psicologia, che addestra l’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT.
E molto altro ancora è destinato ad emergere in un mondo del lavoro che guarda trepidante alle sfide del presente, e del futuro. Una cosa è certa: l’IA trasformerà il mondo del lavoro. Meglio, quindi, attrezzarsi a dovere.
E per capire meglio di chi e quali professionisti parliamo, abbiamo fatto due chiacchiere con Elisabetta Paddeu, Division Senior Manager ICT di Gi Group, la prima agenzia italiana per il lavoro.
Nel corso dell’episodio speciale del vodcast #Sapevatelo di Skuola.net, la professionista ha spiegato quali sono i mestieri chiave del futuro. Spoiler: alcune esistono già e stanno spopolando!
Indice:
Quali sono i settori su cui impatterà l’intelligenza artificiale?
Ad oggi i due poli più attivi sul fronte dello sviluppo delle IA sono le città di Roma e Milano. Ma a breve la rivoluzione digitale arriverà anche nel resto d’Italia.
Come fa notare Elisabetta Paddeu, Division Senior Manager ICT di Gi Group, infatti, basti pensare che un luminare dell’informatica come George Gottlob ha scelto l’Università degli Studi della Calabria per svolgere la sua attività di ricerca: un segnale questo che fa capire come questa tecnologia sia destinata a un pubblico decisamente più ampio, e come la sua diffusione avverrà molto presto su tutto il territorio nazionale.
Uno degli aspetti positivi dell’IA, infatti, è che questa non interessa solo nerd programmatori. Elisabetta Paddeu, infatti, spiega: “Certamente il dipartimento IT è ancora quello dove si fa un uso maggiore della tecnologia, ma piano piano si sta diffondendo in tutte le altre funzioni aziendali, quindi risorse umane, marketing, legal ecc”.
Non solo, pensiamo alla sanità, ai medici che potranno usare sempre più strumenti di intelligenza artificiale per analizzare una quantità enorme di dati e fare delle diagnosi più mirate, più veloci rispetto ad oggi.
E, ancora, aggiunge l’esperta: “Penso anche al settore farmaceutico, dove la ricerca farmaceutica potrà usufruire di grandi vantaggi dell'intelligenza artificiale generativa. Perché mette a disposizione una quantità di dati, permettendo di velocizzare l'ottimizzazione delle molecole e quindi questo significa che c'è anche una velocità maggiore rispetto alla creazione di nuovi farmaci”.
Citando altri settori, non dimentichiamo l'intrattenimento, come per esempio la personalizzazione dei contenuti delle piattaforme streaming come Netflix o Prime. Infine, quello che - al momento - è solo un augurio: “E poi mi auguro che anche la scuola possa piano piano iniziare ad usare sempre di più l'intelligenza artificiale e quella generativa, finalmente per creare dei metodi di insegnamento innovativi”.
Quali competenze deve avere uno studente per essere a prova di IA?
Quando pensiamo ai lavori legati all’intelligenza artificiale, il pensiero va subito a mansioni che solo dei super programmatori nerd potrebbero svolgere. Ma, nella realtà, non è esattamente così.
Come spiega la Senior Manager di Gi Group, infatti, oggi l’IA apre a un ‘set’ di competenze piuttosto diversificate. Anche un laureato in psicologia potrebbe finire a lavorare con l’IA, magari come ‘eticista dell’IA’, ovvero una figura in grado di vigilare sull’apprendimento etico dell’IA: fare sì che questa apprenda le nozioni senza i pregiudizi tipici dell’essere umano.
Allora la domanda sorge spontanea: quali competenze richiede oggi il mondo del lavoro a una studentessa o uno studente per essere a prova di intelligenza artificiale? La risposta è servita: “Direi tutte le competenze chiamate trasversali, le cosiddette soft skill che ci rendono unici e distintivi. Penso al pensiero critico, penso alla flessibilità, alla adattabilità - rispetto a quello che quello che sta succedendo in un mercato così in evoluzione -, la capacità di rimanere aggiornati; quindi, la capacità di avere un apprendimento continuo” spiega Paddeu.
In particolare, tra tutte, il pensiero critico è la capacità da “allenare” maggiormente. Perché? Perché è proprio quello che ci differenzia da una IA. Saper analizzare le fonti, capire se quello che è stato realizzato - magari proprio dall’IA - è corretto oppure no, è di estrema importanza. Tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche, da Internet a Google e Wikipedia, ci mettono nelle condizioni di poter risparmiare tempo e fatica, ma il segreto è non dipendere interamente da questi strumenti.
Perché anche le IA sbagliano. Dunque, anche le risposte fornite da software come ChatGPT possono non essere all’altezza e proprio per questo occorre saper riflettere per scovare gli eventuali errori.
Quali sono i percorsi formativi più adatti per lavorare con l’intelligenza artificiale?
Il bello dell’intelligenza artificiale, poi, è che apre a infinite possibilità lavorative. Ed è quindi destinata a cambiare le carte in tavola anche nel mondo del lavoro.
Già oggi non esiste più il tradizionale paradigma studio-lavoro-pensione: al centro ci sei tu, con le tue capacità, le tue passioni e le opportunità che ti si presentano, ma sta a te coglierle.
Lo dimostra la storia della stessa Elisabetta Paddeu che, con una laurea in lettere moderne in tasca, è finita a lavorare nel settore ICT: una scelta guidata da passione e, soprattutto, dal raziocinio.
Una decisione di tipo data driven, per dirla con un linguaggio informatico, cioè guidata da fatti oggettivi. Un approccio sempre più comune nei tempi moderni: tutti, più o meno, facciamo scelte oggettive basandoci sulle informazioni che abbiamo riguardo una data questione.
Così è anche sul lavoro: “Questo approccio, naturalmente ai livelli più grandi, viene preso anche dalle aziende che sempre di più prendono decisioni basate sull'oggettività dei dati” rivela Elisabetta. Sono la miniera d’oro del ventunesimo secolo: che tu intenda studiare Economia, Lettere o Scienze della Formazione, prima o poi, avrai a che fare con i dati. Quindi anche chi non ha lauree o diplomi perfettamente tecnici o tecnico matematici, può cimentarsi con questo settore.
IA e lavoro, le opportunità di Gi Group per il dopo maturità
Giunti a questo punto quindi la vera domanda è non tanto come l’IA trasformerà il lavoro ma quanto riuscirà ad arricchirlo: è questa la vera sfida. Il primo passo è senza dubbio riuscire a padroneggiarla.
E per farlo esistono delle opportunità concrete per partecipare a dei corsi di formazione offerti da Gi Group.
Si tratta di percorsi accessibili sia per chi ha il diploma ma anche per chi ha bisogno dopo una laurea di essere riformato su un'altra tecnologia, un altro ambito. E non importa il background formativo: chiunque può prendervi parte, sia con un diploma o laurea di tipo umanistico ma anche tecnico.
Un esempio concreto è il corso online gratuito AI Skills 4 All, frutto della virtuosa partnership tra Gi Group e Microsoft. Il percorso formativo conta diverse sezioni, tra cui il corso online gratuito “Intelligenza Artificiale per la Scuola”. Pensato appositamente per gli studenti, il corso mira a far acquisire consapevolezza sui moderni strumenti di AI e come questi possono essere utilizzati nella vita personale e professionale. Guidato da docenti esperti del settore, potrai approfondire tutti i dettami della materia, scoprendo tutto quello che c’è da sapere per iniziare a utilizzare l’IA nel modo corretto.
In questo modo Gi Group svolge un ruolo di collegamento: “Partiamo da quella che è l'esigenza dell'azienda, ricostruiamo il percorso formativo più giusto, andiamo a selezionare i profili che sono quelli più indicati per quel percorso, li accompagniamo in questo cammino verso la formazione professionalizzante professionale e poi alla fine li accompagniamo per iniziare la loro attività lavorativa nelle aziende” spiega Paddeu.
Rispetto poi alla scelta del diploma o alla laurea, l’esperta spiega che è basilare seguire quelle che sono le proprie attitudini: “Chi è più portato per un percorso accademico, farà un certo tipo di mestiere e chi invece ha voglia di mettere subito le mani in pasta, può scegliere le nostre Academy, quindi dei percorsi ancora più brevi che ti permettono di entrare subito nel mondo del lavoro”.
Per saperne di più, trovi tutte le informazioni sul sito di Gi Group, dove puoi consultare la pagina relativa alle Academy e al Training Hub. Senza dimenticare QiBit, la divisione specializzata in ICT di Gi Group.
Hai un diploma o una laurea e vuoi iniziare subito a lavorare con l’IA? Dai un’occhiata ai percorsi di formazione di Gi Group, potresti partire prima di quanto immagini.