Lavoro: le università scommettono sui Data Scientist

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Di manliogrossi
Orientamento: la Federico II scommette sui data scientist

La scelta della scuola o dell’università da frequentare diventa sempre più importante visti i continui cambiamenti che subisce il mercato del lavoro. Tante, e in continua evoluzione, sono infatti le skills richieste dalle aziende che, spesso, si trovano nella situazione di non riuscire a reperire capitale umano di cui hanno bisogno. E magari tanti studenti laureati nel frattempo sono a spasso. E' questo il tema trattato oggi nella rubrica ‘Verso il futuro e oltre’ a cura di Maria Piera Ceci realizzata in collaborazione con Skuola.net. Si tratta di un appuntamento fisso su Radio24, ogni mercoledì tra le 11 e le 12 all'interno della trasmissione ‘Due di denari’ e quando volete sul nostro sito. Un approfondimento che fonde il nostro starvi vicino ogni giorno con le competenze di Radio 24 sul mondo del lavoro, per aiutarvi a scegliere la scuola o l'università giusta e capire meglio il mondo del lavoro con cui vi confronterete.

Data scientist, i professionisti del futuro

Il settore dell’Information Communication Tecnology è certamente molto trascurato dalla nostra scuola anche se richiestissimo dal mondo del lavoro come dimostra Microsoft, stimando che entro il 2020 l’Italia avrà bisogno di almeno 135mila esperti di ICT. Consapevoli di questa situazione, la Federico II ha deciso di scommettere sulla formazione di data Scientist certificati. “Partiamo con gli studenti della laurea magistrale in ingegneria biomedica e ingegneria informatica - ha spiegato il rettore dell’ateneo partenopeo Gaetano Manfredi - che nel loro percorso di studi seguiranno dei corsi insieme alla Microsoft e sosterranno alcuni esami, su dei temi di grande avanguardia: l’applicazione dell’intelligenza artificiale e il machine learning, cioè l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la gestione dei dati”. L’intento dell’ateneo è quello di ampliare i destinatari di questo tipo di formazione, coinvolgendo così anche chi ha scelto l’area umanistica. “L’idea che stiamo portando avanti – ha sottolineato il rettore - è che maneggiare le tecnologia non è solo prerogativa degli scienziati, ma anche degli umanisti perché sarà sempre più la contaminazione ad offrire la possibilità di affrontare i problemi complessi del futuro”.

L’importanza dell’ICT e l’assenza nelle scuole

A sottolineare l’importanza dell’ICT e la carenza che vi è nella scuola e nell’università italiana per quanto riguarda questo tipo di insegnamenti, una ricerca condotta da Skuola.net. Ben il 44% degli studenti interpellati ha dichiarato di aver imparato poco o niente a scuola di quel che sa sulle nuove tecnologie. Inoltre, oltre la metà dei partecipanti (che al sud diventa un drammatico 82%) ha affermato che la propria scuola non ha organizzato alcun corso o incontro per migliorare le conoscenze digitali. Rimane quindi ancora molto da fare, certo è che la Federico II è un esempio da seguire!



Manlio Grossi
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14 ottobre 2019 ore 17:45

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