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Edgard Lee Masters era un poeta statunitense, nato il 23 agosto 1868 a Garnett e morto il 5 marzo 1950 a Melrose. Si laureò in legge e fu avvocato per molti anni; nel frattempo si dedicò alla scrittura di poesie. Nel 1916 pubblicò nell'Antologia di Spoon River una serie di versi usciti precedentemente su un giornale locale. Nel libro il poeta fa parlare i propri personaggi attraverso gli epitaffi sulle tombe, sia per ricordare i momenti della propria vita,sia per insegnare qualcosa ai vivi. Con questo saggio, che raccoglie frammenti della vita,della morale e della storia di questa piccola provincia americana,Masters raggiunge un successo immediato, anche fuori dagli Stati Uniti. In Italia fu scoperto da Pivano molti anni dopo la pubblicazione del libro. Proprio da questo è tratta la poesia “Lucinda Matlock”, che parla della storia di questa donna che nella sua vita si è divertita molto, casualmente ha incontrato Davis, l’uomo che ha poi sposato e con il quale ha vissuto insieme per settanta anni e ha avuto ben dodici figli, ma la sua vita non è stata tutta rose e fiori, nessuna vita lo è.

Otto dei dodici figli sono morti prima che lei avesse compiuto sessant'anni ma nonostante questo, morì alla veneranda età di novantasei anni soddisfatta della propria vita. Dopo la morte, sente le generazioni presenti e future che si lamentano, soffrono, sono arrabbiate, stufe e hanno perso ogni speranza perché non hanno saputo godersi la vita a pieno. Il tema principale di questa poesia è proprio la vita e di come ci si dovrebbe atteggiare nei sui confronti per sfruttarla al meglio. Masters attraverso Lucinda cerca di far capire alle generazioni future che la vita non è una passeggiata,ma la si può invece paragonare alle montagne russe:ci sono molti alti e bassi lungo il suo percorso, a prima vista può sembrare un viaggio lungo,ma in realtà non lo è affatto e appena ci fai l’abitudine, questa giunge al termine ed è già tempo di scendere. A molti può dar fastidio il continuo andare su e giù, ma non si può mollare, va affrontato con coraggio e vitalità ogni ostacolo che ci troviamo davanti per superarlo. Una delle frasi che mi ha colpito di più è quella che chiude questa poesia, ”Ci vuole vita per amare la Vita”. Con questa affermazione il poeta vuole far capire che la vita non è una passeggiata,è piena di delusioni e difficoltà che si superano soltanto se si è positivi e vitali perché la vita è una sola e non la si può trascorre con le lacrime sempre pronte a scendere.
La poesia è in versi liberi, non ci sono strofe e non è in rima, ma la si può dividere in due parti: la parte del racconto della vita della protagonista e la parte delle riflessioni dell’autore. Nel penultimo verso, ”La Vita è troppo forte per voi”,la parola vita è scritta con la lettere grande perché è considerata come l’esistenza, che è sacra perché è un dono che ci è stato fatto ma che troppo spesso sminuiamo e non solo come quella che ognuno di noi vive ogni giorno.
Questa poesia mi è piaciuta molto per quello che cerca di insegnarci, ovvero che nella vita bisogna sempre vedere il lato positivo delle cose, anche se non sempre è facile e solo se ci si pone davanti a questa con un sorriso questa ci sorriderà a sua volta, che è anche una delle convinzioni che hanno gli induisti.

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