La vita

Nacque a Recanati, nelle Marche, nel 1798, da nobile famiglia.
Dai dieci ai diciassette anni studiò tantissimo nella biblioteca paterna imparando molto bene il greco, il latino, l’ebraico e le lingue moderne tanto da compromettere la salute.
Non aveva amici né si divertiva come gli altri giovani. Amava tanto studiare e scrivere. Nell’Idillio “ Il passero solitario” si paragona infatti ad un passero che trascorre la primavera volando e cantando da solo.
Nel 1822 gli fu permesso di recarsi a Roma, ma deluso ritornò a Recanati.
Nel 1825 si trasferì a Milano, Bologna, Firenze.
Dal 1833 visse a Napoli.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita confortato dall’amico Antonio Ranieri

Le opere

I Canti. Ricordiamo soprattutto gli Idilli: L’Infinito; Il Sabato del villaggio; La quiete dopo la tempesta; Il passero solitario; A Silvia
Operette morali Opera filosofica in cui il poeta espone la sua concezione di vita
Lo Zibaldone: Raccolta di appunti e riflessioni

Le idee

Per il poeta la vita è dolore. Causa dell’infelicità umana è la Natura Matrigna, perché suscita nell’uomo speranze che poi crollano, come il poeta canta nell’Idillio “ A Silvia”.
La Natura rende infelici non solo gli uomini, ma tutti gli esseri del creato.
La gioia è solo nell’attesa di qualcosa di bello ( come nel “Sabato del villaggio”) o nella cessazione del dolore ( come nella “ Quiete dopo la tempesta”. Oltre il dolore c’è la noia.

La poetica


Per Leopardi la poesia è soprattutto musica, libera dalle rime e i metri fissi. La sua poesia è musicale grazie alla collocazione delle parole ed alla distribuzione degli accenti.
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