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Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
Di gente in gente; mi vedrai seduto
Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
Il fior de’ tuoi gentili anni caduto:

La madre or sol, suo dì tardo traendo,
Parla di me col tuo cenere muto:
Ma io deluse a voi le palme tendo;
E se da lunge i miei tetti saluto,

Sento gli avversi Numi, e le secrete
Cure che al viver tuo furon tempesta;
E prego anch’io nel tuo porto quiete:

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l’ossa mie rendete
Allora al petto della madre mesta.

Un giorno, se io non continuerò a fuggire di paese in paese, mi vedrai seduto sulla tua tomba,o fratel mio, piangendo il fatto che tu sei morto molto giovane. ora nostra madre parla di me sulla tua tomba: ma io deluso, tendo a voi le mie mani; e da lontano saluto i miei tetti, e sento tutti gli dei, e le segrete cure che ai tuoi tempi furono tempesta, e prego anch'io di raggiungere il paradiso. oggi mi resta solo questa speranza! persone straniere, portate le mie ossa nella mia madre terra.

Questo sonetto è stato scritto da Ugo Foscolo nel 1802. il sonetto è un componimento poetico formato da due quartine e due terzine endecasillabe. nella prima strofa sono presenti due enjambemant e tre sinalefi. nella seconda strofa sono presenti quattro sinalefi. nella terza strofa sono presenti quattro sinalefi e un enjambemant. nelle prime due strofe la rima è alternata mentre nelle ultime due è incatenata.

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