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Le mura, la guerra, la vita

Le mura, sinonimo di libertà e indipendenza; bene prezioso, dunque, e oggetto di costante e accurata attenzione da parte delle autorità comunali che negli Statuti quattrocenteschi inseriscono la norma che obbliga il Podestà e i Priori a curare il perimetro difensivo. Queste mura, violate da Galeotto Malatesta la notte tra il 17 e il 18 agosto 1360, allorché vennero abbattute e date alle fiamme assieme agli steccati e alle armature al termine di un drammatico assedio di diversi giorni. Le mura inviolate quando nel luglio del 1517 Francesco Maria I Della Rovere le cinge, inutilmente, d’assedio per oltre venti giorni per poi abbandonare l’impresa: abbiamo queste mura che ne saranno riparo e serviranno per validissimo scudo conto i colpi nemici. Bene monumentale, orgoglio e vanto dei corinaldesi che per secoli hanno assicurato alla comunità difesa e protezione dagli eserciti assedianti, così come libertà, autonomia e sovranità nelle proprie decisioni, le mura rappresentano quanto di più bello, prezioso e unico sia possibile mostrare al visitatore attento e curioso. È il perimetro fortificato meglio conservato delle Marche perché ha saputo rinnovarsi e adeguarsi al cambiamento dei tempi. Può sembrare assurda questa affermazione ma sia sufficiente osservare come con la fine del Ducato d’Urbino, Stato con cui Corinaldo confinava, fu possibile costruire e innalzare edifici sopra di esse e poi, allorché la popolazione crebbe dai milleottocento abitanti circa del 1491, anno successivo al completamento dell’ampliamento delle mura, ai 6562 del 1901, fu allora necessario trasformare torri, torrioni, torrette e guardiole in abitazioni e botteghe così che all’uso militare subentro quello civile. La quotidianità della comunità seppe trovare una nuova e differente destinazione d’uso di ciò che era nato per la guerra e la morte per tramutarla in spazi di vita e lavoro. Il viaggio che accompagnerà il visitatore sarà quindi quello delle mura, della guerra e della vita, perché al termine del viaggio non può che esserci sempre la speranza e l’augurio di un futuro di pace e concordia.

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