blue economy monitor intesa sanpaolo

In Italia abbiamo più chilometri di spiagge e coste che di confini terrestri: un risorsa che molti di noi vedono solo come opportunità di sole, mare e vacanze. Ma il mare ha molto di più da offrire (e da proteggere): in questo articolo ti spieghiamo quali sono le sfide che ci aspettano in questo ambito ma anche le opportunità lavorative che ti attendono se sei un tipo o una tipa che vuole fare la differenza.  

Nei prossimi anni possiamo guardare al mare in due modi: come a una risorsa da proteggere e valorizzare, perché da lì possono nascere nuovi mestieri, energia rinnovabile, innovazione, turismo sostenibile e sviluppo per i territori; oppure come a qualcosa da continuare a sfruttare o ignorare finché non presenta il conto, esponendo ecosistemi fragili e città d’arte come Venezia agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.

E visto che la seconda opzione non sembra esattamente la più brillante, è arrivato il momento di prendere sul serio la prima.

È da questa prospettiva che nasce il nuovo report Il ruolo delle startup nei settori del cleantech e della blue economy in Italia” dell’Osservatorio Blue Economy Monitor, realizzato da Intesa Sanpaolo con SDA Bocconi School of Management e presentato durante la Venice Climate Week 2026 Planet Acqua

Uno studio che mette al centro startup, tecnologie pulite e nuove competenze per capire come la Blue Economy possa trasformare il mare in una leva concreta di crescita, lavoro e sostenibilità per l’Italia.

E per un Paese come il nostro, circondato da quasi 8.000 chilometri di coste, questo significa anche farsi una domanda che non possiamo più rimandare: quanto futuro stiamo lasciando sommerso sott’acqua?

Venezia, città che sull’acqua ha costruito la propria storia, era probabilmente uno dei luoghi più simbolici per parlarne

C’eravamo anche noi di Skuola.net, per raccontare da vicino una giornata in cui ragazze e ragazzi hanno potuto ascoltare, confrontarsi con le personalità presenti e scoprire quali sono gli attuali – e futuri – trend dei mestieri legati al mondo del mare.

Indice

  1. Cleantech: fare il bene del pianeta fa bene anche all’occupazione
  2. Blue Economy: i nuovi mestieri (sempre più richiesti) che ruotano attorno al mare 
  3. Il futuro? Passa anche da qui: Blue Economy e Cleantech sono settori in crescita
  4. Non possiamo prescindere dalla salute del mare
  5. Startup, Green Economy e Blue Economy: il dato che racconta una crescita più veloce
  6. Green port e green shipping: porti più sostenibili, ma anche più competitivi
  7. La Blue Economy vista dagli studenti: comunità, volontariato e turismo blu

Cleantech: fare il bene del pianeta fa bene anche all’occupazione

Il report presentato alla Venice Climate Week mette insieme due mondi che saranno sempre più centrali nei prossimi anni: Cleantech, cioè tecnologie e soluzioni per ridurre l’impatto ambientale, e Blue Economy, l’insieme delle attività economiche legate al mare, quando sono pensate in chiave sostenibile.

Secondo il report, il settore dei beni e servizi ambientali nell’Unione Europea è cresciuto dell’80% tra il 2018 e il 2022, passando da 837 a 1.507 miliardi di euro. L’Italia emerge come secondo operatore europeo, con 217 miliardi di euro di valore della produzione nel 2022, e con oltre 1 milione di occupati nel settore.

Anche il mercato globale delle tecnologie pulite corre veloce: le sei principali tecnologie analizzate, tra cui fotovoltaico, eolico, veicoli elettrici, batterie, elettrolizzatori e pompe di calore, hanno superato i 700 miliardi di dollari nel 2023, con proiezioni fino a 2.000 miliardi entro il 2035.

Blue Economy: i nuovi mestieri (sempre più richiesti) che ruotano attorno al mare 

Poi c’è il mare. L’economia del mare, a livello globale, è raddoppiata tra il 1995 e il 2020, arrivando a 2.600 miliardi di dollari di valore aggiunto lordo e impiegando più di 130 milioni di persone. In Europa, l’Italia è tra i principali protagonisti: quarta per valore aggiunto lordo e terza per occupazione nell’economia blu. E nel turismo costiero, in particolare, si posiziona al terzo posto nell’UE.

Allargando lo sguardo all’intera filiera blu nazionale, il report richiama anche i dati del XIII Rapporto sull’Economia del Mare 2025: in Italia la filiera genera oltre 216 miliardi di euro di valore aggiunto complessivo e impiega circa 1,1 milioni di persone.

Tradotto: non stiamo parlando di un tema di nicchia. Già oggi il mare è lavoro, industria, formazione, turismo, mobilità, energia. E può diventare ancora di più un terreno di crescita per chi oggi sta scegliendo cosa studiare, quali competenze sviluppare, quale ruolo cercare nel mondo che cambia.

Il report fotografa inoltre un ecosistema di 485 startup italiane attive nei settori della transizione ecologica: 408 nel Cleantech, 13 nella Blue Economy e 64 nell’intersezione tra i due ambiti. 

I cluster più presenti sono energia e sistemi energetici, tecnologie abilitanti, risorse e gestione ambientale, trasporti e logistica, agricoltura e alimentazione. Nel turismo blu, invece, emergono attività come turismo nautico ed esperienziale, valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e divulgazione scientifica sulla biodiversità marina.

Il tutto spiega benissimo perché la sostenibilità, oggi, si intreccia a doppio filo anche con il lavoro e il mondo delle imprese.

Il futuro? Passa anche da qui: Blue Economy e Cleantech sono settori in crescita

Alla Venice Climate Week 2026, la presentazione del report è stata anche l’occasione per capire perché oggi sia così importante parlare di mare, startup e tecnologie pulite. Come spiega la Dottoressa Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs, Intesa Sanpaolo:

“La Venice Climate Week rappresenta un evento annuale ricorrente che riunisce istituzioni, professionisti e imprenditori interessati al mondo dei mari e degli oceani. I dati del nuovo report che Intesa Sanpaolo ha sviluppato con la SDA Bocconi riguardano l'importanza dei settori Cleantech e della Blue Economy.

Attraverso questo report, abbiamo approfondito l'importanza di questo comparto economico che a livello globale presenta oltre 700 miliardi di dollari e la proiezione al 2035 è di circa pari a 2000 miliardi di dollari.

Inoltre, abbiamo approfondito il bacino delle startup che si sviluppano intorno ai settori del CleanTech e della Blue Economy: stiamo parlando di circa 500 startup in Italia con un ecosistema a supporto di circa 200 tra incubatori e acceleratori.“

Proteggere gli oceani e sviluppare nuove imprese possono infatti diventare parti dello stesso percorso, se la crescita viene pensata dentro limiti sostenibili.

Non possiamo prescindere dalla salute del mare

Venezia non è una cornice qualunque. È una città che convive ogni giorno con l’acqua, con la bellezza e con la fragilità degli ecosistemi. Per questo, parlare qui di Blue Economy significa anche ricordare che la relazione tra mare, città e futuro non è un qualcosa di astratto.

A spiegarlo è Sara Roversi, Direttrice del Future Food Institute e co-curator della Venice Climate Week:

“È un messaggio molto forte quello che vogliamo lasciare. Noi non possiamo prescindere dalla salute del mare, dal sistema degli ecosistemi marini e soprattutto il mare è un'enorme opportunità, non solo la nostra fonte di vita, perché ci connette a mestieri del futuro, una fonte di energia rinnovabile e quindi generosa dalla quale dobbiamo ripartire e dalla quale possiamo imparare tanto.“

Forse non ci hai mai pensato, ma il mare non è solo una risorsa, è anche un ecosistema da capire. E se la sua salute peggiora, non perdiamo solo biodiversità: perdiamo anche possibilità di lavoro, ricerca, energia, turismo e sviluppo.

Startup, Green Economy e Blue Economy: il dato che racconta una crescita più veloce

Tra gli aspetti più interessanti della ricerca c’è la crescita delle imprese legate alla Green e alla Blue Economy. Non un settore marginale, quindi, ma un’area che sta andando più veloce dell’economia nel suo complesso.

Lo sottolinea Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability e Direttore del Blue Economy Monitor, SDA Bocconi School of Management:

“Sicuramente il tasso di crescita delle imprese della Green e della Blue Economy che è superiore al tasso di crescita dell'economia italiana del PIL e così via. Un dato interessantissimo che nell'ultimo triennio ha confermato come questo segmento dell'economia deve diventare sempre più centrale.”

Il messaggio è chiaro: non si tratta solo di “fare qualcosa per l’ambiente”, ma di capire dove stanno andando investimenti, impresa e nuove professionalità. Se questi settori crescono più velocemente, allora possono diventare anche uno spazio concreto per chi si sta formando oggi.

Green port e green shipping: porti più sostenibili, ma anche più competitivi

Una parte centrale della transizione riguarda i porti e il trasporto marittimo. Perché se oltre metà dei traffici merci passa dal mare, allora rendere più sostenibili porti, rotte e infrastrutture diventa una questione economica, ambientale e strategica.

Su questo tema interviene Alessandro Panaro, Capo Servizio Trasporti Marittimi e Energia, SRM:

“Bisogna capire che questo è un processo che adesso va innestato, ma che richiederà tempo. Lo facciamo per cambiare il mondo, però lo facciamo anche perché le nostre infrastrutture diventeranno così più competitive. Prendiamo come esempio ciò che avviene nei grandi porti del Nord Europa.

Fin da quando entrano nelle scuole e nelle università, ai ragazzi viene spiegata la cultura del mare. E se non riesci a instillare nelle persone - fin da quando sono giovani - questo tipo di cultura, dopo dovrai sempre inseguire, perché ti troverai sempre un passo indietro rispetto a quelli che sono i grandi porti del Nord Europa, i grandi porti americani e le grandi compagnie armatoriali che hanno più capacità di investire.”

La transizione, quindi, non parte solo dalle tecnologie, ma anche dalla cultura. E più precisamente dalle aule: se nessuno racconta ai ragazzi cosa significa lavorare con il mare, nei porti, nella logistica, nella sostenibilità o nelle energie rinnovabili marine, sarà più difficile costruire le competenze che serviranno domani.

La Blue Economy vista dagli studenti: comunità, volontariato e turismo blu

La Venice Climate Week non è stata solo un evento per istituzioni, professionisti e imprese. È stata anche un’occasione per ascoltare il punto di vista dei giovani, cioè di chi vivrà più a lungo le conseguenze delle scelte fatte oggi.

Alla domanda su quale aspetto della Blue Economy sia più vicino alla sua generazione, uno studente ha risposto:

“La comunità è molto importante per noi, specie quando abbiamo su tutto il territorio italiano varie NGO e no-profit che si impegnano per pulire il mare e dare un'occasione, un'opportunità a molti ragazzi che vogliono fare la loro parte.”

Il mare, infatti, è anche partecipazione. Associazioni, iniziative di pulizia, volontariato, progetti locali possono diventare il primo punto di contatto tra i giovani e la Blue Economy.

E poi c’è il turismo, uno dei settori più vicini all’esperienza quotidiana di molte ragazze e ragazzi. Una studentessa inglese ha spiegato così il legame tra Blue Economy e turismo blu:

“Credo che l'aspetto che interessa molto alla nostra generazione sia il turismo blu, perché il turismo è qualcosa di molto vivace, porta industria in tanti aspetti. Quindi ci stiamo concentrando molto sull'imparare di più su come la Blue Economy e il turismo, il turismo blu in particolare, possano collaborare e svilupparsi.”

Anche questo è un modo diverso di guardare al mare: non solo come meta turistica estiva dopo un esame, ma come spazio da vivere meglio. Un turismo più consapevole può creare valore senza consumare i luoghi, può far conoscere gli ecosistemi, può generare lavoro e allo stesso tempo aiutare a proteggere ciò che rende quei territori così preziosi.

Il futuro passa anche dal mare

Scopri i progetti di Intesa Sanpaolo dedicati alla Blue Economy

Clicca qui!