
Pirandello alla Maturità 2026? Scenario improbabile - l'autore fu sorteggiato nel 2024 -, ma non impossibile. In ogni caso, per saperlo bisognerà aspettare l’apertura dei plichi, prevista per la prima prova scritta del 18 giugno 2026.
Ma se dovesse uscire davvero, c’è un aspetto che potrebbe aiutare molti studenti a fare un salto di qualità nella traccia: non limitarsi a parlare di “maschere” e “crisi dell’io”, ma cercare di collocare l’autore dentro il suo tempo.
Il dettaglio riguarda il rapporto tra Luigi Pirandello e il fascismo, una vicenda complessa, molto discussa e spesso semplificata dalla storiografia tradizionale.
Indice
La lettera di Mussolini a Pirandello
In questi giorni è tornata a circolare una lettera - riportata da La Repubblica - inviata nel 1924 da Benito Mussolini, allora presidente del Consiglio, a Pirandello.
La lettera mostrata nell’immagine non è la famosa richiesta con cui Pirandello chiese l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista, ma una comunicazione inviata da Mussolini allo scrittore nel 1924.
Alcuni passaggi risultano confermati dalla trascrizione richiamata nel contributo accademico di Elio Providenti, “Pirandello impolitico: nell’era fascista”, disponibile su JSTOR.
Qui Mussolini scrive a Pirandello di farlo “con molto ritardo”, spiegando che i viaggi lo avevano portato “qua e là in Italia” e parlando del “consenso” intorno al governo. In un altro passaggio, fa riferimento agli “attacchi polemici di certi giornali”, che secondo lui avrebbero lasciato Pirandello indifferente.
Il tono è significativo: Mussolini non si rivolge a Pirandello come a un semplice iscritto, ma come a un intellettuale di peso, la cui adesione ha un valore pubblico.

Perché questa lettera è importante
Per capire la portata della lettera bisogna tornare al 1924. Secondo Treccani, il 19 settembre 1924 il quotidiano “L’Impero” pubblicò un telegramma di Pirandello a Mussolini con la richiesta di iscrizione al Partito Nazionale Fascista.
Lo scrittore spiegò poi quel gesto, in un’intervista allo stesso giornale, legandolo alla parola “Matteotti”, cioè al clima politico nato dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti.
L’Istituto di Studi Pirandelliani ricorda che Pirandello chiese l’iscrizione al Partito Fascista il 17 settembre 1924, dentro un contesto di “illusioni” e apertura di credito verso Mussolini che coinvolse anche altri intellettuali dell’epoca.
La stessa fonte sottolinea però che, dopo quell’adesione pubblica, la partecipazione effettiva di Pirandello alla vita del partito fu scarsa e che il rapporto con il regime “si guastò assai presto”.
In altre parole: ridurre tutto a “Pirandello era fascista” o, al contrario, provare a trasformarlo in un antifascista, rischia di essere troppo semplice. La sua posizione fu controversa, pubblica e piena di contraddizioni.
Il nodo: Pirandello, il fascismo e l’immagine pubblica
La questione è utile per la Maturità perché permette di leggere Pirandello non solo come autore della crisi dell’identità, ma anche come figura dentro la crisi politica e culturale del suo tempo.
Da una parte c’è il Pirandello delle opere: l’autore delle maschere, dell’io diviso, della distanza tra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono di noi. Dall’altra c’è il Pirandello pubblico, che nel 1924 compie un gesto politico forte, proprio in un momento delicatissimo per il fascismo.
Secondo Avvenire, la sera del 17 settembre l’agenzia Stefani diffuse la notizia della richiesta di iscrizione di Pirandello al Partito fascista, e il giorno dopo la notizia era già sui giornali. Il gesto provocò polemiche e accuse di opportunismo, soprattutto perché arrivava a ridosso delle nomine senatoriali.
Questo è lo spunto per una traccia: Pirandello diventa quasi un personaggio pirandelliano di sé stesso, diviso tra immagine pubblica, interpretazioni altrui, adesione politica, polemiche e successive disillusioni.
Perché può servirti nella prima prova
Se Pirandello dovesse uscire in Tipologia A, cioè nell’analisi del testo, questo dettaglio non va inserito a forza. Ma può tornare utile nella contestualizzazione, soprattutto se il brano riguarda identità, sguardo degli altri, maschera, forma sociale o crisi dell’io.
Se invece la traccia fosse di Tipologia B e riguardasse il rapporto tra intellettuali e potere, propaganda, consenso o libertà culturale, la vicenda Pirandello-Mussolini diventerebbe un aggancio molto forte.
Il collegamento è ancora più interessante nel 2026 perché ricorre anche il centenario di “Uno, nessuno e centomila”, uscito in volume nel 1926, dopo la pubblicazione a puntate tra 1925 e 1926.
Come usarlo senza fare scivoloni
Il modo migliore per usare questa vicenda non è trasformarla in una frase secca tipo: “Pirandello era fascista, quindi…”.
Meglio scrivere che il rapporto di Pirandello con il fascismo fu uno degli aspetti più controversi della sua biografia, e che la sua adesione al PNF nel 1924 va letta nel clima politico successivo al delitto Matteotti e nel rapporto, poi complicato, tra lo scrittore e il regime.
Da qui si può aprire un ragionamento più maturo: Pirandello racconta nelle sue opere l’impossibilità di possedere un’identità unica e stabile; la sua stessa figura pubblica, osservata dagli altri e giudicata attraverso lenti diverse, sembra confermare quanto il tema della “maschera” non fosse solo letterario, ma profondamente legato alla modernità.