
La neve ha già fatto la sua comparsa sulle montagne italiane, regalando alle Alpi i primi paesaggi invernali della stagione. Ma chi spera in un inverno da cartolina, con tetti imbiancati e fiocchi anche in città, potrebbe dover ridimensionare le aspettative.
Le prime previsioni per l'inverno 2026-2027, elaborate dal programma europeo Copernicus, indicano infatti temperature mediamente più alte del normale, con conseguenze che potrebbero farsi sentire soprattutto alle quote più basse.
Questo non significa, però, che dovremo rinunciare alla neve. Anzi, alcune zone montuose potrebbero ricevere nevicate anche abbondanti, mentre eventuali irruzioni di aria fredda potrebbero cambiare temporaneamente lo scenario.
A complicare il quadro c'è anche El Niño, il fenomeno climatico che quest'anno sta attirando l'attenzione dei meteorologi.
Quanta neve cadrà davvero, quindi, e quali saranno le zone italiane con maggiori possibilità di vedere i fiocchi? Le ultime proiezioni offrono qualche indizio, anche se per le risposte definitive bisognerà attendere.
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Prima neve sulle Alpi, inverno sopra la media
Le montagne italiane hanno già cambiato colore: sulle Alpi sono comparsi i primi paesaggi invernali della stagione. Lo scenario per i prossimi mesi, però, è meno da cartolina di quanto si potrebbe sperare.
Secondo Copernicus, su gran parte dell'Europa c'è una maggiore probabilità di temperature superiori alla media. L'Italia rientra nella tendenza: alcune proiezioni ipotizzano anomalie termiche tra 1 e 2 gradi rispetto ai valori climatici di riferimento.
Sembra poco, ma in montagna bastano pochi gradi per cambiare il tipo di precipitazione: con temperature più miti, quella che sarebbe neve può cadere come pioggia. Spoiler: un inverno più caldo non significa per forza un inverno senza neve. Il rischio è che faccia più fatica ad arrivare e a restare alle quote inferiori.
Quali montagne sono favorite per la neve
Tra le montagne italiane il quadro cambia parecchio. Sulle Alpi, anche in una stagione relativamente mite, non si escludono nevicate importanti, in particolare alle quote più elevate, dove il termometro può mantenersi abbastanza basso.
Secondo le analisi pubblicate da Skiinfo a ottobre, le prospettive più favorevoli riguardano alcune zone di Alto Adige, Valle d'Aosta e Lombardia. Per Trentino, Dolomiti venete e Piemonte, invece, il quadro appare più variabile.
Sugli Appennini, invece, le proiezioni indicano uno scenario più delicato, con maggiori probabilità di accumuli inferiori alla media. Le altitudini più contenute e la maggiore esposizione agli sbalzi di temperatura rendono l'innevamento più vulnerabile alle fasi miti.
Una precisazione importante: oggi non è possibile sapere quanti centimetri cadranno nelle singole località. Le previsioni stagionali mostrano tendenze generali, non il numero delle nevicate né gli accumuli sulle piste da sci.
Neve in pianura: decisive le ondate di freddo
Per chi sogna i fiocchi fuori dalla finestra, lontano dalle montagne, le notizie sono meno incoraggianti. Un inverno mediamente mite può ridurre le condizioni favorevoli alle nevicate in pianura e a bassa quota.
Vale anche per molte città italiane, dove servono combinazioni meteorologiche particolari perché la neve arrivi davvero al suolo. Escluderla del tutto, però, sarebbe sbagliato.
Anche un inverno con temperature sopra la media può conoscere brevi ondate di freddo intenso, in grado di far nevicare persino nelle zone dove questo fenomeno è solitamente raro. Tutto dipenderà dalla traiettoria delle perturbazioni e dalla presenza di aria abbastanza fredda al loro arrivo.
Per sapere se nevicherà in una città precisa serviranno quindi previsioni a breve termine, molto più dettagliate di quelle stagionali disponibili oggi. Per ora, insomma, il termometro conta quanto il calendario.