Palestra e allenamento con i pesi sembrano fenomeni moderni, ma l'idea di forgiare il corpo ha radici molto più antiche. Uno dei passaggi chiave porta la firma, involontaria, di Napoleone Bonaparte: dopo l'invasione della Prussia, il tedesco Friedrich Ludwig Jahn creò il modello di palestra da cui discende il fitness di oggi.
In mezzo ci sono più di due secoli di discussioni su quale sia l'allenamento migliore. E la salute, nel tempo, è stata raramente l'unico motivo per cui una moda sportiva ha preso piede.
Indice
Prima delle palestre: Cina, Egitto e Grecia antica
Il bisogno di allenare il corpo è molto più vecchio di qualunque bilanciere. Le origini della ginnastica vengono ricondotte alle culture cinese, egizia e micenea.
In Grecia la parola "ginnastica" indicava qualcosa di diverso da oggi. Comprendeva esercizi che adesso associamo all'atletica leggera, alla lotta e al pugilato. I Greci furono anche il primo popolo a fare dello sport una parte integrante della paideia, cioè il percorso educativo dei giovani.
Già allora c'erano luoghi dedicati. La palestra, dentro la città, era il "luogo in cui si lotta" e serviva all'allenamento fisico. Il ginnasio, fuori dalle mura, allenava soprattutto gli atleti e serviva anche alla preparazione militare.
E i pesi? Nel salto in lungo si prendeva una breve rincorsa tenendo in mano dei pesi, gli halteres. Il disco, invece, era di pietra o di metallo, e il suo peso variava molto: i reperti arrivati fino a noi vanno da poco più di un chilo a oltre sei.
Anche l'Italia ha la sua parte in questa storia. Le tombe etrusche di Tarquinia raffigurano corse, salti, lotta e pugilato. Nel 1569 Girolamo Mercuriale pubblicò "Artis Gymnasticae apud antiquos celeberrimae, nostris temporibus ignoratae", un recupero storico della ginnastica antica intesa come supporto alla medicina preventiva.
Napoleone, Jahn e il primo Turnplatz
Il passaggio decisivo arriva nel 1806, quando Napoleone Bonaparte invade la Prussia. Mentre le truppe francesi avanzavano verso est, Friedrich Ludwig Jahn (1778-1852) si convinse che i prussiani avessero perso perché erano fisicamente più deboli dei francesi.
La soluzione, per lui, passava dai muscoli più che dai moschetti. Nel 1811 Jahn apre a Berlino, sulla spianata dell'Hasenheide, il Turnplatz: una palestra pubblica e all'aperto.
I ragazzi correvano, saltavano, si arrampicavano sulle corde, lottavano e volteggiavano. Si allenavano anche su due attrezzi che, secondo la tradizione, avrebbe inventato proprio Jahn: le parallele e la sbarra orizzontale.
Jahn scartò la parola Gymnastik e scelse Turnen, un termine che riteneva di antica origine tedesca. Nel 1816 raccolse il suo sistema nel libro "Die Deutsche Turnkunst", che ebbe un grande successo.
La palestra moderna nasce come risposta a una sconfitta militare, molto prima di diventare un posto dove stare bene con sé stessi.
La ginnastica diventa una scuola per la nazione
Il Turnplatz non nasce dal nulla: già nel 1810 Jahn insegnava ginnastica in una scuola. Nel suo progetto l'esercizio doveva fare bene alla salute e alla forza, ma anche trasmettere una morale collettiva.
L'idea di fondo era netta: una nazione forte ha bisogno di truppe fisicamente forti. I giovani della sua scuola combatterono nelle guerre napoleoniche tra il 1813 e il 1814. Il motto delle sue associazioni metteva in fila quattro parole: Frisch, Frei, Fröhlich, Fromm, cioè vigoroso, libero, allegro e pio.
Le associazioni ginniche, i Turnverein, si diffusero in fretta in tutta la Germania. Il pubblico più affezionato erano i giovani della classe media in ascesa, soprattutto studenti e artigiani qualificati.
Poi il clima politico cambiò. Nel 1819 uno studente vicino al movimento ginnico, Karl Ludwig Sand, pugnalò a morte August von Kotzebue, drammaturgo tedesco al servizio dello zar. Il Turnplatz fu chiuso; nel 1820 un decreto impose la Turnsperre, il divieto generale della ginnastica in Prussia. Jahn fu processato e condannato.
Il modello però era già uscito dai confini. In Inghilterra la prima scuola di ginnastica all'aperto aprì nel 1825. Per tutto l'Ottocento l'equazione "nazione forte uguale corpi forti" ispirò sistemi ginnici per uomini e donne, mentre in Germania il Turnen si spostava al chiuso e assorbiva elementi dell'addestramento militare.
Eugen Sandow e il corpo da mostrare
Nell'Inghilterra vittoriana andavano fortissimo gli spettacoli degli strongmen, uomini muscolosi che si esibivano in prove teatrali di forza. Uno dei più famosi era Charles "Samson" Sampson, capace di spezzare catene con il petto.
Nel 1889, durante uno spettacolo di Sampson in un teatro di Londra, sale sul palco Eugen Sandow per rispondere a una sua sfida. Si spoglia fino a restare in mutande e mostra un fisico asciutto e scolpito: è questo a distinguerlo dagli altri strongmen dell'epoca.
Da quel momento fino alla morte, nel 1925, Sandow diventa il simbolo del corpo ideale. Dudley Sargent, esperto di educazione fisica dell'Università di Harvard, lo definì il "best specimen of manhood", cioè il miglior esemplare di virilità.
Sandow sapeva anche fare business. Nel 1901 organizzò a Londra il primo grande concorso di bodybuilding, e la sua impresa si estese tra Impero britannico, Americhe e Australasia. Migliaia di persone seguivano i suoi corsi per corrispondenza, leggevano la sua rivista e bevevano il suo cacao.
Chi sollevava manubri e bilancieri per assomigliargli si definiva physical culturist, un'etichetta identitaria come oggi lo sono il Pilates o l'Hyrox. Ci si allenava per la salute, ma anche per diventare lavoratori e partner migliori, più attraenti o più dinamici.
Lo Stato contava ancora: Sandow allenò persino le truppe britanniche per la seconda guerra boera. Ma lentamente l'obiettivo si spostò sul costruire il corpo per sé stesso.
Dal jogging a Pumping Iron, fino alla Gen Z
Nel dopoguerra la paura diventa un'altra: si sta troppo seduti. Nel 1953 l'epidemiologo Jerry Morris rilevò che gli autisti degli autobus di Londra avevano più casi di malattie cardiache dei bigliettai, che passavano la giornata su e giù per le scale.
Negli Stati Uniti i medici iniziarono a consigliare di correre piano per periodi stabiliti. Il jogging, nato in Nuova Zelanda, arrivò in America negli anni Sessanta e fece partire il boom dell'aerobica. Nel 1969 l'istruttrice Jacki Sorensen cominciò a montare coreografie sulla musica pop, e nel 1982 il video di allenamento di Jane Fonda portò l'aerobica in salotto.
Nel 1977 arriva al cinema il documentario "Pumping Iron", con l'austriaco Arnold Schwarzenegger. Insieme all'imprenditore Joe Weider rese popolare il bodybuilding come lo intendiamo oggi, e il suo fisico diventò un modello per eroi d'azione e giocattoli. Sylvester Stallone si trasformò per Rambo e Rocky con Franco Columbu, compagno di allenamento di Schwarzenegger.
Anche le donne sollevavano. Lisa Lyon vinse nel 1979 il primo campionato mondiale femminile di bodybuilding, e due decenni dopo il sollevamento pesi femminile arrivò alle Olimpiadi.
Negli anni Duemila i pesi escono dalla nicchia: diventano comuni le palestre low cost e aperte 24 ore, mentre CrossFit e powerlifting si riempiono di uomini e donne. Su Instagram e TikTok si diffonde l'hashtag #strongnotskinny, e per lo scienziato dell'esercizio Andrew Scott gli influencer hanno avuto un ruolo importante in questa svolta.
Sport England registra che la Gen Z britannica sta lasciando corsa, nuoto e corsi di gruppo per palestra e allenamento della forza. Per i più giovani i pesi sono la forma di esercizio migliore perché aiutano a diventare più forti, a migliorare l'aspetto e la salute generale. Il meccanismo resta quello di Sandow con le cartoline e le latte di cacao: cambia solo la vetrina, e oggi è il feed.