Per capire la storia degli Etruschi bisogna partire da qui: prima dell'espansione romana, le loro città dominavano l'Italia centrale e influenzavano già la Roma nascente. Erano un popolo di navigatori, mercanti e artigiani del metallo, con una lingua tutta loro.
Il loro mondo aveva il cuore nell'attuale Toscana e si spingeva fino al Lazio settentrionale e all'Umbria. Una parte di quell'eredità è arrivata fino a Roma, che per un periodo fu guidata da re di origine etrusca.
Indice
Dove vivevano gli Etruschi e da dove venivano
Gli Etruschi prosperarono in Italia dall'VIII al V secolo a.C. IIl loro territorio, l’Etruria, che in epoca tardo-romana prese il nome di Tuscia, comprendeva gran parte della Toscana e il Lazio settentrionale, in un'area chiusa da Arno, Tevere, Appennini e Mar Tirreno.
Allargando lo sguardo, la civiltà etrusca copre un arco ancora più lungo: va dal IX al I secolo a.C., a partire dalla cultura villanoviana, comparsa intorno al 900 a.C. Oltre al nucleo toscano e laziale, l'Etruria includeva una parte dell'Umbria e colonie nel Nord Italia e in Campania.
Il momento d'oro arriva tra il VII e il VI secolo a.C., nel periodo orientalizzante e nell'età arcaica. È la fase in cui le città etrusche si arricchiscono di più e pesano di più sugli equilibri della penisola.
E le origini? Il quadro più probabile è quello di una continuità con la cultura villanoviana: gli Etruschi sarebbero cresciuti dalle popolazioni già presenti nell'Italia centrale, più che da un popolo arrivato in massa da Oriente. Anche le analisi genetiche li avvicinano alle altre popolazioni italiche dell'età del ferro, Latini compresi.
A distinguerli dai vicini latini era anche la lingua. Pur vivendo accanto a popoli affini, conservarono una lingua non indoeuropea, l'etrusco, oggi estinta.
Una rete di centri autonomi e necropoli UNESCO
Gli Etruschi non costruirono uno Stato unico. Ogni città era autonoma e in origine governata da un re potente e ricco, con un confine sacro chiamato pomerium.
Molti dei loro centri sono città che conosci ancora oggi, spesso con il nome antico ben riconoscibile:
- Populonia, l'antica Fufluna, sulla costa toscana;
- Volterra, l'antica Velathri, ancora cinta da mura etrusche;
- Vulci, l'antica Velch, nota per le sculture in bronzo;
- Tarquinia e Cerveteri, le antiche Tarchna e Caisra;
- Veio, a pochi chilometri da Roma;
- Perugia, l'antica Perusna, con l'Arco Etrusco e parte delle mura;
- Arezzo e Cortona, l'antica Curtun, che conserva mura etrusche;
- Chiusi, l'antica Clevsin, legata alla leggenda del re Porsenna.
Anche il rapporto con i defunti cambiava da zona a zona. Nell'Etruria meridionale i corpi venivano sepolti, mentre al nord si praticava la cremazione.
I siti più famosi sono due necropoli: quella di Banditaccia a Cerveteri e quella di Monterozzi a Tarquinia, iscritte insieme nel patrimonio mondiale UNESCO nel 2004.
A Banditaccia le tombe, spesso scavate nel tufo, formano una vera "città dei morti" con strade e tumuli. Alcune camere funerarie riproducono l'interno delle case, con letti, travi e colonne scolpite.
Come si arricchirono gli Etruschi
Tra il VII e il VI secolo a.C. le città etrusche controllavano le rotte commerciali terrestri e marittime dell'Italia centrale. La ricchezza arrivava da tre fonti: metalli, artigianato e commercio a lunga distanza.
La strada principale era il mare. Il territorio etrusco si affacciava a ovest sul Mar Tirreno, tanto che i Greci chiamavano gli Etruschi "Tirreni", e porti come Populonia, Tarquinia e Cerveteri lo trasformavano in una specie di autostrada del Mediterraneo.
I partner erano Greci, Fenici e altri popoli del Mediterraneo. Gli Etruschi esportavano metalli, vino e oggetti preziosi e in cambio importavano prodotti di lusso.
Alla base di tutto c'erano le miniere. La Toscana offriva ricchi giacimenti di rame e ferro, compresa l'area dell'isola d'Elba: il minerale di ferro elbano veniva fuso sulla costa, vicino all'attuale Populonia.
Insomma, prima dell'espansione romana una parte dell'Italia centrale era un crocevia di artigiani, mercanti e città etrusche. Il loro punto forte era il bronzo, lavorato per armi, calderoni, specchi, statue e decorazioni cesellate, molto richieste dalle élite greche e orientali.
Religione, aruspici e tombe dipinte
Al vertice degli dèi c'era Tinia, signore del cielo e del fulmine, spesso paragonato allo Zeus greco e al Giove romano. Con Menrva e Uni formava la triade che dominava il pantheon.
Ogni segnale dal cielo andava decifrato. I diversi tipi di fulmine erano letti come messaggi divini, così come il volo dell'aquila, l'animale associato a Tinia.
Qui entravano in gioco gli aruspici, indovini riconoscibili dal mantello corto con le frange e dal cappello a tesa larga con la punta. Per prevedere il futuro leggevano le viscere degli animali sacrificati, soprattutto il fegato, considerato la sede della vita.
Il reperto più famoso è il fegato di Piacenza, un modello in bronzo datato tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. Sopra sono incisi i nomi delle divinità, divisi per aree d'influenza: ogni parte dell'organo serviva a interpretare la volontà degli dèi.
Le tombe raccontano invece l'idea di aldilà. Gli affreschi di Tarquinia mostrano banchetti, danzatori, musicisti e giochi, mentre nell'arte funeraria compare spesso il grifone, metà aquila e metà leone, nel ruolo di guardiano.
Gli stessi affreschi ritraggono donne sdraiate accanto ai mariti durante i banchetti, scene che scandalizzavano gli autori greci. Le donne etrusche avevano infatti uno status giuridico unico nel mondo antico: erano identificate con il proprio nome e mantenevano quello di nascita.
Cosa hanno lasciato gli Etruschi a Roma
L'influenza più diretta riguarda il potere. Tra i re di Roma c'è Tarquinio il Vecchio, indicato come di origine etrusca, e dal mondo etrusco arrivano simboli come i fasci dei littori e la sella curule.
Lo stesso vale per templi e culti. Molti elementi religiosi e architettonici romani si ispirano ampiamente alla cultura etrusca.
C'è poi un'ipotesi che riguarda lo spettacolo. Durante i riti funebri gli Etruschi organizzavano combattimenti, armati o tra lottatori, per onorare i defunti: avrebbero ispirato i giochi funebri romani, poi diventati i grandi spettacoli con i gladiatori.
Anche la scrittura ha un percorso preciso. L'alfabeto etrusco deriva da un alfabeto greco arcaico, quello degli Eubei, arrivato attraverso i coloni di Pitecussa, l'attuale Ischia, e di Cuma nell'VIII secolo a.C., poi adattato eliminando alcune lettere e cambiando il suono di altre.
E poi c'è una tecnica che sembra moderna: già dal VII secolo a.C. gli Etruschi realizzavano ponti dentali e protesi in oro. Oltre a servire, segnalavano il rango elevato di chi li portava.
Il destino politico, alla fine, lo decise Roma. Con le guerre romano-etrusche, già all'inizio del IV secolo a.C., le città etrusche vennero assorbite, le ultime intorno al 100 a.C., e la lingua sparì dalle iscrizioni nel I secolo a.C.
Allora i Romani discendono dagli Etruschi? No: erano due popoli distinti, anche se Roma fu fortemente influenzata e per un periodo guidata da re ed élite etrusche. I discendenti degli Etruschi si sono fusi con le popolazioni di Toscana, Lazio e Umbria.