Fotomontaggio: Uomo e donna in abiti seicenteschi davanti a giudici in un tribunale
Foto modificata con l'intelligenza artificiale

Nella Francia dell'Ancien Régime un marito accusato d'impotenza poteva finire in un vero "hard-on on trial", cioè un'erezione messa sotto processo: doveva smentire l'accusa davanti a medici, ecclesiastici e donne sposate. A promuovere la causa era la moglie, che pagava di tasca propria l'intero procedimento.

La prova del rapporto davanti ai testimoni si chiamava "Congrès". Era regolata dalla legge, prevedeva verifiche precise e poteva chiudersi con l'annullamento del matrimonio.

Indice

  1. L'accusa che apriva la strada all'annullamento
  2. Come funzionava il processo per impotenza
  3. La prima prova davanti alla giuria
  4. La seconda prova: due ore per il rapporto
  5. Il caso del marchese de Langey
  6. Il decreto del 1677 che mise fine alla prova

L'accusa che apriva la strada all'annullamento

Nella Francia dell'Ancien Régime, quella che trovi sui libri di storia, una donna che voleva lasciare il marito aveva pochissime vie d'uscita. Divorziare era quasi impossibile, ma si poteva ottenere l'annullamento dimostrando che il marito era impotente, cioè incapace di consumare il matrimonio.

In termini legali l'accusa prendeva il nome di "danno da mancata consumazione". Se veniva provata, il matrimonio poteva essere annullato con la benedizione della Chiesa.

Le nobildonne usarono questo strumento per liberarsi da legami indesiderati. Le probabilità di successo crescevano se il marito era anziano.

Il quadro era spesso quello di ragazze sposate giovanissime con uomini molto più grandi, oppure maritate per convenienza o per la dote e poi ignorate dal coniuge. A spingerle a promuovere la causa erano, quasi sempre, le madri.

Come funzionava il processo per impotenza

Il Congrès nacque dalla pratica dei tribunali, e si diffuse nella seconda metà del Cinquecento. Le prime tracce di una procedura del genere risalgono a circa il 1550, mentre assemblee di questo tipo furono in voga a partire dal 1577.

Alla prova prendevano parte giudici, chirurghi, preti, levatrici e matrone, cioè donne sposate e con figli. Il loro compito era esaminare le lamentele delle mogli contro i mariti sospettati di impotenza.

La prova si teneva in ambienti semiprivati: dentro il tribunale oppure in stanze prese in affitto. Nelle vicinanze c'erano medici, uomini di legge e anche familiari stretti della coppia.

I controlli erano severissimi. Prima del rapporto i due coniugi venivano spogliati e ispezionati per escludere trucchi, come fialette di sangue o sostanze astringenti; dopo, l'esame toccava ai genitali e alle lenzuola. Per non lasciare dubbi alla Corte, la procedura poteva essere ripetuta fino a tre volte.

La prima prova davanti alla giuria

Il processo si divideva in due fasi, entrambe pensate per dare all'uomo la possibilità di dimostrare di essere pienamente funzionante. La prima era la più diretta.

Per convincere una giuria composta da medici, ecclesiastici e donne sposate, l'accusato doveva dimostrare che il suo membro aveva una "tensione elastica" adeguata e un "movimento naturale". Erano le espressioni usate all'epoca per misurare la virilità.

Alla verifica dell'erezione si aggiungeva anche un test di eiaculazione.

Bada bene: un fallimento in questa fase non chiudeva la partita. L'uomo aveva ancora una seconda possibilità per salvare la propria reputazione ed evitare l'annullamento del matrimonio.

La seconda prova: due ore per il rapporto

Se la prima dimostrazione andava male, si passava allo step successivo. Il marito aveva un paio d'ore per avere un rapporto completo con la moglie, cioè per adempiere ai suoi obblighi coniugali.

Il problema era evidente. La moglie era proprio la persona che voleva il divorzio, quindi non aveva alcun interesse a collaborare: anzi, cercava di raffreddare l'atmosfera provocando litigi per motivi ridicoli.

Durante il rapporto le donne della giuria restavano accanto al letto, per controllare che l'uomo non imbrogliasse. Medici ed ecclesiastici, invece, si ritiravano dietro una sottile tenda o in uno spazio separato, da cui dovevano comunque osservare.

Finito il rapporto, o scaduto il tempo, la parola passava ai medici. Valutavano se l'eiaculazione fosse abbastanza abbondante da considerarsi soddisfacente e riferivano l'esito agli ecclesiastici, che emettevano il verdetto.

Il caso del marchese de Langey

Tra le diverse decine di aristocratici passati dal Congrès, il più celebre è il marchese de Langey. Il 2 aprile 1653 sposò Marie de St Simon de Courtemer: lei aveva tredici o quattordici anni, lui venticinque.

Secondo la ricostruzione contenuta nel The Register and Library of Medical and Chirurgical Science, per quattro anni il matrimonio sembrò sereno, poi nel 1657 la moglie lo accusò d'impotenza. Dato che il marchese era protestante, la causa finì davanti all'Alta Corte di Parigi invece che al tribunale ecclesiastico.

Gli specialisti mandati a visitare la coppia stabilirono che entrambi erano fisicamente in grado di avere rapporti. Il marchese, però, si sentì offeso e pretese comunque una nuova prova pubblica per smentire la moglie una seconda volta.

Nel 1659, in una casa privata, fallì dopo ore di tentativi davanti a una giuria di quindici persone: cinque chirurghi, cinque medici e cinque matrone. Fu costretto a restituire la dote e gli fu vietato di risposarsi; lui lo fece lo stesso, e la seconda moglie gli diede sette figli.

Il decreto del 1677 che mise fine alla prova

La fine arrivò con un provvedimento preciso. Un provvedimento del 18 febbraio 1677 vietò ai giudici, sia ecclesiastici sia civili, di ricorrere al Congrès nelle cause matrimoniali.

"Lo scandalo di questa cinica istituzione fu infine riconosciuto", scrisse nell'Ottocento De Chesnel, autore del Dictionnaire des Superstitions. Ma a pesare fu soprattutto il rischio di raggiri: alcuni mariti si facevano bocciare apposta pur di liberarsi della moglie, e certi chirurghi compiacenti truccavano gli esami per salvare la reputazione dello sposo.

A mettere in crisi la prova fu proprio il caso del marchese de Langey: l’uomo che il Congrès aveva dichiarato impotente era diventato padre di sette figli.

Davanti a una prova del genere, il metodo perse ogni credibilità. Le autorità chiusero l'assemblea, e il processo per impotenza finì così nei libri di storia.

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