Il dolore di un piercing dura quasi sempre pochi secondi, ma l'intensità cambia parecchio a seconda della zona del corpo, della quantità di nervi coinvolti e della soglia personale di sopportazione. C'è chi esce dallo studio dicendo di non aver sentito quasi nulla e chi, nello stesso punto, stringe i denti: non esiste un dolore uguale per tutti, ma esiste una gerarchia abbastanza condivisa tra le zone del corpo. Vediamola.
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Il lobo è il piercing meno doloroso
Il lobo dell'orecchio attraversa solo tessuto morbido, senza cartilagine, ed è per questo il piercing considerato meno doloroso in assoluto. Nelle scale di valutazione che confrontano i vari tipi di foratura, il lobo si ferma a 2 su 10, con una fitta acuta che dura circa un secondo.
La guarigione segue lo stesso andamento leggero: in genere servono 4-6 settimane, tra le più rapide di tutto il corpo. È uno dei motivi per cui resta spesso il primo piercing in assoluto.
L'helix: quanto fa male da 1 a 10
L'helix fora la cartilagine esterna dell'orecchio, e proprio per questo è percepito come più intenso del lobo. Nella scala numerica si colloca tra 5 e 6 su 10, con una fitta acuta di circa 2-3 secondi.
Trattandosi di cartilagine e non di tessuto morbido, i tempi di recupero si allungano: i piercing in questa zona, helix compreso, possono richiedere 6-12 mesi prima di guarire completamente, molto più del lobo.
Il tragus, uno dei piercing auricolari più tollerabili
Tra i piercing che attraversano la cartilagine, il tragus (la piccola sporgenza cartilaginea davanti al canale uditivo) viene descritto come uno dei più tollerabili, perché passa attraverso un tessuto relativamente sottile rispetto ad altre zone dell'orecchio. Nella stessa scala numerica si trova allo stesso livello dell'helix, intorno a 5-6 su 10.
Salendo di intensità ci sono il daith (la piega di cartilagine appena sopra il canale uditivo), il conch (la parte centrale e concava dell'orecchio), il rook (la piega cartilaginea sopra il tragus), l'industrial (due fori collegati da un solo bilanciere) e lo snug (attraversa orizzontalmente l’antielice, la cresta interna parallela al bordo dell’orecchio): attraversano cartilagini più spesse o prevedono più fori nello stesso intervento, e per questo registrano valori più alti del tragus.
I genitali, il piercing più doloroso in assoluto
Molti dei piercing genitali vengono indicati come i più dolorosi in assoluto, perché la zona concentra un numero molto alto di terminazioni nervose. Il capezzolo rientra nella stessa fascia alta, per la sensibilità e l'innervazione del tessuto.
Tra i piercing dell'orecchio, il più doloroso resta lo snug, valutato 8-9 su 10. Anche nei casi più intensi il dolore acuto si esaurisce in pochi secondi: quello che resta nei giorni successivi è sensibilità o un fastidio sordo, parte normale della guarigione.
Zona, tecnica e preparazione: cosa cambia il dolore
La percezione del dolore dipende dalla soglia personale, dallo stato d'animo, dall'anatomia e dalla zona scelta: per questo lo stesso piercing può sembrare quasi indolore a una persona e molto fastidioso a un'altra. Cartilagine, concentrazione di nervi, lunghezza e spessore del canale da attraversare aumentano il dolore rispetto ai tessuti molli come lobo o ombelico.
Anche lo strumento conta: un ago sterile monouso è più preciso e meno traumatico di una pistola, e l'esperienza del piercer rende la foratura più rapida e pulita. Arrivare allo studio nutriti e riposati, respirando lentamente senza trattenere il fiato, aiuta a gestire il momento della foratura.
La classifica completa del dolore dei piercing
Ecco il recap completo, dal più leggero al più tosto, sempre sulla scala da 1 a 10:
- Lobo: 2/10
- Narice: 3/10
- Ombelico: 3-4/10
- Labret (labbro): 3-4/10
- Septum (il setto nasale, nel punto noto come "sweet spot"): 4/10
- Lingua centrale: 4-5/10
- Helix: 5-6/10
- Tragus: 5-6/10
- Conch: 6/10
- Daith: 6-7/10
- Rook: 7/10
- Industrial: 7-8/10
- Capezzolo: 6-8/10
- Snug: 8-9/10
Fuori scala, in cima a tutto, restano i piercing genitali: il record di dolore se lo prendono loro, per l'altissima concentrazione di terminazioni nervose della zona.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.