Se ti chiedi cosa sono i pianeti erranti, la risposta sta in una riga: sono mondi di massa planetaria che attraversano lo spazio senza essere legati gravitazionalmente a nessuna stella. Nessuna orbita attorno a una stella, nessun sole attorno a cui girare.
Un pianeta che viaggia senza alba né tramonto sembra fantascienza, e già un film catastrofico del 1951 immaginava una stella in rotta di collisione con la Terra. Oggi è una possibilità prevista dall'astronomia, con osservazioni concrete alle spalle.
Alcune osservazioni risalgono agli anni Duemila. Nel 2005 gli astronomi identificano un oggetto di massa planetaria, Cha 110913-773444, la cui classificazione è ancora incerta. Nel 2012 tocca a CFBDSIR2149, che si avvicina molto di più all'idea di pianeta errante.
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Che cosa sono i mondi senza stella
La Terra gira attorno al Sole, un pianeta errante invece è senza ancoraggio. Tecnicamente è un oggetto di massa planetaria che non orbita attorno a nessuna stella e si sposta da solo attraverso la galassia.
Il nome cambia a seconda di chi ne parla. Oltre a "erranti", li trovi descritti come pianeti vagabondi, nomadi o orfani, e nei comunicati dell'ESO anche come pianeti interstellari.
C'è poi una conseguenza pratica dell'assenza di una stella madre: manca la sua illuminazione. Questi corpi restano spesso immersi nell'oscurità e non hanno un sole vicino di cui riflettere la luce, per questo osservarli è un'impresa.
Allora, sono tutti pianeti veri e propri? Non sempre. Alcuni oggetti che rispondono ai criteri potrebbero essere nane brune, cioè ccorpi simili a una stella per composizione ma troppo poco massicci per accendere la fusione dell’idrogeno che fa splendere le stelle.
È il caso di Cha 110913-773444, uno degli oggetti di questo tipo individuati. Per capire da che parte stia un candidato serve conoscerne l'età, un dato che non sempre è disponibile.
Quanti ce ne sono? Secondo gli scienziati, nella Via Lattea potrebbero esistere moltissimi oggetti liberi di massa planetaria: secondo alcune stime, circa una ventina per ogni stella, quasi tutti piccoli come la Terra. Una stima che, se confermata, li renderebbe tutt'altro che una rarità.
E come sarebbe la vita là sopra, ammesso che ci sia? Nessuno lo sa. Secondo alcuni modelli, però, un pianeta errante potrebbe conservare un'atmosfera, calore interno e, potenzialmente, particelle d'acqua, anche senza una stella a scaldarlo.
Come un pianeta diventa vagabondo
Ogni pianeta errante ha la sua storia, e le strade possibili sono due. La prima parte da una nascita "normale": il pianeta si forma in un sistema stellare e poi viene espulso dopo una perturbazione gravitazionale.
In pratica sono le interazioni gravitazionali a spezzare il legame con la stella madre. Una volta liberato, il pianeta continua il suo viaggio nello spazio.
La seconda strada somiglia di più alla nascita di una stella. Alcuni oggetti di massa planetaria possono formarsi direttamente dal collasso di una nube di gas, con processi simili a quelli che danno origine alle stelle più piccole e alle nane brune.
Ecco perché la categoria è così sfumata. Un corpo nato da una nube di gas ha la massa di un pianeta, ma la sua origine lo avvicina più a una stella mancata che a un mondo cacciato di casa.
Una scoperta del 2025 ha aggiunto un tassello importante. Cha 1107-7626, a circa 620 anni luce da noi, è circondato da un disco di gas e polvere da cui continua ad attirare materiale.
Il ritmo osservato nel 2025 è impressionante: questo oggetto inghiottiva circa sei miliardi di tonnellate di materia al secondo. Il caso dimostra che un pianeta errante può essere ancora in formazione e accumulare materia senza orbitare attorno a nessuna stella.
Insomma, i mondi senza stella possono nascere già soli oppure diventarlo dopo. La natura di alcuni oggetti resta incerta, come mostra il caso di CFBDSIR2149, ancora discusso dai ricercatori.
Come gli astronomi trovano i pianeti al buio
Se un pianeta errante non ha una stella madre da cui ricevere luce, come fanno gli astronomi a vederlo? Le tecniche principali sono due, e funzionano in condizioni diverse.
La prima sfrutta il calore. Quando sono giovani e ancora caldi, questi oggetti emettono radiazione infrarossa, che i telescopi giusti riescono a captare anche in assenza di luce visibile.
La seconda usa la gravità come lente d'ingrandimento. Con una microlente gravitazionale, il pianeta si rivela quando la sua gravità amplifica la luce di una stella che si trova sullo sfondo, lungo la stessa linea di vista.
Un aiuto arriva dai telescopi spaziali come Euclid, in grado di individuare questi corpi. Il vantaggio, rispetto ai pianeti che orbitano attorno a una stella, è l'assenza di un bagliore che copre tutto.
Lo ha spiegato con un'immagine Philippe Delorme, dell'Institut de planétologie et d'astrophysique de Grenoble, autore principale della ricerca su CFBDSIR2149, nel comunicato dell'ESO: "Cercare pianeti intorno alla loro stella madre è come studiare una lucciola che sta a un centimetro di distanza da un potente faro d'automobile".
Proprio CFBDSIR2149 è un buon esempio di come si lavora. È stato individuato con il Canada-France-Hawaii Telescope e poi studiato con il Very Large Telescope dell'ESO, insieme ad altri strumenti come il telescopio spaziale Spitzer della Nasa.
Le immagini dello strumento SOFI, montato sul telescopio NTT dell'osservatorio di La Silla, lo mostrano come un puntino blu. Il colore è un effetto dell’immagine a infrarossi: l’oggetto emette soprattutto in questa banda, perché è freddo e brilla solo del proprio debole calore.
A spiegare quel colore è la chimica: il metano e altre molecole della sua atmosfera assorbono una larga parte della luce con lunghezze d'onda maggiori. In luce visibile, invece, apparirebbe molto debole e di un rosso scuro, perché è molto freddo.
CFBDSIR2149, il candidato ancora discusso
Annunciato dall'ESO nel 2012, CFBDSIR2149 è stato presentato come il candidato pianeta interstellare più interessante trovato fino a quel momento e il più vicino al Sistema solare, a circa 100 anni luce secondo l'ESO (altre stime parlano di 130).
La chiave stava in un gruppo di stelle vicine, l'Associazione AB Doradus, le cui stelle si muovono insieme e si pensa si siano formate nello stesso periodo. Se l'oggetto ne avesse fatto parte, gli astronomi avrebbero potuto stimarne età, massa e composizione dell'atmosfera.
Delorme e il suo gruppo internazionale hanno poi analizzato chimica e moto dell'oggetto con diversi strumenti. I risultati sembrano però escludere l'appartenenza ad AB Doradus, perché il suo movimento lo fa apparire svincolato da quel gruppo.
Le ipotesi rimaste sono due. Secondo alcuni ricercatori, potrebbe trattarsi di un oggetto molto giovane, uscito da un sistema planetario appena nato, con una massa tra 2 e 13 volte quella di Giove e un'età inferiore a 500 milioni di anni.
Per altri resta una nana bruna, con una massa che potrebbe arrivare a 40 volte quella di Giove. Una risposta univoca non c'è, perché studiare un oggetto isolato e poco luminoso è estremamente difficile.
Studiare questi mondi aiuta a capire come nascono ed evolvono i sistemi planetari e in quali condizioni un pianeta può essere espulso dal suo.
Lo stesso Delorme ha spiegato: "Se questo oggettino è un pianeta espulso dal suo sistema nativo, si evoca l'immagine suggestiva di un mondo orfano, alla deriva nello spazio vuoto".
Per la scienza la risposta è chiara: nulla indica che un pianeta errante rischi di colpire la Terra.