
Venerdì, come il compagno di Robinson Crusoe. È il nome che una coppia aveva scelto per il figlio, e che i giudici hanno fatto cambiare: troppo ridicolo. In Italia la scelta del nome è libera, ma fino a un certo punto. Un regolamento del 2000 fissa paletti precisi, e alcuni nomi all'anagrafe fanno scattare un campanello d'allarme che può arrivare fino in tribunale. Ecco quali sono, e cosa succede davvero allo sportello.
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I nomi vietati: cosa dice la legge
La materia è regolata dal DPR 396 del 2000, il regolamento sullo stato civile. La legge non contiene un elenco di nomi proibiti: indica invece alcune categorie da evitare.
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Il nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi. Niente Marco figlio di Marco, quindi, e niente "Junior" all'americana per distinguerli. Il nome del nonno, invece, si può dare senza problemi.
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Un cognome al posto del nome. Rossi, Bianchi o Esposito non possono diventare nomi di battesimo.
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Nomi ridicoli o vergognosi. È la categoria più ampia: parolacce e insulti, ma anche nomi che, accostati al cognome, si trasformano in una battuta destinata a perseguitare il bambino per tutta la vita.
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Nomi stranieri scritti fuori dall'alfabeto italiano. Si possono usare le lettere J, K, X, Y e W e, dove possibile, gli accenti e i segni della lingua d'origine.
C'è poi un secondo articolo, il 35, con due regole in più: il nome deve corrispondere al sesso del bambino, e se ne possono dare al massimo tre. I nomi del battesimo possono essere di più, ma all'anagrafe e sui documenti ne compaiono solo tre.
Venerdì, Andrea e i nomi finiti in tribunale
Il caso più famoso è proprio quello di Venerdì. La Corte d'appello di Genova ha stabilito che quel nome era ridicolo per tre motivi: è un giorno della settimana, evoca la sfortuna ed è legato a un personaggio letterario segnato da sudditanza e inferiorità, il servitore di Robinson Crusoe. Risultato: il nome è stato rettificato.
Più tormentata la storia di Andrea al femminile. In Italia è da sempre un nome maschile, mentre in molti Paesi è un nome da donna. Il Tribunale di Pistoia aveva obbligato due genitori a cambiare il nome della figlia in Giulia Andrea; nel 2012 la Corte di Cassazione ha dato loro ragione, riconoscendo Andrea come nome adatto anche a una bambina. Per stabilire se un nome è maschile o femminile, hanno spiegato i giudici, conta l'uso che se ne fa, anche all'estero.
Curiosità: la regola sul sesso vale solo per il primo nome. Il secondo può essere "dell'altro genere", ed è per questo che tanti uomini hanno Maria come secondo nome.
Cosa succede davvero allo sportello
"Rifiutare", a dire il vero, è una parola un po' grossa. L'ufficiale di stato civile può opporsi a un nome vietato, ma non può rifiutarsi di registrarlo. Il percorso è preciso: prima avverte i genitori del divieto; se insistono, raccoglie comunque la dichiarazione, forma l'atto di nascita e informa subito il procuratore della Repubblica.
A quel punto la palla passa alla procura, che può chiedere al tribunale di correggere il nome. L'ultima parola spetta a un giudice, e il criterio è sempre lo stesso: l'interesse del bambino, che quel nome dovrà portarlo per tutta la vita.
Per evitare sorprese, il consiglio è semplice: in caso di dubbi, meglio parlarne con l'ufficio di stato civile prima della nascita, soprattutto se il nome è straniero o poco comune. E se l'idea è chiamare il figlio come il papà, c'è sempre il secondo nome del nonno.