Donna anziana mette gocce d'olio in un piatto pieno d'acqua

L'idea che uno sguardo carico di invidia o rancore possa provocare emicranie violente, spossatezza o una serie implacabile di disgrazie economiche è una delle credenze più longeve del bacino del Mediterraneo (e non solo). 

La tradizione distingue tre figure che spesso vengono confuse. Il malocchio è l'influsso negativo trasmesso dallo sguardo, anche in modo involontario, per invidia o per eccesso di ammirazione. La iettatura è il potere sinistro attribuito a certe persone, gli iettatori, che porterebbero sfortuna con la loro sola presenza. La fattura, invece, è un maleficio intenzionale, ottenuto con un rito magico vero e proprio. 

Contro il malocchio il folklore prevede due categorie di interventi: i rimedi preventivi, concepiti come veri e propri scudi per deviare lo sguardo malevolo prima che colpisca, e i rimedi “curativi”, volti a diagnosticare e sciogliere il legame negativo una volta che ha attecchito.

Indice

  1. Gli amuleti preventivi: dal cornicello alla spilla da balia
    1. Il cornicello rosso 
    2. La spilla da balia rovesciata
    3. Il sale grosso
  2. Corna, formule e medaglie: i gesti che fanno da scudo
    1. Le corna verso il basso
    2. Il "benedica" dopo un complimento
    3. La medaglia di San Benedetto
  3. Olio, acqua e forbici: come la tradizione "toglie" il malocchio
    1. Le tre gocce d'olio
    2. Cera e piombo fuso (ceromanzia e molibdomanzia)
  4. Perché sembra funzionare: il malocchio visto dalla scienza

Gli amuleti preventivi: dal cornicello alla spilla da balia

Nella cultura popolare la difesa comincia prima ancora di incrociare lo sguardo altrui. Gli oggetti indossati o custoditi in tasca fungono da catalizzatori simbolici, incaricati di assorbire o respingere l'invidia.

Il cornicello rosso 

Il simbolo di Napoli per eccellenza discende dal fascinum, l'amuleto fallico che i Romani appendevano al collo dei bambini; il legame con Priapo, spesso citato, è un'interpretazione più tarda. Le regole sono rigide: deve essere «tuosto, vacante, stuorto e cu 'a ponta» (rigido, cavo, storto e appuntito), rosso e fatto a mano, un tempo in corallo, oggi anche in terracotta o argento. Soprattutto, va regalato, mai comprato per sé: chi lo dona lo "attiva" pungendo con la punta il palmo sinistro di chi lo riceve. E se si rompe? Ha appena assorbito una sventura al posto del proprietario.

La spilla da balia rovesciata

Si appunta all'interno dei vestiti, a contatto con la stoffa, invisibile, con la punta verso il basso: secondo la credenza "punge" l'invidia e la scarica a terra. È la protezione classica dei neonati, considerati i più esposti agli sguardi ammirati, spesso insieme a un nastrino rosso sulla culla o sulla carrozzina.

Il sale grosso

Simbolo di purezza fin dall'antichità e presente anche nei riti religiosi: un pizzico sparso sulla soglia, o qualche grano tenuto in tasca, fermerebbe chi arriva con cattive intenzioni. Per lo stesso motivo, rovesciarlo porta male.

Corna, formule e medaglie: i gesti che fanno da scudo

Quando l'amuleto non basta, entrano in gioco le mani e le parole.

Le corna verso il basso

Indice e mignolo puntati a terra scaricano l'influsso dello iettatore. La direzione è tutto: le stesse corna rivolte a una persona diventano un insulto. Della stessa famiglia sono il "tocca ferro" (in Italia il ferro, non il legno degli anglosassoni) e, per gli uomini, il gesto meno elegante del repertorio. Lo iettatore ha avuto anche una sua fortuna letteraria: a Napoli il giurista Nicola Valletta gli dedicò nel 1787 la Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura, e Pirandello ne fece il protagonista della novella La patente, che Totò portò poi al cinema.

Il "benedica" dopo un complimento

Visto che il malocchio può nascere anche dall'ammirazione più sincera, nel Sud un complimento a un bambino si accompagna con un "benedica" o un "Dio lo benedica", per disinnescare l'invidia involontaria. Nel mondo arabo e in Turchia si dice mashallah.

La medaglia di San Benedetto

Per la Chiesa è un sacramentale, approvato da papa Benedetto XIV nel 1742, non un amuleto: la devozione popolare, però, l'ha trasformata in uno scudo contro ogni influsso malefico. Sul retro, lungo i bracci della croce, si leggono le iniziali di Crux sacra sit mihi lux, non draco sit mihi dux (“La santa croce sia la mia luce, il drago non sia la mia guida”); lungo il bordo, quelle della formula di esorcismo che si apre con il celebre Vade retro Satana.

Olio, acqua e forbici: come la tradizione "toglie" il malocchio

Se il mal di testa è già arrivato, la persona è "adocchiata" (in Campania si dice che ha preso l'affascino) e serve un rito. A officiarlo è di solito una donna anziana, custode di formule che non si rivelano a nessuno.

Le tre gocce d'olio

È il rito per eccellenza: tre gocce d'olio d'oliva, spesso fatte cadere dalla punta del dito in un piatto fondo pieno d'acqua, mentre si mormorano parole segrete. Secondo la tradizione si possono imparare solo la notte di Natale e si tramandano di solito da donna a donna. Se le gocce restano compatte, tutto bene; se si allargano, si frantumano o formano una specie di occhio, il malocchio c'è. Per spezzarlo si "taglia" l'acqua a croce per tre volte con le forbici o un coltello, e si ripete finché l'olio non resta intatto. Se chi officia sbadiglia o lacrima, è il segno che sta assorbendo il male; alla fine l'acqua viene gettata via. In Sardegna lo stesso rito si chiama sa mejighina 'e s'oju, la "medicina dell'occhio", ed è accompagnato da formule sussurrate chiamate is brebus.

Cera e piombo fuso (ceromanzia e molibdomanzia)

Un pezzetto di cera d'api o di piombo si scioglie sulla fiamma e si versa di colpo in una bacinella d'acqua fredda tenuta sopra la testa di chi soffre: le forme che assume rivelerebbero la natura dell'invidia, o addirittura la sagoma del colpevole. Il rito è attestato nel Sud e nelle isole: in Calabria il piombo fuso era legato anche alla notte di San Giovanni, in Sicilia serviva pure a predire il mestiere del futuro marito. Ha un gemello quasi identico in Turchia, il kurşun dökme. Attenzione però: il piombo e i suoi fumi sono tossici, meglio lasciarlo ai libri di folklore.

Perché sembra funzionare: il malocchio visto dalla scienza

Nessuno di questi riti ha un fondamento scientifico o un'efficacia medica. Eppure c'è chi giura che funzionino, e la psicologia sa spiegare perché:

  • Il bias di conferma: ricordiamo le volte in cui a uno sguardo è seguita una disgrazia e dimentichiamo tutte le altre.

  • L'effetto nocebo e placebo: sentirsi "colpiti" genera ansia e sintomi reali, come mal di testa o insonnia, che si attenuano quando il rito rassicura. Se però i disturbi continuano, la risposta giusta è il medico.

  • Il bisogno di controllo: dare un colpevole alla sfortuna è più rassicurante che accettare il caso.

L'antropologo Ernesto de Martino, che studiò questi riti in Lucania negli anni Cinquanta, lo spiegava così: in un mondo contadino segnato da fame e malattie, la magia proteggeva da quella che chiamava "crisi della presenza", la paura di essere travolti da forze incontrollabili. Il rito non guariva, ma restituiva ordine e una comunità a cui appoggiarsi.

Il malocchio resta questo: un pezzo prezioso della nostra storia, che racconta le paure di chi ci ha preceduto. Ma né gli occhi degli altri possono maledirci, né tre gocce d'olio possono guarirci.

Foto di copertina realizzata con l'intelligenza artificiale

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