Nella storia di Luigi XVI la data che tutti ricordano è quella del 1793, l'anno della ghigliottina, ma il suo regno era cominciato quasi vent'anni prima con un progetto di riforma del regno. Salito al trono di Francia nel 1774, è stato l'ultimo sovrano dell'Ancien Régime.
La sua parabola si gioca tra il castello di Versailles e Parigi, accanto a Maria Antonietta d'Austria. Ed è proprio il suo regno ad accompagnare la fine della monarchia assoluta, lo scoppio della Rivoluzione francese e la strada verso quella che oggi è la Repubblica francese.
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Chi era Luigi XVI prima di diventare re
Luigi XVI nasce il 23 agosto 1754 tra le mura del castello di Versailles. Il nome di battesimo, però, è un altro: Louis-Auguste de France.
Il padre è Luigi di Francia, a sua volta figlio del re allora sul trono, Luigi XV. Insomma, il futuro sovrano cresce come nipote del re in carica, con il padre davanti a lui nella linea dinastica.
La prima svolta arriva nel 1765: muore il padre e Louis-Auguste ottiene il titolo di delfino. Da quel momento la corona è il suo orizzonte, anche se manca ancora uno scalino decisivo, che però arriva il 10 maggio 1774. Muore il nonno Luigi XV e Louis-Auguste diventa re di Francia, prendendo il nome con cui lo conoscono i manuali.
Che regno si ritrova tra le mani? Una monarchia già in affanno, con un'economia fragile per le conseguenze della guerra dei Sette anni. Il giovane re parte quindi con i conti in salita, prima ancora di aver preso una sola decisione. Questo dettaglio cambia la prospettiva sul personaggio. Luigi XVI eredita problemi che non ha creato lui, e il suo regno si apre con il tentativo di rimetterci mano.
Le riforme di Luigi XVI e i tre editti
Il regno si apre con una stagione di riforme, in un Paese che si sta convertendo all'umanesimo dell'Illuminismo. Ecco perché fermarsi alla ghigliottina lascia fuori un pezzo di storia: i primi anni sono quelli dei provvedimenti.
Il primo editto da ricordare porta la data dell'8 agosto 1779. Con questo atto Luigi XVI abolisce la servitù nei domini reali, cioè nelle terre che appartengono alla Corona.
Poi tocca alla tortura. Con due editti distinti, nel 1780 e nel 1788, il re la abolisce nel regno di Francia: tre editti in tutto, se si conta anche quello sulla servitù.
Gli anni del suo regno sono anche quelli delle grandi scoperte. Tra le più note ci sono la spedizione di La Pérouse nel Pacifico e il primo volo in pallone dei fratelli Montgolfier.
Sul piano internazionale, la mossa più importante è il sostegno alle Tredici Colonie durante la guerra d'indipendenza americana, combattuta tra il 1775 e il 1783. È il principale successo militare e politico del re all'estero.
Quel successo, però, ha un costo. E sarà proprio il conto da pagare a pesare sugli anni successivi, quando i nodi del bilancio arrivano al pettine.
Una corte costosa e le casse del regno vuote
Ai debiti lasciati dalla guerra dei Sette anni si aggiunge un altro fronte. Lo stile di vita della corte, giudicato troppo dispendioso, finisce sotto accusa.
Il simbolo di questo lusso sono le nozze sfarzose del 1770 tra il futuro re e l'arciduchessa Maria Antonietta d'Austria. Un matrimonio con un preciso peso politico: serve a consolidare l'alleanza tra il regno di Francia e la monarchia asburgica.
Poi c'è l'America. Il sostegno francese agli indipendentisti, il fiore all'occhiello della politica estera del re, contribuisce a scavare ancora di più nelle finanze già esauste del regno.
Ricapitolando, le pressioni sui conti arrivano da tre direzioni. C'è l'eredità della guerra dei Sette anni, c'è una corte che spende troppo e c'è l'impegno militare a fianco delle Tredici Colonie.
A che serve tenerlo a mente? A capire perché la questione fiscale diventa il cuore della crisi. Per tenere in piedi il regno servono nuove entrate, e per trovarle bisogna toccare interessi molto potenti.
Nobili e clero bloccano le riforme fiscali
Il tentativo di rimettere ordine nei conti passa anche dal controllore generale delle finanze, Turgot. Le sue politiche riformiste, però, si scontrano con un muro: nobiltà e clero si rifiutano di rinunciare a una parte dei propri privilegi.
Il re cerca allora un'altra strada per alzare nuove imposte. Convoca i tre ordini della società negli Stati generali, che si riuniscono a Versailles a partire dal 5 maggio 1789.
L'assemblea si chiude con un fallimento. I deputati del Terzo stato reagiscono proclamando, il 17 giugno, la nascita di un'Assemblea nazionale.
Tre giorni dopo arriva il Giuramento della Pallacorda, che segna la fine della monarchia assoluta. Il 14 luglio la presa della Bastiglia apre la Rivoluzione francese, che porterà all'abolizione dei privilegi della nobiltà e alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
E le responsabilità di Luigi XVI? Il re viene spesso descritto come debole e indeciso, quasi in modo patologico. Più volte prova a frenare la spinta rivoluzionaria invece di accompagnarla.
Lo fa, per esempio, ponendo il veto ai decreti contro i preti che rifiutano di giurare fedeltà alla costituzione civile del clero, una legge che aveva firmato controvoglia. Nel frattempo, dall’ottobre 1789, è costretto a vivere a Parigi, al palazzo delle Tuileries, sotto lo sguardo del popolo. Sono scelte che lo mettono sempre più in rotta di collisione con il nuovo potere.
Dalla fuga a Varennes alla ghigliottina
Il punto di non ritorno arriva il 21 giugno 1791. Luigi XVI tenta la fuga verso il confine orientale, per raggiungere le truppe monarchiche del marchese di Bouillé. Il piano salta lungo la strada. Il re viene riconosciuto e arrestato a Varennes-en-Argonne, nella Mosa, e riportato a Parigi.
La caduta della monarchia non è immediata. Il 10 agosto 1792 gli insorti assaltano le Tuileries e il re viene sospeso e imprigionato con la famiglia. Il 21 settembre la monarchia viene abolita.
Già prima della caduta del re, la guerra contro Austria e Prussia, dichiarata nell’aprile 1792, divide i rivoluzionari e aumenta i sospetti sulla famiglia reale: Maria Antonietta, austriaca, viene accusata di fare il doppio gioco con il nemico. Il clima li spacca su come comportarsi con il sovrano.
L'11 dicembre 1792 si apre il processo contro colui che ormai viene chiamato Luigi Capeto (perché discendente di Ugo Capeto, per dissacrarne lo status di re). L'accusa è di "cospirazione contro la libertà pubblica e la sicurezza generale dello Stato", e l'ex re viene riconosciuto colpevole.
La condanna viene eseguita il 21 gennaio 1793: Luigi XVI muore sulla ghigliottina a Parigi, nella piazza che all'epoca si chiamava Place de la Révolution. Oggi quella piazza è Place de la Concorde.