Illustrazione di persone che osservano la cometa di Halley nel 1066 sopra un paesaggio con castello
Immagine realizzata con AI

La cometa di Halley nel 1066 brillò così tanto nel cielo d'Europa da essere scambiata per un presagio della caduta del re inglese Harold. Quello stesso anno l'Inghilterra fu conquistata dai Normanni di Guglielmo il Conquistatore, e la cometa finì ricamata nel celebre arazzo di Bayeux, che racconta l'impresa dal punto di vista dei vincitori.

Nel Medioevo il passaggio della cometa di Halley aveva un significato inquietante: era interpretato come un presagio di sventure o di cambiamenti al potere.

Indice

  1. Quando apparve la cometa e per quanto tempo si vide
  2. Il ricamo di Bayeux e la versione dei Normanni
  3. Il terrore dei re secondo i cronisti medievali
  4. Il cosmo medievale: cielo e terra legati dallo stesso destino

Quando apparve la cometa e per quanto tempo si vide

Secondo la maggior parte delle fonti dell'Europa occidentale, la cometa comparve nel cielo della sera dal 24 aprile 1066. Restò visibile per una o due settimane, circa quattro mesi dopo l'incoronazione di Harold.

In Cina gli astronomi imperiali ne seguirono con precisione traiettoria e luminosità per oltre due mesi. Il massimo splendore arrivò il 22 aprile, poco prima che la cometa diventasse visibile anche nei cieli dell'Europa nordoccidentale.

Perché fece così impressione? I calcoli moderni indicano che passò a circa 15 milioni di chilometri dalla Terra. Una distanza che conferma un resoconto cinese dell'epoca, secondo cui brillava quanto Venere, con una coda lunga 15 gradi nel cielo.

Insomma, un oggetto enorme e luminoso spuntato all'improvviso. Ricordiamo che prima dell’invenzione del telescopio, all’inizio del Seicento, il cielo si osservava solo a occhio nudo, e uno spettacolo così era impossibile da ignorare.

Il nome che conosci oggi arrivò secoli dopo. Fu l'astronomo inglese Edmond Halley a dimostrare che le apparizioni del 1531, del 1607 e del 1682 erano lo stesso corpo celeste, che torna circa ogni 76 anni.

L'ultimo passaggio risale al 1986, quando la sonda europea Giotto si avvicinò a circa 600 chilometri dal nucleo, attraversandone la chioma. Il prossimo ritorno è atteso tra il 2061 e il 2062.

Il ricamo di Bayeux e la versione dei Normanni

Il cosiddetto arazzo di Bayeux in realtà è un ricamo di lana su lino lungo quasi settanta metri. Racconta la conquista normanna dell'Inghilterra e fu probabilmente realizzato in Inghilterra, pochi anni dopo i fatti, per un committente normanno.

In una delle sequenze più famose c'è Harold accanto a una folla che fissa il cielo. Sopra la scena brilla la cometa e la didascalia ricamata in latino dice "Isti mirant stella", cioè "queste persone si meravigliano della stella".

Il dettaglio da non perdere sta nel bordo inferiore. Lì compaiono, quasi come fantasmi, le navi dell'invasione normanna: la cometa sopra, la flotta nemica sotto e in mezzo un re già segnato. È la lettura dei vincitori. Harold viene presentato come un usurpatore destinato alla rovina, un traditore che con le sue scelte si è tirato addosso la distruzione.

Bada bene: chi ha ideato quella scena voleva lanciare un messaggio politico, più che documentare un fenomeno astronomico. Nel resto del ricamo, però, si trovano dettagli preziosi su barche, armi, vestiti, cibo e costruzione di fortificazioni.

Resta anche un mistero famoso. Nella scena della morte di Harold non è chiaro se il re sia la figura con la freccia nell'occhio o quella che cade sotto un cavaliere, e se ne discute da duecento anni.

Il terrore dei re secondo i cronisti medievali

Il cronista normanno Guglielmo di Poitiers, contemporaneo dei fatti, chiamò la cometa regum terror, "terrore dei re". Ne parla solo dopo il racconto della battaglia e della ricerca del corpo del sovrano caduto, leggendola come annuncio di un regno sfortunato per Harold e di buona sorte per il suo avversario.

Un altro storico dell'epoca, Guglielmo di Jumièges, la vide comparire a nordovest con una coda divisa in tre. Secondo lui restò in cielo per 15 giorni e annunciava cambiamenti nel governo del regno.

Più caute le versioni D e C delle Cronache anglosassoni, raccolte di annali in inglese antico. Registrano la "stella con i capelli" come "un segno quale gli uomini non avevano mai visto prima", senza collegarla a un cambio di regime.

A sigillare la lettura funesta ci pensarono i fatti. Nell'ottobre 1066 Harold perse la battaglia di Hastings e la vita, e la cometa diventò a posteriori l'annuncio della sua fine.

I cronisti della generazione successiva calcarono la mano. Il monaco inglese Orderico Vitale (1075-1142 circa) riferì che "dotti astrologi che indagano i segreti della scienza naturale" l'avevano dichiarata presagio del passaggio di un regno.

Guglielmo di Malmesbury (1095-1143 circa) scrisse che le comete annunciavano "o una pestilenza nel regno o un cambiamento nella regalità". E mise in bocca al monaco Aethelmaer queste parole: "È molto tempo che non ti vedo; ma ora che ti vedo sei molto più terribile, perché ti vedo brandire la rovina della mia patria".

Quel "è molto tempo" fa pensare che il monaco avesse già visto una cometa, forse quella lunga ma debole del 1018. Uno studio dell'astrofisico Simon Portegies Zwart e dello storico Michael Lewis propone invece la stessa Halley, passata nel 989.

Il cosmo medievale: cielo e terra legati dallo stesso destino

Per capire tutto questo bisogna entrare nella testa di un astronomo medievale. L'universo era diviso in due regni: quello sopralunare, con pianeti e stelle fisse fatti di etere, perfetto e immutabile, e quello sublunare, con i quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra) soggetti al decadimento.

La regola d'oro prevedeva che ciò che stava sopra influenzava ciò che stava sotto. Gli affari umani dipendevano dai pianeti, e il cosmo si leggeva in chiave astrologica e alchemica.

Per questo gli astronomi annotavano data, ora e aspetto della cometa, insieme ai suoi effetti. Astronomia e astrologia erano due facce della stessa materia, e nell'Inghilterra del XII secolo le previsioni andavano forte, come mostrano i molti oroscopi sopravvissuti.

Gli scrittori dell'XI secolo attingevano a testi dell'antica Roma e della Chiesa delle origini. Le opere di Isidoro di Siviglia e Beda ispirarono proprio l'idea di Malmesbury delle comete come annuncio di pestilenze o di cambi al potere.

Sulla natura delle comete, però, gli antichi erano divisi. Per Aristotele erano fenomeni meteorologici sotto la Luna, perché le sfere perfette lassù non ammettevano apparizioni intermittenti; il filosofo romano Seneca e alcuni pensatori del mondo islamico le collocavano invece nei cieli sopra la Luna.

Nel XII secolo arrivarono in latino le opere di Aristotele sulla natura e molti autori del mondo islamico, tra cui l'astrologo persiano Abu Ma'shar (787-886). Su quella base il filosofo inglese Robert Grosseteste scrisse il trattato "Sulle comete", probabilmente dopo il ritorno di Halley del 1222.

Per Grosseteste le comete erano materia terrestre sollevata verso l'alto e caricata di potere celeste da certi pianeti o stelle. E provocavano paura nei popoli sopra le cui terre comparivano.

In un cosmo così, la cometa del 1066 era un messaggio da decifrare, più che una superstizione. Per Guglielmo di Poitiers quel messaggio annunciava il destino funesto del regno di Harold Godwinson.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
@gianmarcodeusebi ‘il Barbero de Roma’ svela 12 segreti di Roma: dal s***o al cornetto

Sesso, scandali, intrighi, curiosità e leggende: Roma nasconde storie nella sua storia millenaria che sembrano uscite da una serie TV. Scoprile nella seconda parte di #Screenshot (ft Azzykky)

Guarda il video