Pubblicato nel 1726, I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift usa quattro viaggi fantastici per attaccare corruzione politica, guerra e difetti dell'essere umano: il significato del romanzo sta tutto in questa satira travestita da avventura. Molti lo ricordano come una fiaba, ma il libro originale è molto più duro e ironico delle sue versioni per ragazzi.
Swift era un ecclesiastico anglicano nato a Dublino, già noto come scrittore e saggista. Il manoscritto arrivò al libraio londinese Benjamin Motte accompagnato da una lettera di un certo Richard Sympson, che si presentava come cugino del protagonista, il capitano Lemuel Gulliver. Motte lo pubblicò il 28 ottobre 1726 in due volumi, senza conoscere il vero autore.
Il titolo originale era Travels Into Several Remote Nations of the World. Il successo fu immediato, lo pseudonimo durò poco e da allora il romanzo è stato tradotto in decine di lingue senza mai uscire di stampa.
Indice
Quattro viaggi per smascherare i difetti umani
Ogni viaggio di Gulliver mette in luce vari aspetti dei vizi e dei difetti dell'umanità. Il romanzo è diviso in quattro parti, una per ciascuna spedizione del capitano:
- Lilliput e Blefuscu;
- Brobdingnag;
- Laputa, Balnibarbi, Glubbdubdrib, Luggnagg e il Giappone;
- la terra degli Houyhnhnm.
I viaggi denunciano anche i motivi oscuri che provocano la guerra. Lo scopo, scrisse Swift all’amico Alexander Pope, era "tormentare il mondo più che divertirlo".
Sotto le meraviglie, insomma, resta una domanda: che cos'è davvero l'essere umano? Swift costruisce mondi che funzionano come fiabe regolate da una logica ferrea, e usa ironia e satira per costringere chi legge a fare i conti con la risposta.
È questa doppia natura ad averlo reso un classico. George Orwell lo metteva tra i sei libri da salvare: "Se dovessi fare un elenco di sei libri da preservare quando tutti gli altri fossero distrutti, I viaggi di Gulliver vi comparirebbe sicuramente".
Lilliput ridicolizza il potere e le guerre assurde
Lilliput è la caricatura del potere: un regno minuscolo che si prende terribilmente sul serio. I suoi abitanti sono alti appena sei pollici, eppure sono malvagi, ignoranti e crudeli, governati da un imperatore pieno di titoli altisonanti e da una corte di incapaci vanesi.
Il punto sta tutto nel contrasto. Davanti a Gulliver, i lillipuziani somigliano a insetti che si credono re: più la statura è ridicola, più salta all'occhio l'arroganza di chi si sente superiore.
E poi passano il tempo a farsi guerra. Visti da un gigante, gli scontri tra eserciti in miniatura perdono ogni aria di gloria e mostrano tutta la loro assurdità.
I contemporanei lo capirono subito. "I primi lettori dei Viaggi di Gulliver rimasero molto colpiti dalla sua satira di importanti figure politiche e dei meccanismi del potere", ha spiegato Aileen Douglas, studiosa di letteratura al Trinity College di Dublino, l'università dove Swift aveva studiato.
Douglas è tra le curatrici di Gulliver at 300, la mostra che il Trinity ha dedicato ai trecento anni del romanzo. Riunisce oltre 100 versioni della storia, dalle prime edizioni a un adattamento a fumetti, fino ai libri pop-up.
Il segno di Lilliput è rimasto anche nella lingua. In inglese esiste l'aggettivo "lilliputian", nato proprio dai personaggi in miniatura del primo viaggio.
Brobdingnag e il gioco delle apparenze
A Brobdingnag la prospettiva si ribalta, e con lei il giudizio. Ora è Gulliver a essere minuscolo, circondato da giganti amichevoli e pragmatici.
Swift gioca con le proporzioni per insegnare a diffidare di ciò che si vede. Nel romanzo le apparenze spesso ingannano e l'ironia attraversa quasi ogni frase: tocca al lettore interpretare, senza fidarsi della prima impressione.
Ogni viaggio offre un punto di vista diverso sui vizi umani, e per una parte della critica l'intento dell'opera resta satirico e morale, più che utopico.
Alcuni studiosi collegano questo sguardo alla biografia di Swift, membro dell'élite protestante, minoranza in Irlanda. Un'identità instabile che avrebbe affilato la sua visione dell'autorità inglese.
"La sua particolare doppia prospettiva dentro le strutture di potere del suo tempo gli permise di cogliere la follia di credere che un solo punto di vista sia l'unico possibile", ha scritto su The Conversation Clíona Ó Gallchoir, studiosa di letteratura all'University College Cork.
Il libro funzionava a più livelli fin dall'uscita, e divenne un best-seller letto da tutti. I bambini si divertivano tra esseri minuscoli, giganti, un'isola volante e cavalli parlanti, mentre i politici riconoscevano il veleno della satira.
Laputa e la scienza che gira a vuoto
Nel terzo viaggio il bersaglio è una conoscenza che ha perso il contatto con la vita reale. A Laputa vivono numerosi filosofi e scienziati, impegnati in problemi privi di utilità, mentre saggezza, pedanteria, stupidità e banalità procedono insieme.
Con umorismo corrosivo, Swift prende di mira la natura umana, i racconti di viaggio che nel Settecento erano molto diffusi e anche la scienza. Il romanzo stesso ne prende in prestito la forma: è un esempio di "viaggio immaginario", genere amatissimo all'epoca e spesso scritto in tono canzonatorio.
Il tour del terzo viaggio passa anche per l'isola di Glubbdubdrib, dove una comunità di maghi evoca gli spiriti dei morti. Gulliver può così parlare con Alessandro Magno, Giulio Cesare e Aristotele.
Secondo Douglas, la satira sulla ragione e sul progresso parla direttamente al presente: "Per i lettori di oggi, che temono di essere sostituiti dall'intelligenza artificiale, la profonda satira di Swift sulla natura umana, in particolare sull'orgoglio per la razionalità e il progresso, risuona fortemente".
Gli organizzatori della mostra sono convinti che il messaggio continuerà ad arrivare soprattutto alle generazioni più giovani.
Gli Houyhnhnm e gli Yahoo come specchio umano
L'ultimo viaggio è il più amaro, perché toglie all'uomo perfino il ruolo di protagonista. Nella terra degli Houyhnhnm comandano cavalli intelligenti, che usano come animali da soma gli Yahoo, creature molto simili agli esseri umani.
Visti dagli Houyhnhnm, gli uomini appaiono depravati, avidi e ignoranti. Swift mostra così che cosa succede quando si rinuncia alla ragione e ci si lascia guidare dagli istinti più bassi.
Anche qui l'inglese ha tenuto il segno. "Yahoo" indica una persona rozza, mentre l'aggettivo "swiftiano" è ancora sinonimo di satira amara.
Il ritratto rispecchia il suo autore? Swift scrisse al collega satirico Alexander Pope che "l'intero edificio" dei suoi Viaggi poggiava sul "grande fondamento della misantropia". Gli studiosi discutono ancora se fosse davvero così pessimista o se abbia caricato quei sentimenti sui suoi personaggi.
Proprio questa ambiguità rende la satira difficile da archiviare. Per Swift gli esempi di stupidità, con le loro mille maschere, sono senza tempo, e l'intellettuale Giovanni Papini individuava il cuore del suo genio nell'ironia, "cioè dire una cosa intendendone un'altra".
Il libro si chiude senza risposte definitive. Meschino come un lillipuziano, feroce come uno yahoo o ingenuo come Gulliver: chi arriva all'ultima pagina ha guardato l'umanità attraverso una lente deformante, e ci ha trovato il proprio volto.