Illustrazione di un quaderno aperto con una penna e una tazza su una scrivania

Un esercizio lasciato a metà che torna in mente sotto la doccia. Un capitolo interrotto a cui si continua a pensare per tutta la sera. Capita a tutti, studenti e adulti. La psicologia ha un nome per questo fenomeno, effetto Zeigarnik, e la sua storia comincia quasi cento anni fa a Berlino, attorno al tavolo di un ristorante.

Indice

  1. Tutto è cominciato con un cameriere
  2. La tesi di Bluma Zeigarnik
  3. Cosa dice la ricerca oggi
  4. Come usarlo per studiare meglio

Tutto è cominciato con un cameriere

Il racconto più famoso, tramandato dai libri di storia della psicologia, ha per protagonista Kurt Lewin. Negli anni Venti Lewin insegnava all'Università di Berlino ed era spesso a tavola con i suoi studenti, in lunghe discussioni. Secondo l'aneddoto, il cameriere ricordava a memoria il conto del loro tavolo. Poco dopo che avevano pagato, però, non era più in grado di ripeterlo.

Dell'episodio esistono due versioni. In una il cameriere dimentica il totale del conto, nell'altra che cosa aveva ordinato ciascuno (MacLeod, 2020, Memory & Cognition). Il succo però è lo stesso: finché il conto era aperto, il cameriere ricordava; una volta chiuso, dimenticava.

La tesi di Bluma Zeigarnik

Tra gli studenti di Lewin c'era Bluma Zeigarnik, nata nel 1901 in Lituania e arrivata a Berlino per studiare. Fece di quell'intuizione la sua tesi di dottorato, pubblicata nel 1927 sulla rivista Psychologische Forschung (Zeigarnik, 1927).

Il suo esperimento era semplice. Ai partecipanti, adulti e bambini, dava una ventina di piccoli compiti da pochi minuti ciascuno. Si trattava di costruire una scatola di cartone, modellare figurine di creta, risolvere indovinelli o problemi di aritmetica. Circa la metà veniva interrotta prima della fine, senza spiegazioni. Alla fine Zeigarnik chiedeva di elencare tutti i compiti svolti. Nel suo primo gruppo di partecipanti, i compiti interrotti venivano ricordati in media quasi il doppio di quelli portati a termine.

La spiegazione, nello spirito delle idee di Lewin, era questa: un compito iniziato crea una specie di tensione mentale. La tensione si scioglie solo quando lo si conclude e, fino ad allora, la mente lo tiene «aperto».

Cosa dice la ricerca oggi

Qui arriva la sorpresa. Nel 2025 due psicologi dell'Università di Berna, Romain Ghibellini e Beat Meier, hanno riunito in una meta-analisi le repliche dell'esperimento. Il vantaggio di memoria per i compiti interrotti non è emerso: nel complesso, non li ricordiamo meglio di quelli finiti (Ghibellini e Meier, 2025, Humanities and Social Sciences Communications). Secondo gli autori, il risultato originale poteva dipendere da condizioni particolari, come l'autorità dello sperimentatore e il coinvolgimento dei partecipanti.

Regge invece un effetto parente, studiato nel 1928 da un'altra allieva di Lewin, Maria Ovsiankina: la tendenza a riprendere i compiti lasciati a metà. E altre ricerche confermano che gli obiettivi non portati a termine continuano a occupare la mente. In uno studio del 2011, gli psicologi E. J. Masicampo e Roy Baumeister hanno osservato che generano pensieri intrusivi. Bastava però fare un piano preciso per portarli a termine perché quei pensieri sparissero (Masicampo e Baumeister, 2011).

In altre parole: la memoria «speciale» per le cose incompiute non regge alla prova delle repliche, ma la sensazione di avere qualcosa in sospeso è reale.

Come usarlo per studiare meglio

La parte utile è che questa spinta si può usare a proprio vantaggio, anche con i figli che rimandano i compiti.

  • Iniziare, anche solo per dieci minuti. Se un argomento spaventa e si continua a rimandarlo all'ultimo, basta cominciarlo: un compito avviato tende a richiamarci, e riprenderlo sarà più facile.
  • Scrivere il punto in cui ci si è fermati e il prossimo passo. È il consiglio che arriva dallo studio sui piani: mettere nero su bianco cosa resta da fare aiuta a «chiudere» il pensiero e a staccare la sera.
  • Lavorare a blocchi brevi, come nella tecnica del pomodoro, fermandosi magari a metà di un esercizio facile: il giorno dopo sarà più semplice ripartire.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.

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