
Le domande sulla vita più importanti sono spesso quelle che non ti fermi mai a farti, e proprio le più scomode possono far emergere ciò che conta davvero, ciò che ti manca e il modo in cui ti vedi. La pagina Instagram @explaining ne ha raccolte otto tra didascalia e schede, sotto un titolo che è già un programma: "Domande scomode per aiutarti a capire meglio te stesso".
Si passa dall'ultimo giorno di vita a una scatola piena di cose perdute, dall'età che senti addosso all'idea di vivere per sempre. Quasi tutte partono da un "se" e ti chiedono una scelta, senza suggerirti la risposta.
Indice
Chi cercheresti per primo nei momenti decisivi
Il primo blocco di domande riguarda le persone.
1. Un solo giorno da vivere: con chi lo passeresti?
La più diretta immagina che ti resti un solo giorno da vivere e ti chiede due cose insieme: con chi sceglieresti di trascorrerlo e che cosa diresti finalmente a quella persona.
Quel "finalmente" pesa parecchio, vero? Dà per scontato che ci sia qualcosa rimasto in sospeso, una frase che finora hai tenuto per te.
2. Chi cercheresti alla festa più affollata?
Poi c'è la scena della festa più affollata che tu possa immaginare. Prova a pensare a tutte le persone che hai conosciuto nella stessa stanza, nello stesso momento: chi cercherebbero per primi i tuoi occhi?
Una stanza piena di facce note, e una sola che vorresti trovare subito.
3. Un luogo o una persona?
L'ultima domanda di questo gruppo mette sul tavolo un bivio secco. Se potessi essere ovunque nel mondo in questo preciso istante, sceglieresti un luogo o una persona?
Da una parte una meta, dall'altra qualcuno da raggiungere. Sembra una domanda sui viaggi... e invece ti costringe a dire che cosa desideri raggiungere per primo.
Che cosa ti manca davvero di ciò che hai perso
Il secondo blocco lavora su ciò che non c'è più.
4. La scatola delle cose perdute
La domanda simbolo immagina che tutto quello che hai perso ti venga restituito in una sola scatola: che cosa prenderesti per primo?
Dentro quella scatola, in teoria, può finire di tutto: un oggetto, una foto, un regalo, un ricordo legato a qualcosa che non hai più. La domanda però chiede una cosa sola, la prima su cui allungheresti la mano.
5. Dimenticare o rivivere?
Un'altra domanda ti mette davanti a un'alternativa che non lascia vie di fuga. Se dovessi scegliere, preferiresti dimenticare il tuo ricordo più doloroso o rivivere quello più felice?
Le due opzioni vanno in direzioni opposte. Da un lato liberarti di un peso, dall'altro riavere per un momento qualcosa di bello che è già passato.
Diciamocelo: nessuna delle due è una scelta facile. Chi sceglie di cancellare il dolore e chi sceglie di recuperare la felicità sta guardando la propria storia da due punti diversi.
6. Il tuo più grande "what if"
Chiude il blocco la domanda forse più quotidiana di tutte. Qual è il più grande "what if" a cui ti sorprendi ancora a pensare?
L'espressione inglese "what if" corrisponde al nostro "e se...": e se avessi detto di sì, e se avessi scelto un'altra strada, e se fossi rimasto. La domanda parla di un pensiero che "ancora" torna, quindi di qualcosa che non hai mai davvero archiviato.
Messe insieme, queste tre domande ruotano tutte attorno a una mancanza. Cambiano solo la forma: un oggetto da ritrovare, un ricordo da tenere o da togliere, un'ipotesi rimasta aperta.
Quanti anni ti sentiresti senza conoscere la tua età
Il terzo blocco tocca il modo in cui ti vedi.
7. Quanti anni ti sentiresti?
La domanda centrale è spiazzante: se nessuno ti avesse mai detto la tua età, quanti anni pensi che ti sentiresti?
Togli il numero sulla carta d'identità, le candeline, gli auguri, la data sul documento. Resta solo la sensazione che hai di te, ed è a quella che la domanda chiede di rispondere.
La risposta può essere un numero più alto o più basso di quello reale, ed entrambi i casi dicono qualcosa. La domanda mette a confronto l'età che ti è stata comunicata e quella che percepisci, lasciando a te il compito di misurare la distanza.
8. Vorresti davvero vivere per sempre?
Accanto a questa ce n'è un'altra che allarga lo sguardo dall'età al tempo intero di una vita. Se vivere per sempre diventasse possibile, lo vorresti davvero?
Quel "davvero" cambia tutto. Dà per possibile l'immortalità e sposta il problema dalla fattibilità al desiderio: la questione è se la vorresti tu, in prima persona.
Le due domande si tengono a vicenda. Una ti chiede quanti anni senti di avere, l'altra quanti ne vorresti avere davanti, all'infinito.
In entrambi i casi il numero passa in secondo piano rispetto a come lo vivi. Ed è proprio lì che le domande di questo gruppo vanno a scavare.