carcere mondo

Una stanza luminosa con un letto singolo, una scrivania e una finestra. Poco dopo, un dormitorio sovraffollato o una cella chiusa da sbarre altissime. Sui social circolano spesso caroselli che mostrano quanto siano diverse le prigioni nel mondo.

Il confronto colpisce perché sembra mettere davanti due idee opposte di giustizia: da una parte il recupero della persona, dall’altra la punizione più dura possibile.

La realtà, però, è meno semplice. Nel mondo si trovano in carcere almeno 11,5 milioni di persone e non esiste un unico modello nemmeno all’interno dello stesso Paese. Le condizioni cambiano in base al livello di sicurezza, al tipo di reato, alla durata della pena e alla struttura in cui si viene trasferiti.

Indice

  1. Norvegia e Finlandia: preparare il ritorno alla vita fuori
  2. Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Canada: la foto non vale per tutto il Paese
  3. Giappone: ambienti ordinati, regole rigidissime
  4. Stati Uniti: non esiste “la prigione americana”
  5. Russia: celle, colonie penali e lavoro obbligatorio
  6. Brasile e Colombia: quando manca anche lo spazio
  7. El Salvador: la mega-prigione diventata simbolo politico

Norvegia e Finlandia: preparare il ritorno alla vita fuori

Le immagini delle carceri norvegesi mostrano spesso stanze singole con mobili, finestre ampie e spazi comuni. Dietro questa scelta c’è il cosiddetto principio di normalità.

Secondo il servizio penitenziario norvegese, la condanna deve togliere la libertà, non tutti gli altri diritti. Per questo la vita all’interno dovrebbe assomigliare, per quanto possibile, a quella esterna. L’obiettivo è fare in modo che il detenuto torni nella società con strumenti migliori rispetto a quando è entrato.

Un’impostazione simile esiste in Finlandia, dove accanto agli istituti chiusi ci sono 12 carceri aperte. In queste strutture non sempre sono presenti alte mura o recinzioni elettrificate e i detenuti possono muoversi con maggiore libertà.

In alcuni casi è possibile studiare o lavorare fuori dal carcere, seguendo regole e autorizzazioni precise.

Questo non significa che tutti i detenuti finlandesi e norvegesi vivano in stanze moderne o in regimi aperti. Esistono anche istituti ad alta sicurezza. La differenza principale sta nel modo in cui viene pensata la pena: non soltanto isolamento, ma preparazione al momento della liberazione.

Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Canada: la foto non vale per tutto il Paese

Le immagini che arrivano da Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Canada mostrano ambienti molto diversi tra loro. Alcuni ricordano piccole camere austere; altri hanno sanitari in acciaio, arredi essenziali e finestre protette.

In Europa le regole penitenziarie indicano la sistemazione individuale come soluzione da preferire durante la notte, salvo i casi in cui condividere lo spazio sia considerato opportuno e sicuro. Applicazione, disponibilità e dimensioni delle celle cambiano però tra Stati e istituti.

Anche il sistema canadese dichiara di dover offrire sistemazioni sicure, umane e compatibili con i programmi di recupero. Questo principio non rende tutte le strutture uguali: un istituto di minima sicurezza sarà molto diverso da una sezione destinata a detenuti considerati pericolosi.

Giappone: ambienti ordinati, regole rigidissime

La stanza in Giappone può sembrare quasi tradizionale, con materassi piegati e pavimento in tatami. L’aspetto tranquillo non deve però trarre in inganno.

Nelle prigioni giapponesi la giornata è fortemente regolamentata. La comunicazione tra detenuti può essere limitata, durante il lavoro spesso non è consentito parlare e il tempo dedicato all’attività fisica può fermarsi a circa 30 minuti al giorno.

Esistono inoltre sistemi di premi e punizioni legati al comportamento e al rispetto delle regole.

In questo caso la durezza della detenzione non passa necessariamente dal degrado visibile della cella, ma dalla disciplina, dal silenzio e dal controllo continuo della routine.

Stati Uniti: non esiste “la prigione americana”

Quando si parla degli Stati Uniti, si tende a immaginare un solo modello fatto di sbarre, tute arancioni e corridoi sorvegliati. In realtà il sistema è enorme e frammentato.

Alla fine del 2023, circa 1,85 milioni di persone erano detenute nelle prigioni statali o federali e nelle carceri locali. Le condizioni cambiano da Stato a Stato e possono andare da strutture relativamente aperte a istituti di massima sicurezza, nei quali i detenuti trascorrono gran parte della giornata isolati.

Russia: celle, colonie penali e lavoro obbligatorio

In Russia ci sono letti a castello separati da una parete di sbarre. Anche qui, però, il sistema non è composto soltanto da celle tradizionali.

Molte condanne vengono scontate nelle cosiddette colonie penali, strutture ereditate dal modello sovietico in cui i detenuti possono vivere in grandi dormitori e svolgere attività lavorative.

Testimonianze e organizzazioni per i diritti umani hanno raccontato condizioni dure, assistenza sanitaria insufficiente, isolamento e punizioni arbitrarie, soprattutto nei confronti dei detenuti politici.

Brasile e Colombia: quando manca anche lo spazio

In diversi Paesi dell’America Latina il problema principale è il sovraffollamento. Quando i detenuti sono molti più dei posti disponibili, peggiorano l’igiene, l’accesso alle cure, la sicurezza e la possibilità di partecipare a programmi di studio o lavoro.

Il Brasile possiede una delle popolazioni carcerarie più numerose al mondo. Rapporti indipendenti descrivono strutture sovraffollate, condizioni igieniche precarie e forti difficoltà nel garantire assistenza e sicurezza.

In Colombia, alla fine del 2023, il sovraffollamento negli istituti nazionali aveva raggiunto il 24,5%: quasi 20.000 persone in più rispetto ai posti disponibili. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, questa situazione limita l’accesso alle risorse di base e alle garanzie giudiziarie..

El Salvador: la mega-prigione diventata simbolo politico

A El Salvador c'è il CECOT, il Centro de Confinamiento del Terrorismo, che è stato inaugurato nel 2023 come elemento centrale della lotta del governo contro le gang. Le autorità dichiarano una capacità massima di 40.000 detenuti e presentano la struttura come simbolo della svolta sulla sicurezza del Paese.

Il carcere è però al centro di forti polemiche. Organizzazioni internazionali denunciano detenzioni arbitrarie, processi collettivi, assenza di contatti con le famiglie e possibili violazioni dei diritti umani. Il governo respinge le accuse e attribuisce alla stretta sulle gang il forte calo della criminalità.

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