Mettere tutti gli indirizzi nello stesso campo di una mail può esporre i contatti di decine di persone e far partire una lunga catena di risposte che nessuno voleva. Per evitarlo basta conoscere il significato di Cc e Bcc nelle email, i due campi che affiancano quello del destinatario principale.
Le due sigle vengono dall'epoca della carta carbone e indicano due modi diversi di mettere qualcuno in copia. La differenza sta tutta nella visibilità: un campo mostra i destinatari a tutti, l'altro li nasconde.
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Cc mostra i destinatari in copia, Bcc li nasconde
La sigla Cc sta per "Carbon Copy", cioè copia carbone. Chi finisce in questo campo riceve una copia del messaggio e il suo indirizzo resta visibile a tutti gli altri destinatari.
Bcc significa invece "Blind Carbon Copy", una copia carbone "cieca". Gli indirizzi inseriti qui ricevono la mail ma restano invisibili agli altri destinatari. L'elenco completo dei Bcc lo conosce solo il mittente, che lo ritrova nella cartella della posta inviata.
Un esempio aiuta a fissare il meccanismo. Mandi una mail con A come destinatario principale, B e C in Cc e D in Bcc: A, B e C vedono gli indirizzi di A, B e C, ma non quello di D.
D invece ha il quadro completo, cioè sa che A è il destinatario principale e che B e C sono in copia. Se però in Bcc aggiungi anche E, D non se ne accorge: i Bcc restano nascosti anche tra loro.
Cambia anche lo scopo dei due campi. Cc serve soprattutto a tenere informate altre persone in modo trasparente, mentre Bcc punta su privacy e riservatezza.
Insomma, la scelta si fa con una domanda sola. Se va bene che tutti sappiano chi sta leggendo, usi Cc; se gli indirizzi vanno protetti, passi a Bcc.
Quando usare Bcc per le email di gruppo
Il caso tipico è la mail a un gruppo numeroso, magari di persone che non si conoscono tra loro. Con gli indirizzi in Bcc ognuno riceve il messaggio senza vedere i contatti degli altri.
Pensa a una newsletter con 100 iscritti: invece di mettere tutti nel campo del destinatario o in Cc, li inserisci in Bcc. Lo stesso ragionamento vale per una comunicazione a tutta la classe o a un gruppo di studio allargato, dove gli indirizzi personali circolerebbero tra sconosciuti.
Il campo Bcc da solo non basta a proteggere i dati sensibili inviati a più persone. Nasconde gli indirizzi, ma per informazioni delicate il Garante per la protezione dei dati personali raccomanda alle organizzazioni modalità di invio più sicure.
Nei programmi di posta lo stesso campo si trova anche con la sigla Ccn. Il funzionamento è identico: cambia solo l'etichetta.
C'è poi un altro uso della copia nascosta. Bcc serve anche a mandarti una copia del messaggio sul tuo indirizzo personale, per esempio quando invii una candidatura e vuoi conservarla in un'altra casella.
Cc e Bcc possono convivere nella stessa mail. Puoi mettere in copia visibile chi deve seguire la questione e in copia nascosta te stesso, così il messaggio resta trasparente per gli altri e tu hai il tuo archivio.
Resta la questione del galateo. Usare Bcc per proteggere la privacy dei destinatari è corretto, ma se una persona deve sapere di essere stata inclusa conviene avvisarla a parte.
Risposte e conversazioni: gli errori da evitare
Le mail di gruppo possono proseguire oltre il primo messaggio. Tra risposte e controrisposte si crea una catena di email che può andare avanti per giorni, e qui Cc e Bcc si comportano in modo molto diverso.
Con Cc tutti i destinatari restano collegati alla conversazione e possono seguirne il filo direttamente. Chi è in Bcc invece non si aggancia allo stesso modo ai messaggi successivi.
Le risposte di chi era in Bcc rischiano anche di restare escluse da quelle degli altri partecipanti alla discussione. Se un destinatario nascosto usa "Rispondi", scrive al mittente; con "Rispondi a tutti" raggiunge anche i destinatari visibili e rivela la propria presenza.
Tutto questo si lega ai ruoli. In Cc vanno le persone da informare, che possono aggiungere qualcosa alla conversazione se serve; chi è in Bcc, di solito, non deve intervenire.
Un errore è mettere in Cc indirizzi che vanno tenuti riservati. Basta che una persona clicchi su "Rispondi a tutti" e il suo messaggio arriva all'intero gruppo, poi risponde un altro, poi un altro ancora, e le caselle di tutti si riempiono.
Per questo, con gruppi grandi, mettere tutti i destinatari in Bcc evita che "Rispondi a tutti" raggiunga l'intero gruppo. E quando sei tu a rispondere a una mail con molte persone in copia, prima di usare "Rispondi a tutti" chiediti se la tua replica deve davvero arrivare a ciascuno di loro.
Le sigle arrivano dalla carta carbone
Le due sigle sono molto più vecchie della posta elettronica. Vengono dalla carta carbone, un foglio sottile ricoperto da un lato di pigmento scuro. Si metteva tra il foglio originale e un foglio bianco: scrivendo a mano o battendo a macchina, la pressione trasferiva le lettere anche sul foglio sottostante, che diventava una copia identica.
Sulle origini, Italia e Inghilterra se la contendono. Secondo molte ricostruzioni, nei primi anni dell’Ottocento l’inventore italiano Pellegrino Turri usò un foglio annerito per far funzionare una delle prime macchine per scrivere, costruita per una contessa sua amica, che era cieca. Nel 1806 l’inglese Ralph Wedgwood brevettò invece un sistema simile per duplicare lettere e documenti.
Il vero successo arriva con la diffusione della macchina da scrivere, dagli anni Settanta dell’Ottocento. Negli uffici si prende l’abitudine di annotare in fondo alla lettera “cc”, seguito dai nomi di chi ne riceveva una copia. Per le copie riservate nasce il “bcc”: l’annotazione compariva solo sulle copie, mai sull’originale, così il destinatario principale non sapeva chi altro avrebbe letto la lettera.
Quando, negli anni Settanta del Novecento, si fissarono le regole tecniche della posta elettronica, i due campi furono ripresi così com’erano. La carta carbone è sparita dagli uffici da decenni, ma le sue sigle sopravvivono in ogni casella di posta, e funzionano ancora come allora.