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Dittongo


Il dittongo, derivante dal greco antico δίφθογγος significa con "due suoni", è la combinazione di due vocali e che è caratterizzata da uno spostamento che avviene da un vocoide verso un altro. Questo molto spesso viene riconosciuto come se fosse una vocale unica. I dittonghi inoltre prevedono uno spostamento della lingua. Mentre per esempio i monottonghi sono rappresentati mediante un solo simbolo, i dittonghi vengono considerati come se fossero una vocale di carattere lungo che non risulta essere di carattere stabile, bensì di carattere dinamico.


I principali tipi di dittonghi


I dittonghi possono essere classificati in varie tipologie:

- i dittonghi detti dittonghi di chiusura: questi presentano il secondo vocoide che risulta essere più lungo del primo;
- i dittonghi che vengono definiti come dittonghi di apertura e che sono quelli che presentano il secondo vocoide più basso del primo;
- i dittonghi di centratura che vengono definiti come dittonghi che hanno il primo elemento più di tipo periferico e il secondo elemento invece di tipo maggiormente centralizzato.
- i dittonghi di tipo ascendente che sono quelli molto utilizzati nell'ambito delle lingue romanze, tra cui anche l'italiano, che presentano un contoide approssimante e anche un vocoide;

In varie lingue i dittonghi risultano essere momnofonemici, poiché è come se equivalessero ad una vocale lunga e prendono dunque il nome di dittonghi fonologici.

I dittonghi nella grammatica italiana


Nell'ambito della grammatica italiana i dittonghi possono formarsi con le vocali /i/ e /u/ che sono "vocali deboli" e che si trovano in "posizione atona" (che non hanno l'accento tonico) e che risultano essere affiancate ad un'altra vocale che risulta essere presente in posizione tonica; oppure possono formarsi con le vocali /i/ e /u/ che risultano essere affiancate l'una all'altra; una delle due può andare a formare l'accento tonico.

Le due tipologie di dittongo in italiano


Le due tipologie di dittongo in italiano quindi sono i dittonghi discendenti: /ai/; /ei/; /ɛi/; /oi/; /ɔi/; /au/; /eu/; /ɛu/ e i dittonghi ascendenti che sono principalmente i seguenti: /ja/; /je/; /jɛ/; /jo/; /jɔ/; /ju/; /wa/; /we/; /wɛ/; /wi/; /wo/ e /wɔ/.

Inoltre in italiano esistono i cosiddetti dittonghi mobili, ovvero /ie, uo/ che derivano da e e da o e che sono molto importanti. Questi sono formati da una consonante di tipo approssimante e da una vocale. Questo tipo di dittonghi sarebbero formati da una semivocale e da una vocale e sono anche di origini antiche.

Gli iati


Il termine iato deriva dal latino hiatus che significa "apertura". Lo iato serve per dividere due vocali tra due sillabe che sennò farebbero parte integrante della medesima sillaba. Queste due vocali devono essere accostante con due tipi di emissione di voce.

Lo iato nella grammatica italiana


Nell'ambito della grammatica esistono ben due fenomeni di iato ben distinti:

- si può considerare iato l'incontro di due vocali che vengono considerate "forti" - /e, ɛ, a, ɔ, o/, - che risultano presentare l'accento nella prima vocale;
- si può considerare iato anche quello che presenta l'incontro di due vocali che vengono definite "forti" e che presentano l'accento sulla seconda vocale, o anche quell'incontro di una vocale forte con una vocale debole, che risulta essere accentata.

Esempi di iati


- Nessi vocalici "forti": /aa/; /ae/; /aɛ/; /ao/ ; /ea/; /ee/; /eo/; /ɛa/; /ɛe/; /ɛo/; /ɔa/; /ɔe/; /ɔo/; /oa/; /oe/; /oɛ/; /oo/.

- Nessi vocalici con la prima vocale "debole" che risulta essere accentata: /ia/; /ie/; /ii/; /io/; /ua/; /ue/;/ui/; /uo/.

- Nessi vocalici che presentano l'accento nella seconda vocale: /i'i/; /i'ɛ/; /i'a/; /i'ɔ/; /i'u/; /e'i/; /e'e/; /e'a/; /e'ɔ/; /e'o/; /e'u/; /a'i/; /a'e/; /a'ɛ/; /a'a/; /a'ɔ/; /a'o/; /a'u/; /o'i/; /o'e/; /o'ɛ/; /o'a/; /o'ɔ//o'u/; /u'i/; /u'ɛ/; /u'a/; /u'ɔ/.
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