La parola transumanza (dallo spagnolo Trashumar) indica lo spostamento delle greggi dalla montagna al mare o dal mare alla montagna: tutto questo è tipico della civiltà appenninica che fonda la sua fonte di reddito proprio sulla transumanza.
Gli animali seguivano le cosiddette "vie della lana" o tratturi (insieme di leggi che regolavano i pascoli pubblici dai tempi degli imperatori Teodosio e Giustiniano): queste vie si estendevano per 3.100 chilometri, cioè dai monti dell'Irpinia, dell'Abruzzo e del Molise fino ad arrivare alla Puglia. Le città interessate (dove ci sono tracce delle vie della seta) erano e sono tutt'ora: Teramo, Pescara, Chieti, Ortona, Lanciano, Vasto, L'Aquila, Celano, Sulmona, Campobasso, Isernia, Larino, San Severo, Foggia, Candela, Manfredonia, Trinitapoli, Bari, Barletta, Melfi, Gravina in Puglia, Matera e Altamura. Questi percorsi risalgono all'epoca dei Sanniti visto che ci sono tracce vicine ai templi di Pietrabbondante, Schiavi e Sulmona e hanno interessato il passaggio di più di 30 milioni di pecore dal 1494 ad oggi.

La strada più lunga e frequentata era quella del "Tratturo magno" (percorribile in tre settimane) che si estendeva per 243 chilometri e collegava le città di L'Aquila e Foggia. La transumanza ha condizionato l'evoluzione del territorio impedendo la costruzione di nuovi centri abitativi e lo sviluppo dell'agricoltura che non era ben remunerativa come la pastorizia; ma lo sviluppo della rete stradale e dehli insediamenti ha impedito (o limitato) la transumanza che è rimasta viva solo in Puglia e Basilicata.

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