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L'ecologia
Nasce come movimento nel 1866, la questione che si pone è quella di stabilire quali sono i limiti umani rispetto all'ambiente. Presuppone una ripresa dell'etica cristiana, fondata sul tu devi, ovvero fa riferimento alla coscienza interiore dell'uomo. Gli uomini devono capire fino a che punto possono spingersi. Un filosofo che si occupa dell'ecologia è Jonas che scrive il principio di responsabilità nel 1979, applicandolo sia all'etica che all'ecologia. parla della tragica possibilità di annientare delle forme di vita.
Stabilisce che è necessario che gli uomini applichino una politica mirata ad attuare delle azioni che abbiano un effetto positivo anche per l'ambiente.
Il mondo non è mio, io sono un affidatario che deve fare in modo che chi venga dopo di me abbia la possibilità di vivere nell'ambiente come ci vivo io. Per evitare che le azioni diventino deleterie (nocive) per il futuro dell'ambiente devo applicare l'euristica della paura, cioè devo fare in modo che le mie azioni siano mirate per il bene di quelli che vengono dopo. Se io penso che la conseguenza della mia azione sia catastrofica riesco a calibrare le mie azioni e agirò in modo più responsabile.


Globalizzazione
La globalizzazione è quel processo che riguarda tutto il mondo. Questo concetto e termine viene ripreso dall'economia e poi si espande all'ambito culturale. Dal punto di vista culturale non sempre rappresenta un processo positivo perché internet sebbene sia uno strumento eccezionale, dal punto di vista culturale gli uomini hanno perso tutte quelle particolarità legate all'identità che in questo momento non è più un identità così evidente. Prima di internet l'uomo aveva una cultura pura, adesso abbiamo una cultura contaminata (es. la lingua che si evolve e ha continue contaminazioni da altre culture; es. buon weekend).
Localizzazione è un essere globale senza staccarmi dalla cultura di apparenza come MC DONALD che adatta i suoi panini ai luoghi in cui si trova. La globalizzazione è un essere globale, che come dice Roberson mi fa sentire parte della mia cultura di appartenenza senza distaccarmene troppo. Quindi nonostante io sia obbligato a far parte di questa mia globalizzazione devo rimanere comunque legato alla mia cultura di appartenenza. Un fenomeno molto famoso è quello del crossover (salto).

Va sottolineato che tutti i mercati grazie ad internet sono connessi fra di loro.
Il come la globalizzazione viene trasportata sul piano culturale è legato al concetto della perdita di identità. È necessario per gli uomini non escludersi da internet perché oggi essere internauta è una necessità. Mcluhan ci definisce un “villaggio globale” perché con internet riesco ad arrivare ovunque. L'uomo deve essere globalizzato ma soprattutto glocalizzato cioè deve tendere al globale perché deve conoscere quello che c'è fuori ma deve riprendersi la forza della propria identità. La glocalizzazione è l'unione del globale e del locale. Essere globale è più facile se io mi riapproprio della mia identità locale. In questa forma di ripresa della propria cultura c'è anche un altro aspetto, cioè il crossover. Il crossover è rappresentato in particolare dall'esempio di quelle persone che vivono rinchiusi nella loro camera, in penombra senza mai uscire e rappresentano il crossover perché loro sono molto globali ma anche piuttosto radicati nell'identità. Il loro modi di vivere le relazioni con gli altri sono in passaggio tra reale e virtuale continuo. Non c'è una limitazione fissa tra quello che è finto e tra quello che non lo è. Il crossover quindi è il salto, il passaggio continuo da una cultura all'altra che presuppone dal punto di vista culturale la mistura cioè il fatto di mescolare tante abitudini diverse (Ad esempio mangiare l'hamburger ma con le bacchette).

Perché la filosofia deve intervenire rispetto alla globalizzazione se è un mercato? Perché l'aspetto della globalizzazione va ad incidere sull'aspetto fondamentale che riguarda le scienze umane cioè la comunicazione. Quando noi parliamo di comunicazione c'è uno psicologo che ha parlato di assiomi della comunicazione (assiomi in matematica sono quelle verità che non devono essere dimostrate), sono delle regole assolute che girano attorno alla comunicazione (non ci interessa sapere quali sono queste regole). Il primo assioma è quello più importante che dice: “non si può non comunicare” cioè secondo Watzlawick non esiste una non-comunicazione perché non esiste un non-comportamento cioè non è necessario che io comunico attraverso le parole, posso comunicare anche attraverso un atteggiamento, attraverso una postura. Il mio atteggiamento è inteso come una forma di comunicazione. Quello che viene messo in evidenza è che il silenzio anche è considerato come forma di comunicazione, cioè un silenzio assenso perché ascolto, oppure un silenzio che penso ad altro. Per questo senso non esiste un non comportamento perché qualunque atteggiamento che l'individuo assume è una forma di comunicazione e può essere considerato come una predisposizione cioè ti invito a parlare o una chiusura rispetto alla comunicazione.

Ci dice che ci sono tre elementi per comunicare: verbale, non verbale e paraverbale.
Verbale: è la comunicazione legata alla lingua, tutto quello che è legato al mio modo di parlare, al linguaggio che utilizzo.
Non verbale: cioè la postura, la posizione rispetto allo spazio che occupo.
Paraverbale: riguarda la tonalità attraverso cui io utilizzo la voce, non deve essere né troppo alta ne troppo bassa.

Uno aspetto importante dal punto di vista della comunicazione è il calo dell'attenzione dell'ascoltatore, ed esistono diversi modi con i quali l'oratore può riportare in alto l'attenzione; per esempio la battuta, cioè interrompere il discorso in modo di far risalire l'attenzione. Anche alzare e abbassare il tono della voce è funzionale a far risalire l'attenzione.

Come avviene la comunicazione? Esiste uno schema preciso di cui dobbiamo tener presente. C'è sempre un emittente, un ricevente, un codice, un canale e i filtri.
L'emittente è colui che emette la comunicazione/il messaggio e il ricevente è colui che la riceve. Affinché ci sia la comunicazione cioè il passaggio tra emittente e ricevente deve entrare in gioco il codice cioè il linguaggio, che deve essere comprensibile. Tutto questo avviene in un canale cioè lo spazio fisico in cui la comunicazione avviene (es. aula). Ci possono essere però delle possibilità per cui il messaggio non arriva dall'emittente al ricevente, esistono degli elementi per cui il messaggio si interrompe e questi elementi vengono chiamati filtri o rumori. I filtri possono essere interni o esterni. Quelli interni sono i filtri legati alle emozioni e agli stati d'animo (es. sono arrabbiato o sono felice) e rappresentano dei filtri poiché la mia testa sta altrove. Il filtro esterno può essere qualunque rumore che interviene durante la comunicazione.

L'aspetto posturale, il tono e la mimica sono degli elementi molto importanti.
Dal punto di vista pubblicitario e dal punto di vista della televisione c'è una ricerca dell'immagine che è funzionale all'essere accettato.

Con i fenomeni di massa (cellulare, internet) si è diversificato un altro elemento cioè l'elemento legato ai messaggi. Si è passati da una forma di comunicazione “one-to-one” a “one-to-many”.
“one-to-one” era la comunicazione uno a uno per esempio è rappresentato dalla lettera, la lettera però presuppone che io abbia una conoscenza del ricevente e questo significa un rapporto diretto tra me e il ricevitore. La lettera presupponeva il rispetto della punteggiatura, rispetto dell'italiano classico e una sorta di formalità.
Oggi con internet e le chat viene messo in evidenza che il messaggio assume caratteri generali perché lo stesso messaggio può essere inviato a diverse persone, quindi viene a mancare la confidenza e la specificità del messaggio al cui lo invio. Nel “one-to-one” si doveva spettare molto tempo prima di riceve la lettera di risposta; i mezzi di oggi hanno presupposto un aspetto fondamentale, cioè l'immediatezza del messaggio.
Tutto questo presuppone di nuovo una perdita dell'identità poiché si possono creare profili falsi e questo tipo di comunicazione non può essere una comunicazione vera come quella di un tempo perché è cambiato il mio interfaccia, perché dietro a uno schermo ci può essere chiunque.

Un altro aspetto legato a questo cambiamento della comunicazione è legato anche all'immediatezza con cui mi esprimo (emotions o abbreviazioni). La comunicazione è diventata una comunicazione veloce sia dal punto di vista della risposta che da quello dalla formulazione.

Un'altra cosa importante che vine messa in evidenza è sempre legato al messaggio che arriva e lo ritroviamo nella pubblicità. Anche la pubblicità rappresenta una forma di condizionamento che ci induce per esempio all'acquisto. La pubblicità è legata all'immagine ma non un'immagine casuale. Elementi fondamentali che stanno a supporto dell'immagine sono legati per esempio al colore, che deve essere accattivante anche se non è palese, o ai suoni e i jingle. La pubblicità per essere funzionale deve fare come un messaggio subliminale che non viene catturato dagli occhi ma dal cervello. Un'altra strategia legata alla pubblicità è l'utilizzo di personaggi famosi poiché tendono ad essere emulati e rappresentano lo stimolo affinché quel prodotto venga comprato.
La ripetizione è un elemento fondamentale perché rende accattivante la pubblicità. Una pubblicità che funziona viene ripetuta tante volte nell'arco della giornata. La ripetizione rappresenta il condizionamento, più volte vedo la pubblicità più il prodotto mi rimane nella mente.

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