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Un'altra conseguenza dell'inquinamento atmosferico consiste nella progressiva diminuzione del manto di ozono che si trova sopra i 30 chilometri di quota (ozonosfera) e che protegge la Terra da pericolose radiazioni ultraviolette. L'assottigliamento dello strato di ozono (fenomeno chiamato comunemente "buco nell'ozono") fa si che aumenti l'intensità al suolo di quelle radiazioni emesse dal Sole che diventano nocive per la salute umana. Gli scienziati ritengono che danneggiare lo strato di ozono siano i clorofluorocarburi e gli ossidi di azoto. I primi sono dei e gas utilizzati negli impianti refrigeranti (frigoriferi, condizionatori, bombolette spray), i secondi si trovano in natura, ma possono anche essere prodotti dagli aerei che bruciano carburante vicino alla fascia di ozono. Nel 1987 trentacinque Paesi hanno firmato il Trattato di Montrel che prevedeva di eliminare, entro quindici anni, tutti i gas CFC.
Oggi la situazione non è migliorata, anzi alcuni Paesi in via di sviluppo come l'India e la Cina emettono gas CFC in quantità crescenti.

L'impiego di combustibili fossili provoca l'emissione di diversi gas che, pur non essendo gas ad effetto serra, hanno effetti negativi sull'ambiente. Infatti sottoprodotti tipici delle centrali termoelettriche, di alcune attività industriali, degli scarichi dei motori delle automobili e degli impianti di riscaldamento domestici sono l'anidride solforosa e gli ossidi di azoto. Ques gas, una volta raggiunta l'atmosfera reagiscono con l'umidità dell'aria, dando origine a composti acidi che vengono portati a terra dalla pioggia. Le "piogge acide", oltre ad avere effetti negativi sulla salute dell'uomo, danneggiano la vegetazione, gli edifici, i monumenti e avvelenano le acque dei laghi e dei fiumi con gravi conseguenze anche sulla fauna.

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