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Gli squilibri economici e sociali

Oltre un miliardo di persone vive in condizioni di estrema indigenza, con meno di un dollaro al giorno.
La qualità della vita è a livelli bassissimi: beni insufficienti, carenze abitative, accesso all’educazione, alla salute e ad altri servizi sociali inadeguato o inesistente. Queste situazioni sono in massima parte da ricondurre al basso livello dei redditi.
Se i rapporti di ricchezza fra i vari Paesi restassero uguali, negando condizioni di vita dignitose alla maggior parte dell’umanità, aumenterebbe il pericolo di conflitti sociali e l’esodo migratorio dai Paesi poveri sarebbe inarrestabile. Per colmare il divario tra Nord e Sud del mondo si dovrebbero verificare alcune condizioni non facilmente realizzabili:
- uno sviluppo economico a ritmi sostenuti;
- gli organismi internazionali dovrebbero adottare precise strategie d’intervento.

La disuguaglianza economico-sociale si ripropone anche all’interno dei singoli Stati. Nei Paesi poveri, le aree più svantaggiate sono quelle rurali a causa di vari fattori:
- la forte crescita demografica;
- le variabili condizioni climatiche;
- la mondializzazione dell’economia che ha distrutto i sistemi agrari tradizionali.
La popolazione infantile è quella che più soffre degli effetti del sottosviluppo, infatti in alcuni regimi la mortalità infantile assume dimensioni drammatiche prima di aver compiuto un anno di vita. La denutrizione e le malattie sono le principali cause, anche per causa dell’AIDS. Emergono anche il grave problema dei bambini di strada.

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