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Le rappresentazioni cartografiche


Tutto ciò che durante secoli di esplorazioni e ricerche è stato scoperto, determinato e misurato sulla superficie della Terra, per essere utile deve essere rappresentato graficamente con un disegno. Le carte geografiche sono infatti disegni che riproducono e rappresentano la superficie terrestre. Già l'uomo delle caverne, le antiche popolazioni dell'Egitto e della Mesopotamia avevano sentito il bisogno di elaborare disegni che indicassero i loro percorsi abituali e l'ambiente circostante. I primi a costruire vere e proprie carte geografiche furono i greci, ma le loro scarse conoscenze del mondo fecero sì che queste prime rappresentazioni fossero molto approssimate e imprecise. Sembra infatti che i loro primi mappamondi rappresentassero la Terra come un grande disco circondato dall'Oceano, diviso in due parti (Europa e Asia) dal Mediterraneo, in cui sporgevano, grossolanamente disegnate, le penisole che si estendevano in questo mare. Disegni di questo genere non aiutavano però a trovare un luogo o a seguire un percorso, perché vi mancavano i punti di riferimento. Il primo a introdurre elementi scientifici per la costruzione di una carta geografica fu Dicearco da Messina (IV secolo a.C.), che per rappresentare il territorio in modo più preciso pensò di disegnare sulla carta geografica linee verticali e orizzontali, in modo da ottenere linee di riferimento più sicure: inventò quello che i geografi chiamano il reticolo geografico, composto dai paralleli e dai meridiani. I greci da quel momento cominciarono ad allestire le carte con metodi matematici e geometrici, sempre più perfezionati, fino a giungere al mappamondo di Tolomeo (II secolo d.C.), in cui il reticolo geografico venne rappresentato da una fitta rete di paralleli circolari e di meridiani che convergevano verso i poli.

La cartografia romana, diversamente da quella greca, non ebbe caratteri scientifici ma si limitò alla costruzione di carte itinerarie a uso dei mercanti, dei funzionari e dei militari, nelle quali venivano rappresentati i lineamenti deformati delle terre dell'Impero, con la rete stradale, le stazioni di posta, i nomi dei fiumi, dei monti e delle varie località. Con la caduta dell'Impero romano la geografia e la cartografia decaddero come le altre discipline. Bisognerà attendere il XIII secolo per avere carte geografiche più precise e perfezionate. In questo periodo si costruirono soprattutto carte nautiche, usate da marinai e mercanti. Vi era riportata la descrizione delle coste e degli approdi. Il loro nome è tuttora quello di portolani. Le carte nautiche ebbero grande importanza, perché permisero di rappresentare con precisione e in proporzioni esatte il bacino del Mediterraneo, le coste occidentali dell'Europa e dell'Africa settentrionale. Inoltre costituirono la base per la realizzazione di mappamondi più precisi, anche di grandi dimensioni. A partire dal Quattrocento si ritornò alla costruzione di carte geografiche con metodi matematici, utilizzando la rete dei meridiani e dei paralleli. Le numerose esplorazioni geografiche compiute in quel periodo fecero però constatare i difetti e l'inadeguatezza delle carte precedenti e si affrontò il problema con altre misure geometriche e matematiche, denominate proiezioni geografiche, in cui la figura della sfera viene rappresentata su una superficie piana con il minor numero di deformazioni possibili.

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