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L'incontro con la cultura inglese

Voltaire nacque a Parigi nel 1694 e vi mori nel 1778. Egli visse in quella che era chiamata la Francia del Re Sole. Quando egli morì la sua nazione si trovava quasi già nel bel mezzo della crisi rivoluzionaria. La sua vita accompagnò tutta la parabola dell'Illuminismo francese, patriarca fino alla morte, il capo riconosciuto e celebrato, in patria e all'estero. Per le lumières combatté una battaglia durata cinquant'anni, con la sua filosofia, la sua azione, la sua penna. Tra le molte cose che lo dividevano da Rousseau, la principale era forse contenuta in questo giudizio, certamente ingiusto ma ugualmente significativo: «Jean-Jacques scrive per scrivere, io scrivo per agire». Decisivo, per la formazione del pensiero di Voltaire, fu il soggiorno-esilio in Inghilterra (1726-28), «una nazione di filosofi», un paese nel quale «si pensa liberamente e valorosamente, senza essere trattenuti da servili paure». A Londra Voltaire compie esperienze decisive per la sua formazione intellettuale: conosce, fra gli altri, Alexander Pope, Samuel Clarke, Jonathan Swift; ma, soprattutto, trova l'esempio di un sistema politico e sociale assai più aperto e mobile di quello francese, dove gli intellettuali godono di un'indipendenza, anche economica, e di una libertà di espressione sconosciute a Parigi. Incontra infine una forza, l'opinione pubblica, sul continente ancora latente, che orienterà poi tutte le sue battaglie politiche; entra in contatto con il deismo, con la grande tradizione filosofica dell'empirismo di Bacone e di Locke e con la scienza di Newton, dottrine alle quali si ispirerà per costruire la sua personale filosofia e che divulgherà in Francia, segnando profondamente tutto il pensiero illuminista.

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