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La scienza non si può definire con una parola unica e non posso neanche immaginare cosa sia realmente.E una concezione che va oltre il nostro sapere. Sappiamo cos’è la scienza solo in base alle scoperte che abbiamo fatte grazie a delle necessità da parte dell’uomo. L’uomo si trova a dover studiare e capire una realtà solo quando si trova davanti alla condizione di una necessità vera e propria, un bisogno esistenziale che possa esserci utile nella vita dal punto di vista funzionale e intellettuale.
Ogni scienza risponde a una domanda precisa legata a una necessità particolare dell’uomo. Quello che viene scoperto è sempre una cosa misurabile e osservabile, quindi comprensibile e conoscibile. Tutto quello che non è conoscibile, quindi non comprensibile, non può darci una risposta e di conseguenza non ci sarà mai neanche una domanda fino al giorno in cui ci troveremmo ad affrontare un problema che finora nessuno si è mai posto.
Se non ti trovi davanti a un problema non risolto, posto da nessuno, non sarai mai invogliato a risolverlo. Se quella soluzione potrà mai servirti, allora ti troverai nella condizione di capire e, forse, scoprire una nuova realtà che prima, magari neanche esisteva e che non potrebbe essere comprensibile se non studiata su leggi precise e fondate su delle basi solide.

Considero la scienza come un progresso in seguito a una crisi? Si, perché no. Penso che dopo una crisi come ad esempio la mancanza della giusta tecnologia agricola, l’uomo si sia posto il problema su come migliorare il suo raccolto in un modo migliore, più efficace e veloce. E grazie a una crisi che c’è stata la rivoluzione e quindi una migliore consapevolezza sulle condizioni sociali ed economiche e un motivo in più per migliorare tutto ciò in seguito a una grande mancanza.
Se l’uomo avesse tutto dalla vita (impossibile secondo la mia visione) allora non avrebbe bisogno di nulla, non avrebbe nessuna mancanza e quindi non avrebbe bisogno di un miglioramento e quindi di nessuna scoperta, rivoluzione. Sappiamo che questo non è possibile e il sapere è illimitato, infinito. Il sapere non è la consapevolezza della realtà su tutto, ma la consapevolezza di una realtà vera solo in base all’limite che ci siamo imposti di sapere. La consapevolezza del nostro sapere rientra in quei limiti che l’uomo si impone di conoscere, solo delle sue necessità del presente. Non è detto che tutto quello che ora sappiamo sia del tutto vero, può anche cambiare e tutto questo potrebbe suscitare in un problema irrisolvibile, senza né capo né coda. La scienza continuerà sempre a svilupparsi e l’uomo saprà sempre più cose, scoprirà altri mondi, altri universi e altre forme di vita e quindi una realtà completamente diversa o, addirittura, opposta alla nostra. Questa verità è vera solo nel nostro universo, non è detto che sia uguale anche per tutti gli altri che dobbiamo ancora imparare a capire. Cosi come lo stesso concetto di spazio-tempo sulla Terra e spazio-tempo nell’ universo, è un altro mondo quindi un’altra scienza.
La scienza non può sapere il tutto perché lo stesso concetto di tutto a noi non ci è ancora chiaro, come quello di infinito. Il tutto non è osservabile, cosi come il nulla. La scienza osservabile può essere presente nelle piante, negli oggetti, nella tecnologia, quindi si potrebbe definire osservabile solo perché si può toccare e osservare. Non è così, la scienza va oltre le apparenze, va nella profondità, quindi in tutto ciò che non è osservabile all’occhio umano ma solo immaginabile. Quello che noi conosciamo è solo qualcosa che diciamo essere vero solo perché è una consapevolezza che ci viene imposta in qualche modo, è per forza così perché è stato scoperto in seguito a degli studi precisi. Noi non possiamo vederlo ma sappiamo che è così, perché solo in questo modo possiamo dare una spiegazione “vera” a un problema che ci siamo imposti di risolvere. Quindi la scienza non è del tutto osservabile, o almeno solo nella più piccola concezione di scienza che noi abbiamo, solo in base alle apparenze, mentre la scienza non osservabile ma vera va nella profondità, oltre l’apparenza e quindi oltre la semplicità con cui la vediamo.

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