Schopenhauer

Arthur Shopenhauer fu un filosofo che in antitesi all’idealismo hegeliano, crea una sua originale concezione basata su un radicale pessimismo. Dall’impostazione kantiana fenomeno -noumeno Shopenhauer indica il giusto modo per conoscere quel la vera realtà che si cela purtroppo dietro un “ velo dei maya”, ossia la percezione illusoria data dai nostri sensi. Attraverso le nostre percezioni interiori ,siamo in grado di entrare in diretto contatto con noumeno e in particolar modo attraverso quell’impulso che ci spinge a reagire e ad esistere chiamato volontà di vivere, e che è anche intrinseco alla vita stessa. La volontà però risulta anche fonte di dolore perché scaturisce dal continuo desiderio umano di soddisfazione: il bisogno e l’interesse portano gli uomini a vivere in una condizione di cieca lotta per l’esistenza e, quindi, di sofferenza .Essa può essere quietata mediante brevi momenti di godimento che però un volta raggiunti, lasciano il posto alla noia, altra situazione esistenziale dell’essere (e da qui appunto il suo pessimismo).. Per sfuggire al dolore dell’esistenza Shopenhauer individua tre : l’esperienza estetica, morale e ascetica. Le prime due si sono purtroppo limitate e temporanee; poiché una si sofferma sulla contemplazione del bello ,mentre l’altra tenta di far coincidere in benessere della sociètà con il proprio, sfuggendo così a quel pessimismo sociale che pone gli individui gli uni contro gli altri e in perenne lotta tra di loro. Nella terza invece, attraverso la pratica dell’ascesi, l’uomo riesce totalmente e distaccarsi dalla vita , annullare la volontà e trasformarla in “nolontà”(ossia negazione della volontà)

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