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Schopenhauer: pensiero

Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione tra fenomeno e noumeno. Secondo Kant il fenomeno è la realtà, invece il noumeno è il concetto-limite che rammenta all’uomo i limiti della conoscenza; quindi il fenomeno è l’oggetto della rappresentazione ed esiste fuori dalla coscienza. Secondo Schopenhauer il fenomeno è parvenza, illusione e sogno, nell’antica sapienza era detto “velo di maya”, invece il noumeno è quella realtà che si nasconde dietro l’ingannevole trama del fenomeno; il fenomeno è la rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza. Le forme a priori della conoscenza sono: spazio, tempo e causalità. La causalità è l’unica categoria perché:
-Tutte le altre sono a essa riconducibili
-La realtà stessa dell’oggetto si risolve completamente nella sua azione causale su altri oggetti

-Per Schopenhauer dire “materia” equivale a dire “azione causale”
-Assume forme diverse: principio del divenire, del conoscere, dell’essere e dell’agire
Secondo Schopenhauer la vita è volontà, secondo Schopenhauer ne deriva che è anche necessariamente dolore, volere vuol dire desiderare perché il desiderio è assenza di ciò che si vorrebbe avere, è vuoto e quindi dolore. L’appagamento di un desiderio provoca uno stato di piacere che però è solo una cessazione del dolore, una volta appagato un desiderio ne compare subito un altro e questo fa del dolore una realtà durevole. Ecco che solitamente compare la noia: “ la vita umana è come un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, passando attraverso l’intervallo fugace e illusorio del piacere”. Esistere è soffrire, perché il desiderio inappagato è tipico di tutte le forme di vita. In Schopenhauer si evince un pessimismo cosmico, infatti è chiaro che secondo lui in qualsiasi cosa possiamo riscontrare la sofferenza.

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