Video appunto: Schopenhauer, Arthur - Pensiero filosofico generale

Arthur Schopenhauer



Nato a Danzica, si laurea in filosofia all’università di Jena e, dopo un periodo a Dresda, si trasferisce a Berlino per intraprendere la carriera accademica. La riflessione di Schopenhauer parte dal presupposto che il mondo è rappresentazione, ed esso è costituito da due metà necessarie ed inseparabili:
1.
Soggetto --> sostegno del mondo, condizione universale sottintesa di ogni oggetto;
2. Oggetto --> ciò che è condizionato dalle forme a priori (ossia spazio e tempo).
Essendo soggetto ed oggetto necessariamente inseparabili, di conseguenza, il materialismo è un errore, in quanto nega il soggetto, riducendolo a materia; allo stesso modo l’idealismo, poiché nega l’oggetto riducendolo al soggetto, e ciò è assurdo ed inconfutabile. Viene criticato anche il realismo, dal momento che, secondo questo filone, la realtà esterna si rispecchierebbe nella nostra mente per quello che è. Per quanto riguarda spazio e tempo queste sono, come già Kant aveva affermato, forme a priori della rappresentazione: ogni nostra percezione avviene necessariamente in un contesto spazialmente e temporalmente definito; ed è proprio su queste percezioni che l’intelletto agisce, ordinandole mediante la categoria della causalità (Schopenhauer riduce così le 12 categorie kantiane all’unica categoria della causalità). Tramite la categoria della causalità, gli oggetti vengono posti uno come determinante (o causa), l’altro come determinato (o effetto): ciò significa che l’intera realtà dell’oggetto è l’azione causale dell’oggetto su altri oggetti. Conseguentemente, la realtà della materia si esaurisce nella sua causalità, come fa comprendere anche il termine tedesco “wirklichkeit”, che sta per “realtà” e deriva dal verbo “agire”. Attraverso il principio di causalità, viene determinata una successione nel tempo rispetto ad uno spazio determinato. Secondo Schopenhauer, le diverse forme di detto principio determinano le categorie degli oggetti conoscibili:
Principio di ragion sufficiente del divenire, regola la causalità tra gli oggetti naturali;
Principio di ragion sufficiente del conoscere, regola i rapporti tra i giudizi (dunque la verità delle premesse determina quella delle conclusioni);
Principio di ragion sufficiente dell’essere, regola le relazioni tra tempo e spazio, nonché la concatenazione degli enti matematici;
Principio di ragion sufficiente dell’agire, regola i rapporti tra le azioni ed i loro motivi.
Per Schopenhauer, sono queste le quattro forme necessarie del principio di causalità, che strutturano l’intero mondo della rappresentazione. Il mondo come rappresentazione è fenomeno, vale a dire apparenza, illusione; perciò, secondo il nostro filosofo, non è possibile una distinzione tra veglia e sogno (il quale ha solo meno continuità della veglia). Ed ecco come il mondo diventa “velo di Maia”, che ottenebra i mortali e fa loro vedere un mondo solo illusorio ed apparente. Secondo Schopenhauer, dunque, il corpo è volontà resa visibile, strumento attraverso il quale sentiamo di vivere, proviamo piacere e dolore. Questa volontà è particolare, in quanto si presenta per una via immediata, nella quale è difficile distinguere il soggetto dall’oggetto: quindi, l’essenza del nostro essere è volontà, la vita non è altro che un pendolo che oscilla tra noia e dolore, la storia cieco caso. Secondo il pensiero di Schopenhauer ci si può liberare da dolore e noia, sottraendosi così dalla catena dei bisogni, attraverso l’arte e l’ascesi. Proprio nell’esperienza estetica, l’individuo si svincola dalle catene della volontà, tramutandosi in puro occhio del mondo>>, immergendosi cioè nell’oggetto e dimenticando se stesso e la sua sofferenza (annullamento temporaneo del dolore). E questo “puro occhio del mondo” non vede più semplici oggetti, bensì scorge idee, essenze delle cose, al di fuori di spazio, tempo e causalità. L’arte oggettiva la volontà, e ci permette di contemplare la natura del mondo (concezione di arte come “liberatrice” e, quindi, come un valore metafisico). Scala delle arti figurative secondo Schopenhauer:
1. Tragedia (forma più alta e catartica di arte);
2. Poesia;
3. Pittura;
4. Scultura;
5. Architettura.
Caso particolare è quello della musica, la quale non esprime le idee, quanto piuttosto la volontà stessa: proprio per questo motivo essa è l’arte più universale e profonda, poiché capace di narrare la storia più segreta della volontà>>. L’ascesi, invece, significa che la liberazione dell’uomo dal fatale alternarsi di dolore e noia debba realizzarsi sopprimendo in noi la volontà di vivere; Schopenhauer parla di “ottimismo trascendentale”, nel senso di suicidio, che per il filosofo è massima espiazione, pace definitiva. Il primo passo verso ciò è la giustizia, tuttavia essa mi fa considerare gli altri come distinti da me, dunque non distrugge il mio egoismo che mi contrappone agli altri. Bisogna perciò oltrepassare la giustizia con la bontà, vista come amore disinteressato verso esseri che soffrono esattamente come noi, esseri che vivono il nostro identico destino (in poche parole, la bontà è vista come compassione, la quale è il fondamento dell’etica per Schopenhauer). Quindi, l’ascesi non è altro che l’espiazione dell’orrore che si prova a causa dell’esistenza in un mondo pieno di dolore. In conclusione l’uomo è, in quanto fenomeno, un anello fondamentale della catena causale del mondo fenomenico; tuttavia, riconoscendo la volontà come “cosa in sé”, si avrà che questa conoscenza agisce su di lui come una sorta di calmante del suo volere.