Nietzsche


Le opere di Nietzsche possono essere divise in tre periodi:
- le opere giovanili
- la filosofia del mattino
- la filosofia del meriggio
La prima edizione complessiva delle opere di Nietzsche è pubblicata dall’ “Archivio Nietzsche” di Weimar, di cui era custode la sorella Elisabeth. Una parte di questi appunti verrà data alle stampe con il titolo La volontà di potenza, che, sebbene sia frutto di un arbitrio editoriale, ha una grande validità storica, in quanto influenza gran parte degli intellettuali europei nel corso del ‘900. La seconda edizione, Musarion Ausgabe, è composita di 23 volumi. I suoi appunti sono stati custoditi dalla sorella, la quale ne ha manipolato delle parti, contribuendo a diffondere l’immagine del fratello come teorico del nazismo, al punto che si è arrivati a dire che il nazismo è stato un esperimento nietzscheano. Tuttavia bisogna ammettere che nei testi inediti di Nietzsche si trovano spunti antidemocratici e antiegualitari, atti a favorire una lettura per lo meno “reazionaria”, o “di destra”.
Filosofia e malattia
Nel passato la malattia di Nietzsche ha rappresentato un argomento di cui la critica si è servita per screditare il suo pensiero. Infatti si interpretava la filosofia di Nietzsche come risultato della sua malattia, o la sua malattia come risultato della sua filosofia. In seguito la situazione è cambiata completamente, in quanto si è arrivati a esaltare la malattia di Nietzsche, scorgendo in essa una fonte di creatività per il suo pensiero filosofico. Oggi si tende a separare la malattia dalla sua filosofia, giudicando il pensiero di Nietzsche per quello che oggettivamente dice.

Le caratteristiche del pensiero di Nietzsche

Il pensiero di Nietzsche è caratterizzato da una totale distruzione verso il passato, che non si conclude con una semplice rinuncia alla tradizione e alle teorie antiche, ma il filosofo crea una nuova idea di società. A questa originalità dio contenuti si accompagnano nuove modalità espressive e nuove forme di comunicazione filosofica:
nella fase giovanile è ancora influenzato dalla scrittura accademica e tradizionale
a partire da Umano, troppo umano, Nietzsche utilizza la forza breve dell’aforisma, finalizzato a cogliere le cose ‘’al volo’’. Ma l’aforisma non si può capire se non conosci le basi del pensiero nietzscheano, ecco perché un aforisma non va solo letto, ma interpretato.
In Così parlò Zarathustra, segue lo stile della poesia in prosa e dell’annuncio profetico, con una scrittura ricca di simboli, allegorie e parabole.
negli ultimi scritti prevale l’esposizione autobiografica e l’invettiva polemica.

Le fasi del pensiero

L’opera di Nietzsche viene suddivisa in tre periodi:
gli scritti giovanili sotto l’influenza di Wagner e Schopenhauer
gli scritti intermedi del periodo “illuministico”
gli scritti del “meriggio” o di “Zarathustra”
gli scritti degli ultimi anni o del “tramonto”


Il periodo giovanile

L’opera principale di questo periodo è La nascita della tragedia. Il motivo centrale dell’opera è la distinzione tra apollineo e dionisiaco:
apollineo: scaturisce dalla forma ed è un atteggiamento di fuga dal divenire. Si esprime nelle forme misurate e armoniche della scultura e della poesia epica.
dionisiaco: scaturisce dalla forza vitale ed è un atteggiamento di partecipazione al divenire. E’ un’esaltazione della vita nella sua totalità. Si esprime nella musica e nella poesia lirica
In un primo tempo, nella Grecia antica, apollineo e dionisiaco convivevano separati e opposti.
Nell’età della tragedia antica (di Sofocle e Eschilo) i due impulsi si sono armonizzati tra loro, dando origine a capolavori sublimi. La grande tragedia manifesta un perfetto accoppiamento tra apollineo e dionisiaco.
Nell’arte successiva si manifesta un prevalere dell’apollineo sul dionisiaco. Questo processo di decadenza della tragedia si ha con le opere Euripide. La decadenza della tragedia coincide con la decadenza della civiltà occidentale e trova la propria rappresentazione nella totale opposizione tra dionisiaco e apollineo.
L’esaltazione della spirito dionisiaco coincide con una sorta di celebrazione della vita che va al di là sia del pessimismo che dell’ottimismo. Da ciò dipende il problema dei rapporti tra Nietzsche e Schopenhauer. Nietzsche respinge la tematica dell’ascesi, contrapponendo alla noluntas un atteggiamento di accettazione della vita in tutti i suoi aspetti. Per Nietzsche la vita è dolore, crudeltà, incertezza. Essa non ha né ordine, né scopo ed è dominata dal caos. Sono possibili due atteggiamenti:

il primo di fuga e rinuncia ed è l’atteggiamento proposto da Schopenhauer, proprio della morale cristiana
il secondo è di accettazione della vita così com’è, che porta all’esaltazione della vita e al superamento dell’uomo
La scelta di Nietzsche è quella di essere un discepolo di Dionisio, simbolo del ‘’sì’’ alla vita. Il mondo è costituito da contraddizioni primordiali della vita e della morte, bene e male, gioia e dolore ecc. Soltanto l’arte riesce a comprenderlo veramente e da ciò deriva la natura metafisica dell’arte, ovvero l’arte come strumento della filosofia. All’esaltazione dell’arte si accompagna l’ideale della rinascita della cultura tragica incentrata sull’arte e, in particolare, la musica, che trova in Wagner l’incarnazione emblematica.

Il rapporto con la storia

Dividiamo in:
storia monumentale: è propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non vede nel presente. La negatività sta nel tendere ad abbellire il passato cancellandone alcuni accadimenti.
storia antiquaria: è propria di chi guarda alla storia con fedeltà e amore. Questa può degenerare nella tendenza a mummificare la vita, ovvero a paralizzare l’agire e fermare ogni tipo di cambiamento.
storia critica: è propria di chi guarda al passato come un peso da cui liberarsi per poter vivere. L’aspetto negativo risiede nella presunzione di poter dimenticare il passato, dimenticando quindi che chi siamo dipende dalle scelte delle generazioni precedente che non è possibile liberarsi totalmente del loro condizionamento.

Il pensiero Illuministico

Umano, troppo umano segna l’inizio del nuovo periodo di Nietzsche, che si definisce ‘’illuministico’’. Questo periodo è caratterizzato dall’esplicito ripudio verso i maestri di un tempo. Nietzsche contesta infatti sia la filosofia di Schopenhauer, che la musica di Wagner, addirittura vista come una malattia che ammala tutto ciò che tocca. Questo mutamento pone fine alla visione dell’arte come strumento della filosofia e all’ esaltazione della scienza rispetto all’arte e alla metafisica. In questo senso, quindi, Nietzsche diventa ‘’illuminista’’, ovvero per voler adoperare una critica alla cultura tramite la scienza.
Le figure in cui si concretizza la filosofia illuministica sono lo spirito libero e la filosofia del mattino. Lo spirito libero si identifica con la figura del viandante, ovvero colui che grazie alla scienza riesce a emanciparsi dalle tenebre del passato, inaugurando una filosofia del mattino, basata sulla concezione della vita come libero esperimento.


La morte di Dio

Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un ‘’senso’’ e ordine alla vita.

Dio e l’oltremondo hanno rappresentato una fuga della vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionistica della vita. L’immagine di un cosmo ordinato è solo una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell’esistenza. Di fronte a una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno dovuto convincersi che il mondo è qualcosa
di logico, benefico e provvidenziale. Da qui il proliferare di metafisiche e religioni, che, agli occhi di Nietzsche, sono solo menzogne millenarie, formulate dagli uomini per riuscire a sopravvivere. Per Nietzsche, Dio è la più antica delle bugie vitali per poter fronteggiare il caos dell’esistenza. Nietzsche ritiene inutile qualunque dimostrazione della non esistenza di Dio, perché la sua esistenza è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’essenza caotica e malefica del mondo.
Nella Gaia scienza, Nietzsche drammatizza il messaggio della morte di Dio, con il racconto dell’uomo folle, in cui Nietzsche spiega che per sopravvivere alla morte di Dio, l’uomo deve farsi superuomo. La morte di Dio, dunque, coincide con la nascita del superuomo, ovvero l’uomo che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo di tutte le realtà metafisiche. Infatti, l’ateismo di Nietzsche è così radicale da non contestare solo Dio, ma anche ogni suo ipotetico surrogato. Ad esempio nell’opera Così parlò Zarathustra, Nietzsche racconta di uomini che adorano un asino, causando così l’ira del filosofo-profeta (il folle), il quale constata come il passaggio da uomo a superuomo sia difficile. L’asino è il simbolo di ogni sostituto di Dio e rappresenta, probabilmente, le varie forme dell’ateismo Ottocentesco, in cui Dio è stato sostituito dallo Stato, dalla scienza, dal socialismo ecc.
La morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la filosofia occidentale per eccellenza, e lo stesso cristianesimo non è che un platonismo per il popolo. Platone, infatti, ha calunniato filosoficamente questo mondo, intendendolo come apparenza di un mondo migliore. Ma quello che per Platone era il mondo vero, ha finito per rivelarsi una favola. Ciò è storicamente avvenuto attraverso un processo che Nietzsche scandisce con delle tappe:
con Platone e la filosofia greca si ritiene che il mondo sia attingibile da parte dei saggi
con il cristianesimo, il mondo vero viene promesso ai virtuosi
con il kantismo, il mondo vero è indimostrabile ed è ridotto a postulato, raggiungibile da chi segue la legge morale
con il positivismo, questo mondo viene considerato inconoscibile
con la “filosofia del mattino”, il mondo vero si rivela un’idea inutile e superflua ed è il trionfo di tutti gli spiriti liberi
con la filosofia di Zarathustra, all’eliminazione del mondo vero si affianca quella del mondo apparente.
In Aurora, Nietzsche presenta la fine del mondo vero, quindi la morte di Dio, come auto-soppressione della morale, intendendo dire che è proprio in onore dei valori cristiani di onestà che noi abbiamo finito per eliminare le idee platonico-cristiane.

Il periodo di Zarathustra
Con l’opera “Così parlò Zarathustra” si apre la terza fase del pensiero di Nietzsche. Zarathustra fu il primo a portare la morale nella metafisica e, allo stesso tempo, il primo a capire l’errore della morale. Quest’opera è una sorta di poema in rosa, con tono profetico e abbondanza di immagini e parabole, che ne rendono difficile la lettura e l’interpretazione. I temi basilari dell’opera sono tre:
il superuomo
la volontà di potenza
l’eterno ritorno


Il superuomo

Dopo la morte di Dio si prospettano due possibilità: quella dell’ultimo uomo e quella del superuomo. Il superuomo è colui che è in grado di dire “sì” alla vita e di guardare in faccia la realtà, prendendo atto della morte di Dio e della perdita di ogni certezza. Sebbene Nietzsche cerchi nel passato una figura che possa rappresentare il superuomo (l’aristocrazia antica, Napoleone ecc.), l’Übermensch non è riconducibile ad alcun modello. Volendo evidenziare la differenza tra superuomo e uomo, alcuni critici hanno parlato di
“oltreuomo”, per indicare un uomo che, più che “potenziato”, va oltre ogni altro uomo ed è capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in un modo nuovo con la realtà. Per Nietzsche, l’anima è insussistenza: l’uomo è sostanzialmente corpo, è terra ed è nato per vivere sulla terra. Questa concezione porta a un’accettazione totale della vita.

Nel primo discorso di Zarathustra, intitolato “Delle tre metamorfosi”, Nietzsche descrive le tre metamorfosi dello spirito che diventa cammello, leone e fanciullo.
il cammello rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione e che si piega di fronte a Dio e alla morale.

il leone rappresenta l’uomo che si libera dei fardelli metafisici ed etici, segno di una libertà negativa, libertà “da” e non “di”.
il fanciullo rappresenta l’oltreuomo, cioè quella creatura di stampo dionisiaco che sa dire “sì” alla vita e andare al di là del bene e del male.
Stando ai testi, il superuomo non rimanda a un possibile modo di essere di tutti, ma a un possibile modo di essere di pochi. In questo senso Nietzsche è antidemocratico.

L’eterno ritorno
Nietzsche presenta l’idea dell’eterno ritorno dell’uguale, ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, come il pensiero più profondo e decisivo di tutta la sua filosofia. Il pensiero dell’eterno ritorno fa da spartiacque tra l’uomo e il superuomo. Infatti, l’eterno ritorno viene accettato solo dal superuomo, a causa dell’esaltazione vitale, mentre l’uomo ha una reazione di terrore. La formulazione più eloquente di questa teoria si trova in “Così parlò Zarathustra”, nel discorso intitolato “La visione e l’enigma”, in cui si descrive la visione del più solitario degli uomini. Zarathustra narra di una salita su un monte di montagna (innalzarsi del pensiero filosofico) durante la quale egli, con il nano che lo segue, giunge di fronte a una porta con la scritta “attimo” (presente) e di fronte alla quale si uniscono due sentieri che nessuno ha mai percorso fino alla fine perché eterni. Uno porta all’indietro (passato) e l’altro porta in avanti (futuro). Zarathustra chiede al nano se le due vie sono destinate a contraddirsi in eterno, oppure no. Alla risposta del nano, che allude alla circolarità del tempo, Zarathustra espone la teoria dell’eterno ritorno. In una visione, Zarathustra racconta di vedere un pastore che morde la testa di un serpente, trasformandosi in una creatura luminosa. L’uomo (il pastore) può trasformarsi in superuomo (creatura splendente) solo a patto di vincere il soffocante tormento del pensiero dell’eterno ritorno (il serpente, emblema del circolo) e di prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (il morso alla testa del serpente). Nietzsche presuppone, quindi, una visione ciclica del tempo.
Che cos’è veramente la dottrina dell’eterno ritorno?
forse si tratta di una certezza cosmologica, spiegata in modo scientifico, in quanto se la materia dell’universo è finita, mentre il tempo è infinito, le manifestazioni del mondo devono per forza ripetersi.
oppure è un’ipotesi sull’essere, che funge da nuovo imperativo categorico, il quale prescrive di amare la vita come se tutto dovesse tornare
o forse è l’enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere che l’uomo può incarnare solo nella misura in cui accetta la vita.
La funzione dell’eterno ritorno nel pensiero di Nietzsche è duplice: da un lato è polemica, dall’altro è propositiva. Credere nell’eterno ritorno significa:
ritenere che il senso dell’essere sia nell’essere stesso
vivere la vita come se fosse una coincidenza di essere e di senso
Ovviamente, l’eterno ritorno non può essere accettato dall’uomo, che vede una scissione tra tempo ed esistenza, e si sente quindi angosciato, ma dal superuomo, che è in grado di vivere ed esaltare la vita.

L’ultimo Nietzsche
Nelle sue ultime opere, Nietzsche critica la morale e il cristianesimo e si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti e portare un nuovo modo di pensare. Negli scritti originali, oltre che di volontà di potenza, Nietzsche parla di nichilismo e prospettivismo.
Il tema dell’accettazione della vita porta Nietzsche a scagliarsi contro la morale e il cristianesimo, considerati come le forme di coscienza che hanno portato l’uomo a porsi contro la sua stessa vita.
Secondo Nietzsche, la morale è sempre stata considerata giusta a prescindere E’ sempre mancato il problema stesso della morale. Il primo passo da compiere è, perciò, mettere in discussione la morale stessa. Nietzsche intraprende uno studio sull’origine psicologica della morale. Egli ritiene che la cosiddetta “voce della coscienza” non è altro che la presenza delle autorità sociali in noi. Questa risulta infatti la
voce di alcuni uomini nell’uomo. La morale è quindi l’assoggettamento del singolo a determinate direttive fissate dalla società.
Mentre in un primo momento, soprattutto nel mondo classico, vigeva la morale dei signori, ovvero la morale che dava importanza ai valori della forza, della fierezza, della salute, della gioia, in un secondo momento, che raggiunge il proprio apice con il cristianesimo, si ha la morale degli schiavi, che dava importanza ai valori antivitali del disinteresse, del sacrificio di sé ecc.
La morale degli schiavi ha il sopravvento su quella dei signori perché la m.d.signori è la morale sia dei soldati che dei sacerdoti. Il guerriero si rispecchiava nella virtù del corpo, mentre il sacerdote in quella dello spirito. Ma poichè la natura è irresistibile, il sacerdote non poté fare a meno di provare verso il guerriero una sorta di invidia, legata a un sentimento di rivalsa. Ai valori dei guerrieri, quindi, i sacerdoti contrapposero dei valori opposti. Questo rovesciamento di valori, Nietzsche lo riscontra soprattutto nel popolo ebraico, inteso come il popolo sacerdotale per eccellenza.
Questo tipo di morale viene accolto dalle masse e si trasforma in una vera e propria potenza, il cristianesimo: umiliata dai romani, la Giudea capovolge i valori del mondo antico e conquista Roma attraverso una religione che è il frutto del risentimento dell’uomo debole verso la vita. Nietzsche vede nel cristianesimo il simbolo della vita che si mette contro la vita stessa. Attraverso la nozione di peccato, la religione cristiana ha prodotto un uomo malato e represso, in preda ai continui sensi di colpa che avvelenano la sua esistenza. L’uomo cristiano nasconde in sé un’aggressività rabbiosa contro la vita e uno spirito di vendetta contro il prossimo. Questo spiega perché dalla religione dell’amore sia potuta scaturire una casta sacerdotale, spesso oppressiva e crudele, che lungo i secoli si è anche bagnata del sangue altrui. A tutte le negazioni della morale e del cristianesimo, Nietzsche contrappone una trasvalutazione dei valori, cioè un nuovo modo di rapportarsi ai valori, concepiti come libere proiezioni dell’uomo e della sua volontà di potenza. Il filosofo è legislatore e costruttore di storia, il suo conoscere è creare, il suo creare è una legislazione.

La volontà di potenza
Nietzsche identifica la volontà di potenza con l’intima essenza dell’essere, ovvero la vita stessa, spinta all’autoaffermazione.Il superuomo è incarnazione della volontà di potenza, in quanto la vita è autocreazione, cioè libera creazione al di là di ogni regola prestabilita.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Nietzsche, Friedrich - Pensiero