Critica alla religione e alla morale

Il filosofo Nietzsche critica la religione perché come la metafisica, è nata per rassicurare. Essa è connotata da 3 caratteri: la ricerca dei princìpi primi; la riduzione del molteplice a un principio sicuro; la riconduzione di tutto (anche del dolore del male) al senso e al fondamento. Lo scopo è sempre pratico ovvero quello di dare la sicurezza. Per fare questo la religione impone alla natura delle leggi che non esistono, legalizza il mistero, attribuendo tutto a uno spirito superiore, offre un senso al dolore e una spiegazione al male.

Ma quello che è insopportabile infatti, secondo Nietzsche, non è il dolore in sé, ma il soffrire senza senso: "se si ha un perché, si supera ogni come". Di conseguenza diventa fondamentale la critica alla morale: religione e metafisica infatti si fondano proprio su un 'sentire morale', quindi non sono originarie. Quelli che noi chiamiamo valori, secondo Nietzsche, non hanno alcun fondamento anzi essi vanno smascherati nella loro radice bassa e spregevole. Dietro a un ideale non vi è che il suo opposto - umano troppo umano: l'altruismo maschera l'egoismo; la sanità e l'ascesi mascherano la bramosia di vendetta e la volontà di potenza. L'uomo agisce solo spinto dall'istinto di conservazione e per procurarsi piacere. Nietzsche conduce la critica alla morale secondo un processo che ha due precisi momenti: innanzitutto rivela come i motivi che l'uomo adduce per agire moralmente non siano in realtà i veri motivi. Secondo Nietzsche l'uomo dice di agire, per esempio, per altruismo ma in realtà agisce per interesse. In secondo luogo mostra come i valori morali non siano veri; possono essere creduti veri ma in realtà sono falsi.

Nietzsche però non contesta la buona fede di chi vive con convinzione la morale; infatti secondo il filosofo si può vivere cioè credere, in buona fede, nella verità della morale e dei suoi principi, ma tale convinzione non sarebbe che un inganno. La morale per Nietzsche è riconducibile ai sentimenti del piacere e dell'egoismo, oppure al risentimento. Il risentimento è la motivazione data da coloro che, non riuscendo o non potendo "dire di sì" alla vita o per evitare di essere schiacciati dai più forti, operano una trasmutazione dei valori, chiamando bene ciò che è male e viceversa. Così la morale non è altro se non una violenza differita: in altre parole, ciò che non si può ottenere con la forza e gli istinti, lo si ottiene con la 'tirannia della ragione'.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email