Video appunto: Kierkegaard, Soren - Vita etica

Kierkegaard, Soren - La vita etica come possibilità esistenziale



Kierkegaard arriva ad affermare che per ogni uomo giunge l’ora della verità (la “mezzanotte”), in cui ognuno deve gettare la maschera e guardare in faccia la realtà per poter compiere una scelta. La vita estetica non è frutto di una decisione: in essa l’individuo si lascia vivere in balia del piacere.
Quando però si avverte lo smarrimento che ne deriva, allora bisogna prendere posizione e assumersi le proprie responsabilità, passare allo stadio etico. Secondo il filosofo conviene scegliere la disperazione perché quando l’uomo dispera, allora è il momento in cui può scegliere per sé non una vita superficiale, ma la vita eterna.
Pertanto, la disperazione è vista come un qualcosa di positivo perché rende l’uomo consapevole dell’importanza della scelta, in quanto in essa è in gioco il suo destino.
Se la vita estetica è esemplificata dalla figura del seduttore, quella etica è rappresentata dalla condizione del marito. La famiglia esprime infatti l’ideale del dovere morale nel senso più elevato.

Per quanto riguarda la figura della donna, essa diventa emblema della concretezza, dell’amabilità e della felicità stabile e durevole. Secondo il filosofo, la donna è “perfetta nella sua natura finita e terrena” ed è “in buoni rapporti col tempo”, poiché si dedica ai lavori di casa per intere giornate senza lamentarsi. Dunque anche il lavoro è importante perché rappresenta il “dovere” comune a tutti i membri della società civile.
La descrizione della vita etica, con la moglie dedita alle faccende domestiche e il marito inserito nel mondo sociale, è la rappresentazione del modello di vita borghese incentrato sulle figure del matrimonio, della famiglia e del lavoro. Si tratta di una vita segnata dalla solidità dei rapporti, in cui il marito è fedele alla moglie e questa lo attende a casa e lo copre di attenzioni di cui egli ha bisogno per vincere la noia e sopportare il peso della quotidianità.