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Kant ha messo dei limiti nel piano conoscitivo. Se si va oltre il piano fisico non si può più usare l’intelletto ma la ragione che produce le idee metafisiche che sono pensabili ma non conoscibili, quindi il mondo fisico è conoscibile mentre quello metafisico è solo pensabile; Schopenhauer dice invece l’opposto ovvero che il mondo fisico non è conoscibile appieno dato che è coperto da un velo di apparenze. In Schopenhauer non abbiamo proprio l’ottimismo ma un radicato pessimismo, infatti Schopenhauer leggendo Leopardi alimenta il suo pessimismo. E va anche oltre, perché mentre in Leopardi, nella parte finale della sua vita vi troviamo una sorte di barlume di speranza e un minimo di positività, in Schopenhauer abbiamo solo una forte focalizzazione sul pessimismo, pure Dio non c’è più. Il problema metafisico e il bisogno di Dio anche questo nella filosofia shopenhauriana sembra essere un inganno; c’è una volontà irrazionale. Secondo Schopenhauer non c’è una razionalità ma una irrazionalità divina che si manifesta in tutte le cose e che porta l’uomo ad inventare sentimenti affetti per legarsi l’un l’altro, esso non è altro che un inganno di una volontà di vivere, ci fa credere di legarci, ma in realtà l’obiettivo è solo la conservazione della specie tramite la materialistica procreazione. Noi crediamo di amarci, ma in realtà il tutto è legato unicamente alla procreazione. Schopenhauer riduce l’uomo ad un animale istintuale, che è veicolato dal semplice istinto.

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