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Il criticismo: La concezione kantiana dell’uomo fa comprendere meglio anche cosa consista il criticismo: cogliere le possibilità e i limiti della ragione. Tale atteggiamento infetti orienta le facoltà umane, siano esse impegnate nella conoscenza come l’intelletto, nella condotta morale e nella valutazione della bellezza come la facoltà di giudizio. Con la critica della ragione Kant mira a contrastare e a battere il dogmatismo cioè il procedimento “ che la ragione pura segue” e al tempo stesso, a scongiurare lo scetticismo che mina la fiducia nelle possibilità della ragione umana. Si può intendere il criticismo kantiano (in quanto critica della metafisica) come una sorta di “trattato del metodo” preliminare alla costruzione di una nuova metafisica. E proprio per questi aspetti, è stato paragonato al Discorso sul metodo di Cartesio. Di particolare importanza è la distinzione metodologica da Kant operata tra un uso negativo, cioè polemico e un uso positivo della ragione. L’uso negativo, concerne quella sorta di lotta su due fronti che Kant conduce da un lato nei confronti del dogmatismo e dall’altro contro lo scetticismo. L’uso del positivo della ragione concerne, invece, le attribuzioni specifiche della filosofia come conoscenza razionale mediante concetti. In senso stretto, il metodo analitico parte dai fatti per individuare le condizioni che li rendono possibili. Con questo metodo si muove da ciò che già si conosce di sicuro e da cui si può partire con fiducia e ascendere alle fonti, che ancora non si conoscono. Invece il metodo sintetico parte da condizioni universali date alla ragione per ricavarne in modo necessario i fatti.

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